La vita è una nota sola, dal principio alla fine (Chopin, preludio op.28, “La goccia”).

La vita è una nota sola, dal principio alla fine (Chopin, preludio op.28, “La goccia”).

William Congdon, Ego sum

Avevo sentito decine e decine di volte questo pezzo di Chopin con il mio povero papà, che amava sempre sentire musica tutte le mezz’ore che era a casa. Questo pezzo piaceva molto a mio padre e anche a me è incominciato a piacere: man mano che diventavo grande – nove, dieci anni – è incominciato a piacere. Mi piaceva molto la melodia di primo piano, perché è facile ad intendersi ed è molto piacevole: il primo sentore del pezzo impone, infatti la suggestività della musica di primo piano.

Ma dopo averlo sentito decine e decine di volte – era ancora prima di entrare in seminario (mi mancavano ancora alcune settimane ad entrare, perché avevo deciso: dal giugno all’ottobre avevo deciso) – successe che, mentre ero lì seduto, sento che mio papà attacca ancora questo pezzo. Improvvisamente ho capito: ho capito che non avevo capito niente. Ho capito che il tema del pezzo non era la musica di primo piano, la melodia immediata, tenera e suggestiva, di primo piano; non era l’audizione istintiva del pezzo che faceva emergere la verità del pezzo.

La verità dei quel pezzo era una cosa assolutamente monotona, tanto monotona è una sola nota che si ripete continuamente, con qualche leggera variazione, dal principio alla fine. Ma quando uno si accorge di questa nota, è come se il resto – e così deve essere – passasse, non in seconda linea, ma ai margini, diventando come la cornice di un quadro. Nel quadro c’è questa nota, il quadro è fatto solo di questa nota, che diventa come una fissazione, e così, dal principio alla fine, si è come percossi continuamente da questa fissazione.

E io ho capito, senza poterlo pronunciare in un discorso, ho intuito allora di che si trattava. Ho detto: “Così è la vita! Questo pezzo è bellissimo perché è il simbolo della vita”. Nella vita l’uomo è percosso dalle cose che lo inteneriscono più istintivamente, che istintivamente gli piacciono, gli sono di comodo, di gusto… Insomma, domina l’istinto, l’immediato, il facile, il travolgente.

Invece la vita è una cosa che sta al di là della musica di primo piano: è una nota sola dal principio alla fine, da quando si è fanciulli a quando si è vecchi.

Luigi Giussani,

Edifici di cemento armato, senza finestre.

Edifici di cemento armato, senza finestre.

La ragione positivista, che si presenta in modo esclusivista e non è in grado di percepire qualcosa al di là di ciò che è funzionale, assomiglia agli edifici di cemento armato senza finestre, in cui ci diamo il clima e la luce da soli e non vogliamo più ricevere ambedue le cose dal mondo vasto di Dio. E tuttavia non possiamo illuderci che in tale mondo autocostruito attingiamo in segreto ugualmente alle “risorse” di Dio, che trasformiamo in prodotti nostri. Bisogna tornare a spalancare le finestre, dobbiamo vedere di nuovo la vastità del mondo, il cielo e la terra ed imparare ad usare tutto questo in modo giusto.

Benedetto XVI, Discorso al Bundestag.

Cerca invece disperatamente una causa più profonda.

Cerca invece disperatamente una causa più profonda.

Sunrise over New Jersey from plane (from the web)

Bucky non riusciva ad accettare che l’epidemia di polio fra i bambini di Weequahic e del campo di Indina Hill fosse stata una tragedia. Doveva trasformare la tragedia in colpa. Doveva trovare una necessità a quanto accaduto. C’è un’epidemia e lui ha bisogno di trovarne la ragione. Deve chiedere perché? Perché? Perché? Che si tratti di qualcosa di insensato, contingente, incongruo e tragico non lo soddisfa. Che si tratti del proliferare di un virus non lo soddisfa. Cerca invece disperatamente una causa più profonda, questo martire, questo maniaco del perché, e trova il perché o in Dio oppure in se stesso oppure, misticamente, misteriosamente, nel loro letale fondersi nell’unico distruttore.

Philip Roth, Nemesi, Einaudi

Niente è deludente come un pesce preso all’amo.

Niente è deludente come un pesce preso all’amo.

Leah Giberson, Approaching

Cos’è un delitto? Lo chiedo a un vecchio cinese cieco. Indica il tratto di molo dove è avvenuto l’omicidio. Mi chino e raccolgo un fiore.

Lo annuso. Vorrei restare qui a annusarlo per sempre, so che questo è il momento migliore, il più vago, il più leggiadro, che approssimandosi la conclusione dell’inchiesta, la resa dei conti, tutto si fa più difficile, più rischioso. Devo dirimere i fili della storia, tirarli, e niente è deludente come un pesce preso all’amo, a meno che disegnando mille ghirigori e danze audaci balzi nell’aria luccicante…e lì si smarrisca.

