Che miracolo, stammatina.

Che miracolo, stammatina.

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La meraviglia della presenza mi attira, ecco come scatta in me la ricerca.

La meraviglia della presenza mi attira, ecco come scatta in me la ricerca.

(..) la religiosità nasce da questa attrattiva. Il primo sentimento dell’uomo è questa attrattiva; la paura – che si indica tante volte come origine della religiosità – non subentra che in un secondo momento. «La religiosità è innanzitutto l’affermarsi e lo svilupparsi dell’attrattiva [dell’essere. Questo è quello che
ci occorre, lo svilupparsi dell’attrattiva dell’essere]. C’è una evidenza prima e uno stupore del quale è carico l’atteggiamento del vero ricercatore: la meraviglia della presenza mi attira, ecco come scatta in me la ricerca».

Julián Carrón, Milano, 1 ottobre 2011

 

È una ragione fragile il motivo per cui il reale non ha presa su di noi (niente ci prende).

È una ragione fragile il motivo per cui il reale non ha presa su di noi (niente ci prende).

Tutti possiamo riconoscerci in questa situazione: se non vediamo continuamente l’essere vibrare in noi, tutto torna di nuovo piatto e diventa sempre più urgente in ciascuno di noi la domanda: qual è la strada che può restituirmi quella condizione che rende possibile non dare per scontato tutto, ma sorprendermi
di tutto? Per rispondere a questa domanda occorre capire perché ci capita questo. Perché, dopo un’esperienza come quella descritta, ritorniamo a dare tutto per scontato e non ci stupiamo più di niente? Don Giussani
identifica le ragioni in Ciò che abbiamo di più caro, il libro dell’Equipe degli universitari pubblicato quest’anno: 1) Questo accade – dice Giussani – per colpa di una ragione debole, cioè di un uso ridotto della ragione che, non essendo in grado di cogliere la presenza delle cose presenti, ci porta a dare tutto per scontato. È una ragione fragile il motivo per cui il reale non ha presa su di noi, non ci colpisce e tutto diventa di nuovo grigio. Questo uso della ragione
porta a una conseguenza inevitabile. 2) Una divisione fra il riconoscimento
e l’affettività, tra il riconoscimento e l’essere attaccati al riconoscimento: l’io resta diviso tra il riconoscimento (che rimane astratto) e l’affettività (che
fluttua). Non essendo la ragione in grado di raggiungere la realtà, l’affettività non s’incolla, rimane fluttuante e niente ci prende.

Julián Carrón, Milano, 1 ottobre 2011

Non lo si possa disabituare dal meravigliarsi.

E’ mai possibile che l’uomo sia fatto in modo tale che non lo si possa disabituare dal meravigliarsi?

“Due lettere l’anno!” si lamentò lei.

Olèg fece di sì col capo: cosa normale.

“L’anno scorso invece ne ebbi una sola. In maggio. Da allora nulla!”

Ed ecco che si attaccava già a un filo: donne!

“Non ci faccia caso” la rassicurò Kostoglotov con fare autorevole. “Due lettere ciascuno all’anno, se lo immagina quante migliaia sono? La censura è pigra. Nel lager di Spasskij un detenuto addetto alle stufe andò a ripulirle d’estate e nella stanza dei censori ne trovò duecento, di lettere mai spedite. Si erano dimenticati di dargli fuoco.”

Per quanto glielo avesse detto con dolcezza, per quanto dovesse pur essersi abituata a tutto, ora lo guardava con occhi inorriditi.

E’ mai possibile che l’uomo sia fatto in modo che non lo si possa disabituare dal meravigliarsi?

Aleksandr Solgenitsin, Divisione cancro, Garzanti