Valore è ciò che spalanca.

Valore è ciò che spalanca.


Altrimenti una cosa vale la pena per cinque minuti. Allora o uno non ci pensa, oppure si dispera. Invece di cinque minuti, mettiamo cinque anni. Ma è come se uno si risvegliasse, scusate, in una cassa! Perché l’uomo, se si sente dentro dei limiti, tutto dentro dei limiti, soffoca. Mentre una azione, anche la più piccola, se è compiuta come coscienza e come amore del tutto, come obbedienza nell’istante al grande disegno del tutto, «soddisfa», satis facit. Compie.
Cesare Pavese, il più «fortunato» poeta italiano del dopoguerra – fortunato nel senso che ricevette il Premio Strega, il più ambito premio letterario italiano – scrisse sul suo diario subito dopo la premiazione: «Tornato da Roma, da un pezzo [eran poche ore]. A Roma, apoteosi. E con questo?».
Valore è ciò che ci spalanca. Anche l’azione della casalinga che asciuga il piatto, allora, diventa come un angolo aperto all’infinito; se c’è questa coscienza, uno sente la vita. Del resto Gesù l’aveva detto: «Ha un valore eterno anche una parola detta per scherzo». O, divinamente: «Anche i capelli del vostro capo sono numerati». E c’era un regista svizzero famoso che non voleva credere che potesse esserci una frase così bella nel Vangelo: «Ma è impossibile! Non c’è un uomo che possa…». È nel Vangelo, gli ho detto. Per poter vivere il valore, il «ciò-per cui-val-la-pena», bisogna quindi avere una percezione acuta e viva del tutto. Ma il senso del tutto è mistero. Noi lo chiamiamo Dio, ma l’essenza della parola Dio è assoluto mistero. Tant’è vero che tutta la teologia lo definisce in termini negativi: infinito, im-menso, in-effabile: perché non si può dire!

Luigi Giussani, L’io, il potere, le opere.

Qualcuno che inventi (?) valori.

Inferno, Demoni e barattieri, illustrazione di Gustave Doré

Se ho soppresso Dio Padre, è necessario qualcuno che inventi i valori. Bisogna prendere le cose così come sono. E, d’altronde, dire che inventiamo i valori significa soltanto questo: la vita non ha senso a priori. Prima che la viviate, la vita non è niente, sta a voi darle un senso, e un valore non è altro che quel senso che avete scelto.

Jean-Paul Sartre, L’esistenzialismo è un umanismo, Mursia 2007

Stato Etico

(..) L’ attenzione (critica) verso il nuovo insegnamento di «Cittadinanza e Costituzione» non dipende dall’ammontare di ore, più o meno alto, ad esso dedicate, bensì dal valore altamente sintomatico che a mio giudizio la sua introduzione nel nostro ordinamento scolastico riveste. Sintomatico di che cosa? Della trasformazione strisciante che da anni, come ho scritto, investe la scuola italiana: da luogo di apprendimento di contenuti disciplinari e di esperienza in prima persona dei connessi valori e forme culturali – dove essenzialmente per questa via si realizza la formazione della personalità morale e civile dei discepoli – ad agenzia educativa dedita alla prescrittiva somministrazione diretta di tavole di valori (l’ educazione stradale, alimentare, affettiva, adesso l’ educazione alla «cittadinanza» e alla «Costituzione») meccanicamente desunte da un dover essere civico-ideologico.

 

Ernesto Galli Della Loggia Corriere della Sera, 13 novembre 2009

La sfida educativa

Ritengo che il volume “La sfida educativa” (Laterza) – opera importante del Comitato per il Progetto culturale della Conferenza episcopale italiana – esprima un livello sorprendentemente elevato di “vigilanza epistemologica”. Il libro – che affronta tutti i temi della crisi educativa, famiglia, scuola, impresa, lavoro, consumo, mass media – pone al centro la questione antropologica, individuando come fattore primario della crisi educativa la scomposizione dell’umano: scissione tra intelligenza e affettività, riduzione della razionalità alle forme analitiche indotte da una visione positivistica della scienza, divaricazione tra educazione e formazione, rarefazione della domanda di senso.
E tuttavia – si osserva – la mera invocazione di parole come “senso”, “persona” e “valori” non vale a esorcizzare una crisi tanto profonda. Bisogna “tornare alla radice umana della capacità educativa”, ovvero alla consapevolezza che il punto di partenza dell’educazione è il venire-al-mondo e il suo enigma.

Giorgio Israel, Il Foglio, 13 ottobre 2009

Educazione cattolica

Perchè tutto questo investe anche l’Italia?

E’ un problema di educazione.

Lei dice che c’è egoismo, sete di potere. Ma in fondo l’Italia è un Paese di educazione cattolica: la gente andava a messa, andava in parrocchia, parlava di solidarietà e votava DC. Non è forse un paese di educazione cattolica? E’ l’unica volta che don Giussani alza la voce per gridare un secco:

No! Questo era vero forse al tempo di Rosmini.

Cioè, tra una generazione e l’altra non sono stati trasmessi valori?

Non è stato trasmesso il metodo per cogliere il nocciolo dei valori, la loro ragione ultima, la genesi. E le conseguenze che questi valori possono avere… Tutti hanno avuto buone intenzioni. Ma senza trasmettere un metodo per comprendere la ragione e i valori…

Luigi Giussani, L’io, il potere, le opere, Marietti 1820