L’ordine sensoriale risuona con il Logos Divino.

L’ordine sensoriale risuona con il Logos Divino.

Nel culto asettico dell’igiene è implicito un disgusto per il corpo e la materia: questo puritanesimo da toletta, insomma, ripudia l’incarnazione. E agli occhi di McLuhan, che si definiva “un tomista per il quale l’ordine sensoriale risuona con il Logos Divino”, questo era il supremo peccato contro lo spirito. Si fece cattolico, si può dire, per amore del mondo: “La mia sete di verità era sensuale in origine”, scrisse in una lettera alla madre Elsie nel 1935, all’alba della conversione, quando aveva poco più di vent’anni ed era uno studente balzato a Cambridge dal Canada, dove era nato nel 1911. Se aveva deciso di rinnegare il pur blando protestantesimo della sua educazione, è perché la religione cattolica è la sola che “scende a patti con i termini che le nostre sette hanno odiato e hanno designato con brutti appellativi – come ‘carnale’ che è squisitamente vicino a ‘carnaio’”.

Guido Vitiello, Il Foglio

Il mondo puritano non ha fatto altro che sostituire il sapone al confessionale.

Il mondo puritano non ha fatto altro che sostituire il sapone al confessionale.

Perché tutto questo isterismo da raduno religioso a proposito dell’igiene personale?”. La risposta, fulminante, cadeva due pagine dopo: “Il mondo puritano non ha fatto altro che sostituire il sapone al confessionale”.

Guido Vitiello, Il Foglio

 

Kamasutra intellettuale.

Kamasutra intellettuale.

Il caso vuole che quello stesso numero di Playboy ospitasse anche una sterminata intervista a Herbert Marshall McLuhan, l’uomo che più di ogni altro era riuscito a rendere intellettualmente sexy, se così si può dire, i prodotti dell’industria culturale – e che ne era stato ricambiato dal mensile per soli uomini con la consacrazione a “high priest of popcult”. Il Sessantotto, il conservatore McLuhan proprio non lo aveva fatto. E il Sessantanove? Qui dipende dai punti di vista e dalle cabale. Sappiamo che morì a 69 anni, nel dicembre del 1980, e il suo biografo Philip Marchand ci informa che per decidere se un libro meritasse o meno di esser letto aveva la curiosa abitudine di ispezionarne una sola pagina, la 69 appunto. Se però vogliamo considerare il sessantanove come una traduzione, in termini di ginnastica erotica, dell’antico principio ermetico secondo cui “ciò che sta in alto è come ciò che sta in basso, e ciò che sta in basso è come ciò che sta in alto”, allora possiamo sostenere (con rispetto parlando) che l’impresa di McLuhan è stata una spettacolare e acrobatica mossa da Kamasutra intellettuale, un ricongiungimento tra l’alto e il basso della cultura, tra le strisce dei Peanuts e il “Finnegans Wake” di Joyce.

Guido Vitiello, Il Foglio

Il piacere occorre meritarselo mettendosi in gioco.

Il piacere occorre meritarselo mettendosi in gioco.

Il piacere occorre meritarselo mettendosi in gioco, abbandonandosi nel corpo e ancor di più nell’anima, con quell’amore per l’altro che tanto differisce dalla
brutalità ma anche dall’idealizzazione. Dal profondo sud, dalla maschilista Catania, Brancati ha avuto il coraggio di denunciare tutto ciò: per un eccesso d’idealizzazione il bell’Antonio non riesce a far l’amore con la bellissima Barbara. Il film di Bolognini fornirà un pertinente lieto fine: Mastroianni perde la Cardinale ma mette incinta una spaurita camerierina – sempre loro, le cameriere, il sale e il pepe della terra. Non c’è niente da ridere, così funzionano le cose dell’amore, e così è giusto che funzionino. Non la bellezza del partner provoca il piacere, ma la bellezza di quel desiderio che in ciascuno alberga e che spesso, per viltà o calcolo, viene preservato, nell’avaro timore di consumarlo, quando invece lo si perde proprio perché non lo si dona. Abbandonarsi all’altro per scoprirsi differente da quel che si è sempre pensato, pare un’impresa tropo arrischiata, addirittura imbarazzante o funesta.

