La natura dell’uomo è rapporto con l’Infinito (#Meeting 2012).

La natura dell’uomo è rapporto con l’Infinito (#Meeting 2012).

Infatti, a mio avviso, solo due tipi di uomini salvano interamente la statura dell’es-sere umano: l’anarchico e l’autenticamente religioso. La natura dell’uomo è rapporto con l’infinito: l’anarchico è l’affermazione di sé all’infinito e l’uomo autenticamente religioso è l’accettazione dell’infinito come significato di sé.

Luigi Giussani, Il senso religioso, BUR

Non poteva esserci il cuore, se non c’era il traguardo del cuore: la felicità (Spirto gentil).

Non poteva esserci il cuore, se non c’era il traguardo del cuore: la felicità (Spirto gentil).

Gaetano Previati

Quando il bravissimo tenore intonò “Spirto gentil, ne’ sogni miei…” al vibrare della primissima nota io ho intuito, con struggimento, che quello che si chiama “Dio” – vale a dire il Destino inevitabile per cui un uomo nasce – è il termine dell’esigenza di felicità, è quella felicità di cui il cuore è insopprimibile esigenza.

Appena udito “Spirto gentil”, in quel preciso istante della mia vita, per la prima volta io capii che Dio c’era, e quindi che non poteva esserci niente, se non c’era il significato; che non poteva esserci il cuore, se non c’era il traguardo del cuore: la felicità.

Luigi Giussani, Spirto gentil, BUR

Quello che desideriamo come libertà è per sempre.

Quello che desideriamo come libertà è per sempre.

(..) Questo è molto interessante, di nuovo, perché è vero che è un giudizio; ma il problema è: quando diciamo: «Libertà», che cosa stiamo dicendo? Se Giussani dice che soltanto in un caso l’uomo è libero, se è diretto rapporto con l’infinito, che cosa vuol dire? Se l’uomo è soltanto un pezzo del meccanismo delle circostanze, noi dipendiamo da come vanno le cose; quando qualcuno ci loda ci
rallegriamo, e quando non lo fa affondiamo, come tutti. Che novità c’è in questo? Nessuna. Questo è la libertà? No, questa sarebbe una libertà a tempo: quando si compiono più o meno i nostri sogni, allora siamo liberi; e quando no, ci arrabbiamo. Ma – dice Giussani – quello che desideriamo come libertà, cioè come soddisfazione, non è soltanto per un momento, ma per sempre. Questo si vede quando ci troviamo davanti a uno da cui ci difendiamo, o quando qualcuno ci ferisce. La libertà è un bene molto scarso se dipendiamo, come tutti, dal flusso delle circostanze: quando le cose vanno bene, siamo contenti; quando le cose vanno male, affondiamo. Logico. Ma qui dice un’altra cosa, qui dice che la libertà è rapporto diretto con il Mistero! Allora quale errore occorre capire? Che non
soltanto io guardo l’altro in modo parziale, ma io guardo prima di tutto me stesso in modo parziale! Perché se io mi rendo conto che sono rapporto con il Mistero, e che è questo che mi rende libero e che mi soddisfa, allora siccome ho già in anticipo questa soddisfazione, posso essere libero dal fatto che qualcuno mi conceda le briciole che cadono dal suo tavolo. Se io non sono a questo livello di
libertà come esperienza, dipendo come tutti dalle briciole; e allora parlare di libertà diventa patetico. Per questo, o noi dipendiamo da Dio e allora siamo liberi da qualsiasi circostanza, o non dipendiamo da Dio e allora siamo schiavi di qualsiasi circostanza.

Julián Carrón

 

Per spiegare quella presenza, quel dato, dobbiamo ammettere qualcosa d’altro.

Per spiegare quella presenza, quel dato, dobbiamo ammettere qualcosa d’altro.

Che semplicità occorre per lasciarsi attirare da quella presenza, che, per la vibrazione che provoca in me, diviene così interessante da fare scattare la ricerca! Se questa ricerca non si ferma, non si blocca, per spiegare quella
presenza, quel dato, dobbiamo ammettere qualcosa d’altro. Ma spesso noi blocchiamo questa ricerca, e lo si vede dalle innumerevoli volte in cui sentiamo dire: perché davanti alla realtà dobbiamo tirare in ballo il Mistero, il Tu, Dio? Si domanda questo come se il rimando a un altro fattore oltre e dentro ciò che si vede, non fuori, ma oltre e dentro ciò che si vede, non fosse contenuto in ciò che si vede, nell’esperienza di ciò che si vede, nel dato, ma fosse costruito da noi. Certamente questo rimando è colto dal soggetto, ma appartiene all’oggetto, alla cosa, all’esperienza della cosa.

Julián Carrón, Milano, 1 ottobre 2011

La meraviglia della presenza mi attira, ecco come scatta in me la ricerca.

La meraviglia della presenza mi attira, ecco come scatta in me la ricerca.

(..) la religiosità nasce da questa attrattiva. Il primo sentimento dell’uomo è questa attrattiva; la paura – che si indica tante volte come origine della religiosità – non subentra che in un secondo momento. «La religiosità è innanzitutto l’affermarsi e lo svilupparsi dell’attrattiva [dell’essere. Questo è quello che
ci occorre, lo svilupparsi dell’attrattiva dell’essere]. C’è una evidenza prima e uno stupore del quale è carico l’atteggiamento del vero ricercatore: la meraviglia della presenza mi attira, ecco come scatta in me la ricerca».

Julián Carrón, Milano, 1 ottobre 2011