Vivrem la tua felicità (d’amor pane dolcissimo).

Vivrem la tua felicità (d’amor pane dolcissimo).

D’amor pane dolcissimo,
Del cielo eterno gaudio,
Vero sollievo agli umili
Che in Te soltanto sperano.

Immenso cuore amabile,
Tu sai guarire i nostri cuor;
Tutte le nostre lacrime
Tu le trasforma in vero amor.

Quel cuore che per noi si aprì
Ci accolga nel pericolo
Finché un bel giorno, insieme a Te,
Vivrem la Tua felicità.

 

Uno strappo verticale che grida verso il Cielo.

Uno strappo verticale che grida verso il Cielo.

Non tutto dunque è così cattivo in questi tempi della sparizione annunciata. L’ora è tragica, ma la tragedia risveglia la nostra dignità più alta, quello di uno strappo verticale che grida verso il Cielo, e quella di una carità soprannaturale, forte come la Morte. penso alle ultime parole dell’Elettra di Jean Giraudoux. Una donna chiede in mezzo al disastro: “Come si chiama questo, quando si leva il giorno, come oggi, e che tutto è rovinato, che tutto è saccheggiato, e che tuttavia l’aria si respira, e che si è perso tutto, e che tutta la città brucia, e che gli innocenti si uccidono tra loro, ma che i colpevoli agonizzano, in un angolo del giorno che si leva?” Ed un mendicante risponde alla donna: “Questo ha un nome molto bello, donna Narsès. Si chiama aurora.”

Fabrice Hadjadj, Meeting di Rimini, 25 agosto 2011

Un po’ come si tace una speranza ineffabile.

Un po’ come si tace una speranza ineffabile.


«E tutto cospira a tacere di noi, un po’ come si tace / un’onta, forse, un po’ come si tace una speranza ineffabile».

Alla radice di quella insicurezza e di quella paura ansiosa, che ci fa fare tanta resistenza a riconoscere l’annuncio più evidente che esista nella storia dell’uomo, per lo sguardo dell’uomo, alla radice di quella inconsistenza sta questa vergogna di sé: «E tutto cospira a tacere di noi, un po’ come si tace / un’onta
[questa vergogna di noi], forse, un po’ come si tace R.M. Rilke, «Seconda Elegia», in Elegie duinesi, Einaudi, Torino 1978.

Luigi Giussani, Uomini senza patria (1982-1983)

Uno non può vivere in una situazione senza esserne influenzato.

Winslow Homer, Coming storm

Come ci ha insegnato sempre don Giussani, uno non può vivere in una situazione senza esserne influenzato. Per questo tante volte sorprendiamo
noi stessi a reagire come tutti. Da che cosa si vede? La realtà è il luogo della verifica della fede. Perciò, nelle vicende che ci siamo trovati ad affrontare quest’anno, il punto cruciale e drammatico continuamente emerso è la questione della fede e il nesso tra la fede e la speranza.

Julian Carròn, Rimini, aprile 2009

Quella finalità irrinunciabile.

Francisco De Zurbaran

Francisco De Zurbaran


L’attenzione, dunque, si dà in circoli che descrivono una differente ampiezza. Se l’attenzione potesse materializzarsi, si potrebbe vedere come in alcuni casi esplora un ampio orizzonte, come in altri si avvicina fino al confine stesso dell’orizzonte, nel momento in cui sembra ormai non averlo più, e ci si perde. In altri casi circonda un brandello, un punto della realtà come se si trattasse di farsi spazio in una piazzaforte. E, in verità, è proprio così.
Giacchè l’essenza dell’attenzione è captare, assorbire, prendere possesso avvicinandosi a questo immenso, illimitato continente che è la realtà. Dal momento che la realtà è una -non possiamo smettere di crederlo- e multipla, l’attenzione, per essere seguita da vicino, deve farsi multipla. L’attenzione dalle molteplici forme si fa irriconoscibile e può persino passare per la disattenzione più totale.
Ma l’attenzione, circondando la realtà, va a conquistarla per questa strana creatura che è l’essere umano da cui è comandata e da cui nasce. Così ci saranno tante forme essenziali di attenzione quanti sono i piani che che formano la psiche e la persona. Studiare l’attenzione nelle sue diverse forme porta contemporaneamente a studiare la struttura dell’essere umano e la struttura di come, davanti a lui, appare la realtà (..).
La presunta unità di tutte queste diverse forme di attenzione è la stessa cosa, naturalmente, della supposta intimità sostanziale di tutti i piani che compongono la struttura dell’essere umano: la necessità di avere un tema che avvolge la finalità.
Quella finalità irrinunciabile che richiede una volta e un’altra ancora e sempre l’invincibile speranza.

Maria Zambrano, Per l’amore e per la libertà, Marietti 1820