All’amore che in questo consiste, che due solitudini si custodiscano, delimitino e salutino a vicenda.

All’amore che in questo consiste, che due solitudini si custodiscano, delimitino e salutino a vicenda.

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E questo più umano amore (che si compirà infinitamente attento e sommesso, e buono e chiaro nel legare e nello sciogliere) somiglierà a quello che noi con lotta faticosa prepariamo, all’amore che in questo consiste, che due solitudini si custodiscano, delimitino e salutino a vicenda.

Rainer Maria Rilke, Lettere a un giovane poeta, Adelphi

Un uomo che davvero desidera forza le colonne d’Ercole del destino e si addentra nell’ignoto.

Un uomo che davvero desidera forza le colonne d’Ercole del destino e si addentra nell’ignoto.

(..) Introduciamo il periglioso tema con un sonante annuncio: dietro una donna cattiva c’è sempre un uomo cretino. Non un cretino integrale ma un cretino amoroso, un giovanotto incerto che magari poi diverrà un grande, come nel caso di Somerset Maugham che nel celebre romanzo “Schiavo d’amore” narra – con ampi riferimenti autobiografici – la storia di un medico alle prime armi innamorato pazzo di una sadica cameriera. Mille volte cercherà di lasciarla, lei che forse non è sadica ma semplicemente non lo desidera, come in fondo lui non la desidera, perché un uomo che davvero desidera non fa il servo della serva, non si riduce a supplicare sulla soglia ma forza le colonne d’Ercole del destino e si addentra nell’ignoto. L’aspirante dottorino di Maugham non osa, temporeggia
e si lamenta, mai la lascerebbe se non fosse sempre Mildred a piantarlo nei modi
più umilianti, fuggendo con un suo amico, concedendosi a tutti per denaro, beccandosi quella sifilide che nel film omonimo diventa una più casta tubercolosi. Solo allora il dottorino – nel film interpretato dal solito esangue Leslie Howard, l’eterno perseguitato dalle bad girl e in “Via col vento” da una delle più temibili, Rossella O’Hara – lascia andare l’indemoniata, anche
se ogni volta che passeggia per le vie di Londra temerà, spererà, d’incontrarla,
imbellettata e volgare più che mai, lo sguardo duro e, per lui, la solita smorfia di
disprezzo. Intanto si rassegna a un’angelica signorina, una good girl. Ma è il finale posticcio di un capolavoro, una soluzione ridicola, tanto più che sappiamo come davvero svoltò la vita di Maugham: dapprima l’americano Axton facente funzioni di assistente, poi Alan Searle, camuffato da maggiordomo ma anch’egli padrone del suo cuore.

Umberto Silva, Il Foglio, 3 marzo 2012

Odio la moda maschile almeno quanto amo quella femminile.

Devo andare a teatro e non ho niente da mettermi. Allora è vero che sono un uomo noioso: apro il cassetto delle mutande e lo trovo pieno, rigurgitante, però uniforme. Una sola marca: Perofil. Un solo materiale: filo di Scozia. Un solo colore: bianco. Sì, i modelli sono due, slip alto con apertura e slip basso senza, ma risultano quasi uguali, la differenza è minima. Sono noioso e coerente: voglio al potere la realtà, non la fantasia, la parola creatività mi suona blasfema, ai romanzi preferisco diari e memorie, odio la moda maschile almeno quanto amo quella femminile. La mutanda è donna: culotte, brasiliana, tanga, perizoma, nero, turchese, carne, avorio, champagne, Blumarine, Chantelle, Erès, Etam, Intimissimi, La Perla, Lejaby, Philippe Matignon, Wolford, Sisi… Sono un uomo noioso che ammira chi non lo è, quindi ottimista: in città chiudono le librerie e aprono i negozi di intimo, segno che la virtù non prevarrà sulla vita, che ci sarà sempre qualcuno, la sera, capace di far tardi con Bacirubati.

Camillo Langone, Il Foglio, 12 febbraio 2011

La bellezza di un viaggio è il viaggio stesso.

Look at me, I’m Sandra Dee / lousy with virginity / Don’t go to bed / till I’m legally wed”, che in effetti sembrerebbe il punto d’arrivo, la destinazione raggiunta, non fosse che una consequenzialità così diretta fra metodo e scopo rischia di farne perdere il senso, ovvero la bellezza del viaggio, l’immaginazione, il “progresso del pellegrino”. La bellezza di un viaggio è il viaggio stesso, come sa ogni viaggiatore, siano i luoghi da vedere geografici o fisici: non è un volo low cost, pur con tutto l’apprezzamento per l’invenzione e le campagne pubblicitarie pragmatiche. E’ osservare, pensare, tentare di capire. L’altro.
Fabiana Giacomotti, Il Foglio 29 gennaio 2011

Quasi felice.