Umberto Silva, Il Foglio, 17 maggio 2011.

Occorre audacia, sprezzo del pericolo e apprezzamento della donna, questa sconosciuta.

Occorre audacia, sprezzo del pericolo e apprezzamento della donna, questa sconosciuta.

Non solo post coitum animal triste, ma anche prima e durante, soprattutto quando pensa di sapere a cosa va incontro, di governare la riuscita. Ne ha scritto in modo memorabile un esperto come Gabriele D’Annunzio nel suo più istruttivo dei libri, “Il piacere”. Andrea Sperelli allestisce la stanza della seduzione ma il risultato è la malinconia, frutto del déjà vu. Andrea si riscatterà concedendosi un momento di verità con il famoso lapsus: possedendo Maria urlerà il nome di Elena. Per arrivare all’orgasmo occorre audacia, sprezzo del pericolo e apprezzamento della donna, questa sconosciuta, che se si pensa di conoscerla allora non è più coito ma masturbazione.

Umberto Silva, Il Foglio, 17 maggio 2011

Indagherei il malinteso.

Indagherei il malinteso.

Signori della Terra una raccomandazione: il sesso estremo, quello che imita lo stupro fidando nella complicità più o meno conscia della partner, è meglio farlo con le signore dell’alta società piuttosto che con le cameriere. Mentre le prime sono smaniose di assaporare il cattivo selvaggio, quest’ultime, abituate ad essere bistrattate in casa e sul lavoro, possono non gradire e prendere male, malissimo, un assalto un po’ troppo “nature”. Se le nobildonne bramano i cessi delle stazioni, le cameriere bramano le stanze delle padrone, e, abituate fin da piccine agli smaneggiamenti dei garzoni, sognano principi azzurri dalle ottime maniere, tipo John Elkann o William d’Inghilterra. Insomma, prima di sancire l’ignobile reato, a proposito dell’affaire Strauss-Kahn indagherei il malinteso.
Quel malentendu che se nel paese di Marivaux, Camus e Lacan è molto apprezzato, assai meno lo è nel paese dove le stelle sono stelle e le strisce strisce. E se fosse un complotto? Sì, ma non di rivali politici o agenti segreti, quanto una congiura di segni e ammicchi, sguardi e parole smozzicate, corpi e passi falsi, una congiura di Eros e di Venere tanto per augurare un buon risveglio a Zeus.

Umberto Silva, Il Foglio, 17 maggio 2011

Lo sforzo per soffocare il desiderio.

Bo Bartlett

Satana è la scimmia di Dio, diceva san Gerolamo ed è per questo che il mondo deve farsi più moralizzatore della Chiesa. Anche quando il mondo ti dichiara “Tu devi godere” è ancora a un “Tu devi” perché il suo scopo essenziale dietro questo ordine di godere immediatamente, ciecamente e -diciamocelo- tristemente, l’intenzione che si nasconde dietro questo ordine di godere e di far godere, che è anzitutto un ordine di dominazione e di performance, e non un ordine di incontro e di comunione, l’ordine di tristezza profonda che  si dissimula dietro questo ordine superficiale, come per un maiale all’ingrasso, è lo sforzo per soffocare il desiderio.

L’amore è l’esperienza del mondo a partire da due, e non da uno.

