Las cuatro de la madrugada (Y que lleguen las cinco).

Las cuatro de la madrugada

Milano_alba

Hora de la noche al día.
Hora de un costado al otro.
Hora para treintañeros.

Hora acicalada para el canto del gallo.
Hora en que la tierra niega nuestros nombres.
Hora en que el viento sopla desde los astros extintos.
Hora y-si-tras-de-nosotros-no-quedara-nada.

Hora vacía.
Sorda, estéril.
Fondo de todas las horas.

Nadie se siente bien a las cuatro de la madrugada.
Si las hormigas se sienten bien a las cuatro de la madrugada,
habrá que felicitarlas. Y que lleguen las cinco,
si es que tenemos que seguir viviendo.

De “Llamando al Yeti” 1957 Versión de      Gerardo Beltrán

Rondine frac asceso al cielo (Impresso nella memoria).

Rondine frac asceso al cielo (Impresso nella memoria).

Si amarono tra i noccioli

sotto soli di rugiada,

raccolsero nei capelli,

foglie e terra bagnata.

Cuore della rondine,

abbi pietà di loro.

In ginocchio sulla riva,

pettinarono le foglie,

e i pesci si accostavano

lucenti nelle scaglie.

Cuore della rondine,

abbi pietà di loro.

I riflessi degli alberi –

fumo sullo sciabordio.

Rondine, fa’ ch’essi mai

conoscano l’oblio.

Rondine, spina di nube,

ancora dell’atmosfera,

Icaro perfezionato,

frac asceso in cielo,

rondine, calligrafa,

lancetta senza minuti,

primo gotico alato,

strabismo nei cieli,

rondine, silenzio acuto,

lutto festante,

aureola degli amanti,

abbi pietà di loro.

Wislawa Szymborska

Vicina, sono troppo vicina perché mi sogni.

Vicina, sono troppo vicina perché mi sogni.

Gli sono troppo vicina perché mi sogni.

Non volo su di lui, non fuggo da lui

sotto le radici degli alberi. Troppo vicina.

Non con la mia voce canta il pesce nella rete.

Non dal mio dito rotola l’anello.

Sono troppo vicina. La grande casa brucia

senza che io chiami aiuto. Troppo vicina

perché la campana suoni sul mio capello.

Troppo vicina per entrare come un ospite

dinanzi a cui si scostano i muri.

Mai più morirò così leggera,

così fuori dal corpo, così ignara,

come un tempo nel suo sogno. Troppo,

troppo vicina. Sento il sibilo

e vedo la squama lucente di questa parola,

immobile nell’abbraccio. Lui dorme,

più accessibile ora alla cassiera d’un circo

con un leone, vista una sola volta,

che non a me distesa al suo fianco.

Per lei ora cresce in lui la valle

con foglie rossicce, chiusa da un monte innevato

nell’aria azzurra. Io sono troppo vicina

per cadergli dal cielo. Il mio grido

potrebbe solo svegliarlo. Povera,

limitata alla propria forma,

ed ero betulla, ed ero lucertola,

e uscivo dal passato e dal broccato

cangiando colori delle pelli. E possedevo

il dono di sparire agli occhi stupiti,

ricchezza delle ricchezze. Vicina,

sono troppo vicina perché mi sogni.

Tolgo il braccio da sotto la sua testa,

intorpidito, uno sciame di spilli.

Sulla capocchia d’ognuno, da contare,

sono seduti angeli caduti.

Wislawa Szymborska

Nulla di serio si rivesta, riposi, faccia un viaggio (Vestiario).

Nulla di serio si rivesta, riposi, faccia un viaggio (Vestiario).

Copyright Raffaello Pacini

Ti togli, ci togliamo, vi togliete
cappotti, giacche, gilè, camicette
di lana, di cotone, di terital,
gonne, calzoni, calze, biamcheria,
posando, appendendo, gettando su
schienali di sedie, ante di paraventi;
per adesso, dice il medico, nulla di serio
si rivesta, riposi, faccia un viaggio,
prenda nel caso, dopo pranzo, la sera,
torni fra tre mesi, sei, un anno,
vedi, e tu pensavi, e noi temevamo,
e voi supponevate, e lui sospettava;
è già ora di allacciare con mani ancora tremanti
stringhe, automatici, cerniere, fibbie,
cinture, bottoni, cravatte, colletti
e da maniche, borsette, tasche, tirar fuori
-sgualcita, a pois, a righe, a fiori, a scacchi- la sciarpa
riutilizzabile per protratta scadenza.

Wislawa Szymborska, Gente sul ponte.