Grazie ad azioni belle e dunque “memorabili” (bisogna avere un’attrezzatura spirituale).

Grazie ad azioni belle e dunque “memorabili” (bisogna avere un’attrezzatura spirituale).

“Si può essere atei, si può non sapere se Dio esista e per che cosa, e nello stesso tempo sapere che l’uomo non vive nella natura ma nella storia, e che, nella concezione che oggi se ne ha, essa è stata fondata da Cristo e il Vangelo ne è il fondamento. Ma che cosa è la Storia? E’ un dar principio a lavori secolari per riuscire a poco a poco a risolvere il mistero della morte e vincerla un giorno. Per questo si scoprono l’infinito matematico e le onde elettromagnetiche, per questo si scrivono sinfonie ma non si può progredire in tale direzione senza una certa spinta. Per scoperte del genere bisogna avere un’attrezzattura spirituale, e in questo senso i dati sono già tutti nel Vangelo. Eccoli. In primo luogo l’amore per il prossimo, questa forma suprema dell’energia vivente che riempie il cuore dell’uomo ed esige di espandersi e di essere spesa. Poi i principali elementi costitutivi dell’uomo d’oggi, senza i quali l’uomo non è pensabile, e cioè l’idea delal libera individualità e della vita come sacrificio (..). Gli antichi non avevano storia in questo senso.” Boris Pasternak, Il dottor Zivago, Feltrinelli.

Questo passaggio è dei più significativi. Riprende le nozioni giudaico-cristiane di storia, di amore del prossimo, di libertà della persona, di sacrificio come compimento, ma per separarle dalla loro sorgente soprannaturale. L’amore del prossimo, per esempio, non è più fondato sulla sua vocazione alla vita eterna, è una “forma evoluta dell’energia vivente”. Il sacrificio non è più l’offerta e la comunione di Dio, ma il fatto di votarsi e di morire per gli altri, per le generazioni future, l’immortalità è essere “presente negli altri” grazie ad azioni belle e dunque “memorabili”. Ciò presuppone, inoltre, che ci siano altri sulla terra per ricordarsi di noi.

Fabrice Hadjadj, Meeting di Rimini, 25 agosto 2011

E ogni cosa alla gioia si desta (Das himmlische Leben).


Nessuna musica può ascoltarsi in terra
Che sia paragonabile alla nostra.
Undicimila giovani ragazze
Si fanno coraggio e iniziano le danze!
E perfino Sant’Orsola a ridere incomincia!
Cecilia con tutti i sui parenti
Sono musici di corte davvero eccellenti!
Gli angelici canti
confortano i sensi,
e ogni cosa alla gioia si desta.
Das himmlische Leben (La Vita Celeste), Gustav Mahler

(trad.Fernando Albeggiani)

E’ perchè lassù c’è una ricompensa.

E’ una terra dura, per un uomo; dura. otto miglia del sudore del suo copro, e l’acqua che lo spazza via dalla terra del Signore, dove il Signore stesso aveva detto di metterlo. Non c’è un posto in questo mondo peccaminoso dove un uomo onesto e lavoratore riesca a guadagnare un po’. Ci vuole quelli che hanno i negozi in paese, che non sudano. Non quello che lavora, il contadino. Certe volte mi domando perché andiamo avanti. E’ perchè lassù c’è una ricompensa, per noi, dove quelli non possono portarsi le loro automobili e roba del genere. Tutti gli uomini saranno uguali, lassù, e il Signore toglierà a chi ha e darà a chi non ha.

W.Faulkner, Mentre morivo, Adelphi

Un compito di cui non scorgiamo le infinite conseguenze.

Norvegia, dall'Hurtigruten, luglio 2009


Siamo presi nella trama si una storia che è al di sopra di noi. Forma in qualche modo il corpo del nostro corpo, la matrice nella nostra genesi, si perde nella notte dei tempi. Si prolunga anche verso aurore che non vedremo mai. Ma noi siamo nella Storia così come la Storia è in noi. La nostra esistenza è storica, certo, ma la Storia è soprattutto personale, nel senso che si personalizza in ciascuno di noi. Nella nostra vita si giocano poste di cui siamo, a malapena, consapevoli. Un patrimonio oscuro è all’opera nella nostra carne, mentre una chiamata dall’alto esige un compito di cui non scorgiamo le infinite conseguenze.

Fabrice Hadjadj, Farcela con la morte, Cittadella 2009

Il destino secondo la Riforma

“Noi intendiamo per predestinazione l’eterna disposizione di Dio, in virtù della quale Egli ha deciso tra sè ciò che deve accadere, conformemente alla sua volontà, di ogni singolo uomo. Gli uomini non sono infatti tutti creati con lo stesso destino, ma agli uni viene assegnata la vita eterna e agli altri l’eterna dannazione. Or quindi, come il singolo è creato per l’uno o per l’altro fine, così noi diciamo: egli è predestinato alla vita o alla morte.”

Jean Cauvin Christianae Religionis Institutio, 1536

Un’orma dentro di me

Opera di Sironi

Opera di Sironi

E’ la consapevolezza di quell’orma, di quella particella di Dio, che mi accompagna da quando ho memoria di me. Meglio: da quando ho consapevolezza di me (la parola coscienza è bandita, perchè troppo lisa, come un tessuto sporcato senza riguardo e lavato con detersivi forsennati).

E Dio vuol dire anche “vita eterna”.

Marco Barbieri, C’è un orma dentro di me, Il Foglio, 8 settembre 2009