Umberto Silva, Demoni insonni, Spirali

Uno strappo verticale che grida verso il Cielo.

Uno strappo verticale che grida verso il Cielo.

Non tutto dunque è così cattivo in questi tempi della sparizione annunciata. L’ora è tragica, ma la tragedia risveglia la nostra dignità più alta, quello di uno strappo verticale che grida verso il Cielo, e quella di una carità soprannaturale, forte come la Morte. penso alle ultime parole dell’Elettra di Jean Giraudoux. Una donna chiede in mezzo al disastro: “Come si chiama questo, quando si leva il giorno, come oggi, e che tutto è rovinato, che tutto è saccheggiato, e che tuttavia l’aria si respira, e che si è perso tutto, e che tutta la città brucia, e che gli innocenti si uccidono tra loro, ma che i colpevoli agonizzano, in un angolo del giorno che si leva?” Ed un mendicante risponde alla donna: “Questo ha un nome molto bello, donna Narsès. Si chiama aurora.”

Fabrice Hadjadj, Meeting di Rimini, 25 agosto 2011

Sentono che non abbiamo più tempo.

Sentono che non abbiamo più tempo.

Diane Arbus

Se l’angoscia davanti alla morte individuale provoca la fuga nel divertimento, verso quali divertimenti mostruosi ci getterà l’angoscia della morte collettiva? I giovani più lucidi lo sanno benissimo. E’ inutile parlargli di lavoro, professioni del futuro, riuscita sociale. Ciò non dice loro più niente. I nostri bei progetti borghesi non hanno più nessun senso ai loro occhi. Essi hanno bisogno di successo facile, denaro facile, estasi facile, bingo per il bunga-bunga! perchè sentono che non abbiamo più il tempo.

Il tempo lungo, la durata in cui si iscrivono la politica e la cultura, non ha più nessuna garanzia. Una volta potevamo agire per la posterità. Un artista poteva affinare la sua opera nell’incomprensione generale credendo che sarebbe stato compreso nel secolo futuro. Un capo poteva sacrificarsi, come voleva lo zio Kolja, per costruire un mondo migliore. Ma noi non siamo neanche certi che ci sarà ancora un mondo. Il tempo degli eroi sembra finito perché l’eroismo presuppone la memoria della posterità.

Fabrice Hadjadj, Meeting di Rimini, 25 agosto 2011

Grazie ad azioni belle e dunque “memorabili” (bisogna avere un’attrezzatura spirituale).

Grazie ad azioni belle e dunque “memorabili” (bisogna avere un’attrezzatura spirituale).

“Si può essere atei, si può non sapere se Dio esista e per che cosa, e nello stesso tempo sapere che l’uomo non vive nella natura ma nella storia, e che, nella concezione che oggi se ne ha, essa è stata fondata da Cristo e il Vangelo ne è il fondamento. Ma che cosa è la Storia? E’ un dar principio a lavori secolari per riuscire a poco a poco a risolvere il mistero della morte e vincerla un giorno. Per questo si scoprono l’infinito matematico e le onde elettromagnetiche, per questo si scrivono sinfonie ma non si può progredire in tale direzione senza una certa spinta. Per scoperte del genere bisogna avere un’attrezzattura spirituale, e in questo senso i dati sono già tutti nel Vangelo. Eccoli. In primo luogo l’amore per il prossimo, questa forma suprema dell’energia vivente che riempie il cuore dell’uomo ed esige di espandersi e di essere spesa. Poi i principali elementi costitutivi dell’uomo d’oggi, senza i quali l’uomo non è pensabile, e cioè l’idea delal libera individualità e della vita come sacrificio (..). Gli antichi non avevano storia in questo senso.” Boris Pasternak, Il dottor Zivago, Feltrinelli.

Questo passaggio è dei più significativi. Riprende le nozioni giudaico-cristiane di storia, di amore del prossimo, di libertà della persona, di sacrificio come compimento, ma per separarle dalla loro sorgente soprannaturale. L’amore del prossimo, per esempio, non è più fondato sulla sua vocazione alla vita eterna, è una “forma evoluta dell’energia vivente”. Il sacrificio non è più l’offerta e la comunione di Dio, ma il fatto di votarsi e di morire per gli altri, per le generazioni future, l’immortalità è essere “presente negli altri” grazie ad azioni belle e dunque “memorabili”. Ciò presuppone, inoltre, che ci siano altri sulla terra per ricordarsi di noi.

Fabrice Hadjadj, Meeting di Rimini, 25 agosto 2011