La natura dell’uomo è rapporto con l’Infinito (#Meeting 2012).

La natura dell’uomo è rapporto con l’Infinito (#Meeting 2012).

Infatti, a mio avviso, solo due tipi di uomini salvano interamente la statura dell’es-sere umano: l’anarchico e l’autenticamente religioso. La natura dell’uomo è rapporto con l’infinito: l’anarchico è l’affermazione di sé all’infinito e l’uomo autenticamente religioso è l’accettazione dell’infinito come significato di sé.

Luigi Giussani, Il senso religioso, BUR

Caldo di un’umanità ironica.

Caldo di un’umanità ironica.

Copyright Lorenzo Cavalieri

(..) Oberdan gongolava, e subito si creò un rapporto scapigliato tra il giovanotto e il bambino.

Tanto che quest’ultimo, quasi presago che da quell’adorabile e lucidissimo “pazzo” tra poco avrebbe recepito rivelazioni fondamentali; quasi geloso dello spazio circostante che avrebbe potuto carpire segreti di cui pretendeva l’esclusiva, avanzò una proposta logistica: suggerì cioè a fausto di raccattare uno sgabellino di quelli situati sotto la quercia (secolare), di attraversare la bianca striscia carrozzabile -“terra nullius”- e di appostarsi, a cavallo dello sgabellino, davanti al cancelletto inchiavardato della casetta rosa.

Da parte sua, Oberdan afferrò una seggiolina impagliata della cucina e – scese le scale a precipizio – si piazzò, cavalcando la seggiolina alla rovescia, di qua dalle sbarre.

Tutt’intorno il silenzio della notte, di una tiepida notte d’estate, odorosa di Carso. La faccia di Fausto, nel taglio di luce creato dal lampione stradale, simpatica. Lo sguardo acuto ma mai insinuante, anzi dignitosamente distaccato. Ma anche caldo di un’umanità ironica.

Lelio Luttazzi, L’erotismo di Oberdan Baciro, Einaudi

In questa sua ricerca del significato l’uomo ha bisogno di una direzione.

In questa sua ricerca del significato l’uomo ha bisogno di una direzione.

Così uno -come il Wanderer di Schubert – vagola di qua e di là, tocca un punto, un altro,e non riesce a tirare le fila perchè gli manca un fattore; manca un fattore per cui la riprova dell’addizione, della sottrazione, della divisione, della moltiplicazione, la riprova non riesce mai. L’operazione su di sé e sul mondo non riesce mai come coscienza dei fattori in gioco e, quindi, non riesce mai come esito, come riuscita.

Ma in questa ricerca di chi lui è, in questa sua ricerca del significato, l’uomo ha bisogno di una direzione, di uno scopo, altrimenti il suo stesso desiderio si muta in risentimento e violenza.

L’immagine di questo mondo, nel suo aspetto meno brutto, meno cattivo e meno violento, è quella del vagabondo; non tanto del viandante, ma del vagabondo, che Schubert ha sentito e descritto per venti minuti in questo bellissimo pezzo.

Luigi Giussani, Spirto gentil, Bur Saggi

Cercando la felicità in un doppio click.

Cercando la felicità in un doppio click.

Alberto Savinio

Questo post-umanesimo può prendere tre forme che si oppongono tra loro, cosicché, quando si denuncia l’errore dell’una, si sia spinti a cadere nell’errore dell’altra. Il demonio procede sempre così. Conosce la verità, non è intrappolato dagli errori che propone alla nostra stupidità ed ecco perché continua ad inventare errori contrari tra loro, eccita gli avversari nei due o tre campi opposti, gioca su tutti i lati del tavolo della scopa. Una volta erano il comunismo ed il capitalismo che si affrontavano e si confortavano, denunciandosi a vicenda. Oggi sono tre altre cose che potremmo chiamare: il tecnicismo, l’ecologismo, il fondamentalismo.

Ci sono difatti tre modi di abbandonare l’Uomo: o si va verso il superuomo, ed avete il tecnicismo; o si pretende di tornare alla natura, ed avete l’ecologismo; o si predica il dissolversi in Dio, ed avete il fondamentalismo. Questi tre modi di abbandonare l’uomo sono anche tre modi di abbandonare la Storia, cioè il tempo lungo, la durata della vera cultura e della vera politica: o si precipita verso l’istantaneo della macchina, ed è ciò che fa il tecnicista cercando la felicità in un doppio-click; o si regredisce verso i cicli della natura, ed è ciò che fa l’ecologista che brama la gioia delle scimmie arboricole; o si cerca l’estasi nell’aldilà degli eletti, ed è ciò che fa il fondamentalista sottomettendosi ad un divino disincarnato ed irrazionale.

Fabrice Hadjadj, Meeting di Rimini, 25 agosto 2011

La santità è lo sprofondarsi della coscienza del proprio essere umano.

La santità è lo sprofondarsi della coscienza del proprio essere umano.


La santità, come dice Moralità: memoria e desiderio, è lo sprofondarsi della coscienza del proprio essere umano, è l’approfondirsi della coscienza del proprio essere umano. È meno umano uno che è meno santo! È meno uomo. Per questo il paradigma dell’uomo, la figura dell’uomo è Cristo.

Luigi Giussani, “Tu” o dell’amicizia, BUR

Il congiurare di finitezza sull’infinito ci sta rosicchiando la febbre che fa lavorare il pensiero.


Sono giornate di cupio dissolvi delle categorie di destra e sinistra e ci vuole un grado di degenerazione molto avanzato di eccitamento perché la femmina possa specchiarsi in un maschio degno di legnarla a dovere, come si addice nella collocazione dei fuochi cosmici, ben inteso. Un modello maschile adeguato all’evoluzione femminile non c’è, alle Winks, le bambole d’intelligenza e seduzione, fanno corrispondere i metrosexual, ovvero, una sorta di froci neppure venuti bene.
E anche a voler dimenticare il piccolo cortile italiano, tutto il congiurare di finitezza sull’infinito, nelle nostre città del mondo, ci sta rosicchiando la febbre che fa lavorare il pensiero. Molto più che la natura non voglia, fabbricando ovunque nevrastenia e pazzia, propria di gente profondamente egoista, assetata di oro e non di femmina. E così, forse, anche per le femmine. Assetate di oro e non di lingam.
Pietrangelo Buttafuoco, Il Foglio, 12 febbraio 2011

Un uomo che non volesse ammazzare per loro non serviva a nulla.

Disse che sua nonna era scettica su molte cose di questo mondo e soprattutto sugli uomini. Diceva che gli uomini forti e dotati di talento prosperano in ogni attività tranne che in guerra. In guerra muoiono. La nonna le parlava spesso degli uomini e parlava con grande franchezza, dicendo che gli uomini imprudenti erano per le donne una grande tentazione – cosa che di per sé era una delle tante fonti di guai e c’era poco da fare per porvi rimedio. Diceva che essere donna significava condurre una vita di stenti e di tormenti e chi sosteneva il contrario semplicemente si rifiutava di considerare la realtà. E diceva che dal momento che le cose stavano così e che non si potevano cambiare, era meglio fare ciò che dettava il cuore nel bene e nel male, invece di cercare consolazione, perché non ce n’era. Cercarla significava semplicemente spianare la strada all’infelicità. Diceva che queste erano cose che tutte le donne sapevano ma delle quali raramente parlavano. Diceva che alle donne piacevano gli uomini imprudenti e il motivo era che nel profondo del cuore sapevano che un uomo che non volesse ammazzare per loro non serviva a nulla.

Cormac McCarthy, Oltre il confine, Einaudi