Egon Schiele, Famiglia

Si può dire che quella sicurezza che imponevano un tempo le convenzioni sociali, l’autorità, le divisioni dovute alla ricchezza o alla povertà oggi sono riproposte proprio dai più moderni mezzi di comunicazione. Che questa operazione riesca completamente è un’altra faccenda. L’esperienza dimostra che nel rischio amoroso si finisce poi col cascare. Per fortuna. Ma questo di fatto si propone. A questa illusione la gran parte degli abitanti del libero occidente si abbandona.
Che tipo di amore si può oggi contrapporre a quello che esige un contratto, uno scambio di vantaggi? Non certo l’amore romantico fondato sulla magia dell’incontro e sulla passione cieca e inspiegabile. Ma neppure lo scetticismo che spinge a dire che il sentimento amoroso non è che illusione e camuffamento della naturale e istintiva attrazione sessuale. L’amore – questa la definizione che ne dà Alain Badiou – è l’esperienza del mondo a partire da due e non da uno. E’ il mondo visto esaminato e praticato a partire dalla differenza e non dall’identità. Un progetto che include
il desiderio sessuale, ma anche molte altre cose. Include tutte le esperienze della vita, anche i figli, il matrimonio, la famiglia. Il punto è che tutto si fa e si vive dal punto di vista della differenza, del due e non dell’uno. E sia ben chiaro, spiega il filosofo francese, la costruzione del mondo a partire dalla differenza è cosa assolutamente diversa dall’esperienza della differenza.

Ritanna Armeni, Il Foglio 7 agosto 2010

Per paura di morire mandiamo a morte le relazioni.

Amedeo Modigliani, Jeanne Hebuterne

(Il) consumismo sessuale, quella “smania del tutto e subito” radicata nella paura della morte. Il paradosso è questo: che per sfuggire alla morte ci manteniamo al suo cospetto per tutto il tempo. Che per paura di morire anticipiamo la morte scegliendo la solitudine, e mandiamo a morte le relazioni, o meglio non le facciamo neanche nascere, e non facciamo nascere più nulla.
Ma questo tenersi lontani dalla nascita, categoria cara ad Hannah Arendt (e lontani dalla rinascita cristiana, mediante la Resurrezione, in una vita non più minacciata dalla morte), non può forse essere letto come eccesso di maschilità del mondo? Scola conclude parlando di castità, e riconducendo il termine al suo significato originario, che non è quello di privazione, ma vuole semplicemente dire “tenere pulito, in ordine”, attività che le donne hanno sempre praticato con pazienza meticolosa.
Il senso di questa misura e di questa regola ce lo portiamo misteriosamente dentro, come un’impronta indelebile. Perfino certi sesso-dipendenti, tipo David Kepesh e altri disperati protagonisti dei romanzi dello spiritualissimo Philip Roth, con il loro disordine compulsivo non fanno altro che testimoniare la struggente mancanza del “bell’amore”, agitandosi intorno al vuoto scavato dalla mancanza di Dio.

Marina Terragni, Il Foglio, 21 luglio 2010

Il bell’amore.

Franz von Stuck, Il bacio della Sfinge.

La prima cosa che ho pensato, leggendo il discorso del patriarca Angelo Scola ai veneziani per la bella festa del Redentore è che il puro sesso è davvero un pessimo investimento. Sempre che esista un sesso in questo supposto stato di “purezza”: il nostro ambiente naturale è il simbolico;
per noi, bizzarri animali, le cose, e perfino gli istinti, cominciano a essere solo dal momento in cui gli diamo un nome.
“Normati” e costretti per la vita, anche da vecchi, a rincorrere quel piacere momentaneo; un sacco di energie spese per allestire fuggevoli rendez-vous. Ma fin dai primi e provvisori bilanci esistenziali, ti rendi conto che è già un successo se di quelle circostanze roventi te ne ricordi un
paio. Un tempo il consumismo sessuale tentava solo l’umanità maschile. Gli si davano altri nomi – collezionismo, dongiovannismo – e forse, tutto sommato, qualcosa di sacro resisteva. Oggi il sesso è dappertutto, nella triste provincia dei ragionieri scambisti e dei sabati al privé. Ma se il sesso è dappertutto, come dice Charles Melman, allievo di Lacan, vuole dire che non è più al centro. E questo è un guaio per la nostra identità. Oggi anche l’umanità femminile si dà al raunch e alla caccia grossa, “liberata” nel corso della cosiddetta rivoluzione sessuale, storico imprinting dell’omologazione tra i sessi. E allora, ti dicono tanti ragazzi, meglio una bella partita di pallone, una sgambata in montagna, casomai una sbronza nel week-end. E tocca a un cardinale ricordarci che cos’è il desiderio, il godimento, il “bell’amore”.

Marina Terragni, Il Foglio, 21 luglio 2010