Il prof.Umberto Veronesi

Veronesi chi? Quello che “bisognerebbe che le persone a 50 o 60 anni sparissero” per lasciare spazio a “piccoli gruppi che si riproducono e si diffondono per clonazione” senza bisogno di entrambi i genitori come ai tempi dell’ “androgino-ermafrodita” originario [sic], ed anzi, preferibilmente che si producano per “autoclonazione” femminile, come nel caso di “una donna bella e intelligente che voglia figli, senza uomini, perché li odia” per concludere che, in questo modo, “il desiderio sessuale cesserebbe di essere uno dei maggiori elementi di competizione” e nessuno “sarebbe più ossessionato dalla ricerca del partner” realizzandosi finalmente una società “quasi felice”? [La libertà della vita, 2007] Questo, Veronesi? Questo, ha detto che “la religione impedisce all’uomo di ragionare”?

Gaetano Tursi, Portici (Na), lettera al Foglio, febbraio 2010.

Regole di seduzione.

Mantova, Palazzo Tè, Giove seduce Olimpia

Quelle che per lui sono le regole di seduzione di una donna di sinistra sono in realtà leggi di conquista universali, le uniche certezze rimaste: “La prima, fondamentale regola per sedurre una donna di sinistra sarebbe liberarla dall’essere di sinistra. Rose, inviti a cena, e poi custodirne il nome, proprio perché amato, nel ‘fulgore di una bolla scintillante’. Insomma: tutto il repertorio della galanteria talebana, e quindi offrire la precedenza, spazzarne il malumore, fabbricare per lei un orizzonte dove potersi mostrare ‘piacente a chi la mira’”. Nelle sere tempestose portale delle rose, nuove cose, poi spazzarne il malumore soprattutto, ma anche la precedenza è importante, per farle capire che è più preziosa, almeno in quell’istante, del compagno di calcetto, del cane, della macchina in divieto di sosta, delle pubbliche relazioni, dei doveri di carriera. “La seconda regola per sedurre una donna di sinistra è, precisamente, quella di evitare il pericoloso alfabeto catastrofico penoso delle donne di sinistra, che quando decidono di aprirsi all’amore vogliono “discutere” – vogliono discutere per decidere”. Va bene, lei starà assai volentieri zitta se voi sarete in grado di parlare, senza troppi “cioè”, “surreale”, “incredibile”, “kafkiano”, lei non aspira ad altro che a poter finalmente tacere e lasciar fare, a riposarsi almeno mentre viene corteggiata. “Terza regola sarebbe non decidere, o meglio: non dare alla donna di sinistra nessun margine di decisione. Neppure quando, inavvertitamente, con gravità dannunziana, la mano arriverà al fondo della schiena”. Ossantinumi, qui dipende dalla mano (astenersi sudaticce, appiccicose, tremanti, inanellate). “La quarta regola, spregevole e perciò gradita, vuole l’altra mano aggrappata alla nuca – respiro contra respiro –, sicché la quinta regola spalanca nella coscienza progressista il disgusto di avere a distanza assai ravvicinata il più orrido dei figuri, l’articolo più vistoso dell’impresentabilità sociale”. L’impresentabilità sociale, di questi tempi, è passata talmente in secondo piano, superata da troppi uomini che non amano le donne, che molte belle signore illuminate, sinceramente democratiche, progressiste e un tempo assai snob, trovano adesso irresistibile Fabrizio Corona. Per contrasto, per sfinimento, perché non sembra morto, perché è pronto a fare a botte, e perché c’è da vergognarsi, come giustamente scrive Buttafuoco: “La donna di sinistra, infatti, è felice vergognandosi, felice solo con un uomo per cui le amiche, immancabilmente le diranno: ‘Ma come fai, con un mostro simile?’”. Ma come fai, con un mostro simile, è il segno che è amore e che le amiche anche non di sinistra sarebbero pronte a tutto per vergognarsi al posto suo.

Annalena Benini, Il Foglio, 5 dicembre 2009

Mostrateci, per pietà, la vostra smania di conquista.

Henry Cartier Bresson, Dieppe

Ci si permette di suggerire qualche piccolo mutamento, accorgimento, medicamento, per gli amati uomini così eccessivamente modernizzati, così eternamente vittime delle erinni, così tristemente costretti a cercare, come dicono gli psicologi maschi, focolari alternativi, quelli con gli omoni che cucinano torte di mele: noi prepariamo il risotto, voi attaccate il decoder e sintonizzate i canali; noi strofiniamo le vostre camicie con acqua fredda e sapone di marsiglia facendo attenzione a colletto e polsini, voi aggiustate l’anta di legno dell’armadio; noi vi sorridiamo, voi non grugnite annodandovi sciarpe color malva. Noi sapremo sembrare timide e tutte sguardi e misteri, voi mostrateci però, per pietà, la vostra smania di conquista.

Annalena Benini, Il Foglio, 5 dicembre 2009