L’arma invincibile, il desiderio.

L’arma invincibile, il desiderio.

(…) “Sorprendimi, non credermi, prendimi”, supplicano le isteriche, ma le bad vanno oltre; in loro si sente un dolore molto forte che le porta a farsi male, un male che soffochi quel dolore insopportabile. Tutte le volte che lo Svedese di Roth non riesce a intervenire con la figlia, si trova poi in gironi inferi sempre più profondi da cui non riesce a farla riemergere, e a sua volta affonda. Il tenero Ricardito della “Niña mala”, implacabile romanzo di Vargas Llosa, fa un giro ulteriore, perché l’uomo non solo lascia andare la sua amata, ma la spinge
ad andarsene per poi dire: “Ho commesso un errore”, salvo non voler sapere di
quale errore si tratti. E’ come se dovesse riazzerare ogni volta la storia, come se fosse sempre la stessa scena che si ripete. Manda la niña per il mondo a procacciargli uomini di cui essere geloso; si sente sempre più inetto quanto più costoro sono gangster, e la donna acquista sempre più valore quanto più ne è l’oggetto erotico. A forza di mentirsi, di non ascoltarsi, lui e lei diventano due cretini, la scena sempre più patetica man mano che aumenta la posta, e il destino preme che si arrivi a un finale, perché il romanzo sbuffa, la penna è stanca. Non è una guerra all’ultimo sangue come quella dei Roses, ma una guerriglia che si trascina all’infinito, senza un vinto e un vincitore; la guerriglia non la si fa per vincere ma per mantenere lo stallo, una relazione stabile e insieme spettrale e barcollante come une danse macabre. Lui non passa all’attacco, non estrae l’arma invincibile, il desiderio; lei capisce che lui è il peggiore di tutti e per questo le piace e sempre ritorna. Dannazione, donne, non c’è modo di togliervi di torno! E’ che quando c’è una sottrazione, c’è sempre un’attrazione. La bad girl fugge con altri, ma poi torna a lui. Deve mostrargli le proprie conquiste, dedicargliele. E’ quel che faceva una celebre primadonna, Don Giovanni,
che conquistava le ragazze solo per sacrificarle sull’altare del Padre, quel Convitato di pietra che alla fine si decide ad andare a trovarlo. E che abbraccio tra i due, che piacere, alfine!

Umberto Silva, Il Foglio, 3 marzo 2012

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Un uomo che davvero desidera forza le colonne d’Ercole del destino e si addentra nell’ignoto.

Un uomo che davvero desidera forza le colonne d’Ercole del destino e si addentra nell’ignoto.

(..) Introduciamo il periglioso tema con un sonante annuncio: dietro una donna cattiva c’è sempre un uomo cretino. Non un cretino integrale ma un cretino amoroso, un giovanotto incerto che magari poi diverrà un grande, come nel caso di Somerset Maugham che nel celebre romanzo “Schiavo d’amore” narra – con ampi riferimenti autobiografici – la storia di un medico alle prime armi innamorato pazzo di una sadica cameriera. Mille volte cercherà di lasciarla, lei che forse non è sadica ma semplicemente non lo desidera, come in fondo lui non la desidera, perché un uomo che davvero desidera non fa il servo della serva, non si riduce a supplicare sulla soglia ma forza le colonne d’Ercole del destino e si addentra nell’ignoto. L’aspirante dottorino di Maugham non osa, temporeggia
e si lamenta, mai la lascerebbe se non fosse sempre Mildred a piantarlo nei modi
più umilianti, fuggendo con un suo amico, concedendosi a tutti per denaro, beccandosi quella sifilide che nel film omonimo diventa una più casta tubercolosi. Solo allora il dottorino – nel film interpretato dal solito esangue Leslie Howard, l’eterno perseguitato dalle bad girl e in “Via col vento” da una delle più temibili, Rossella O’Hara – lascia andare l’indemoniata, anche
se ogni volta che passeggia per le vie di Londra temerà, spererà, d’incontrarla,
imbellettata e volgare più che mai, lo sguardo duro e, per lui, la solita smorfia di
disprezzo. Intanto si rassegna a un’angelica signorina, una good girl. Ma è il finale posticcio di un capolavoro, una soluzione ridicola, tanto più che sappiamo come davvero svoltò la vita di Maugham: dapprima l’americano Axton facente funzioni di assistente, poi Alan Searle, camuffato da maggiordomo ma anch’egli padrone del suo cuore.

Umberto Silva, Il Foglio, 3 marzo 2012

Niente vale gli occhi di una fanciulla innamorata.

Niente vale gli occhi di una fanciulla innamorata.

On the street #4, Via Torino, Fnac, Milano. Copyright http://www.thethiefandthecobblers.com

(…) ha capito quel che si capisce solo quando è troppo tardi: niente vale gli occhi di una fanciulla innamorata, o nemmeno innamorata ma che tu possiedi, in virtù di un qualcosa che non conosci e che nei momenti di esaltazione chiami miracolo.

Umberto Silva, Il Foglio, 4 febbraio 2012

I soldi, come le donne, sono occasioni per ciascuno di crescere o di andare alla malora.

I soldi, come le donne, sono occasioni per ciascuno di crescere o di andare alla malora.

Rembrandt , Filemone e Bauci visitati da Giove e Mercurio

I soldi mettono alla prova il carattere di ciascuno, la sua forza morale; a volte le prove sono ardue e i soggetti impreparati, non vale neppure la pena, c’è di meglio, come Filemone e Bauci intesero: a Zeus che gli offriva tutto chiesero di poter morire insieme. Non sono i soldi di per sè a essere buoni o cattivi, sporchi o puliti, santi o dannati, se no saremmo animisti. Siamo noi a esserlo, forti o deboli. I soldi, come le donne, sono occasioni per ciascuno di crescere o di andare alla malora.

Umberto Silva, Il Foglio 12 novembre 2011

Il falso in bilancio è l’essenza dell’amore (Quel che tu gli dai ti resta a vita).

Il falso in bilancio è l’essenza dell’amore
(Quel che tu gli dai ti resta a vita).

(…) sii serio e fa un bilancio della tua sciocca esistenza. Cosa metti all’attivo?”.

“Te”.

“E al passivo?”.

“Te”.

“Quindi il guadagno è….”,

“Te”.

Il falso in bilancio è l’essenza dell’amore?

Questa è la famosa

doppia contabilità:

quel che un figlio dà

con l’altra mano toglie.

Ma c’è un’altra partita

misteriosa:

quel che tu gli dai

ti resta a vita.

Umberto Silva, La figlia unica, il notes magico

E se le do un pizzicotto?

E se le do un pizzicotto?

Albert Anker,Auf dem ofen

Dorme beata. Niente colpi di tosse, starnuti, lamenti. Un buon letto caldo attende anche me. Non sono più in trincea con i tubicini dell’aerosol innestati, pronto a scattare al segnale dell’attacco. Finalmente posso anch’io abbandonarmi alla voluttà di un sonno pacifico e profondo.

E se le do un pizzicotto?

Umberto Silva, La figlia unica, il notes magico

Pensa a quelle da fare.

Pensa a quelle da fare.

Toby Burrows

(…) E’ che a una certa età…

Le palpebre si coricano sulle pupille

proteggendole dal fulgore delle cose

impossibili, che numerose si accalcano.

Ma più la fessura è stretta,

più ardente seatta il desiderio.

Detto con giovanile disinvoltura:

Vecchio, non ti crucciare.

Invece di pensare

alle sciocchezze

fatte,

pensa

a quelle da fare.

Umberto Silva, La figlia unica, il notes magico