Cosa sarà

Bici

Cosa sarà
Cosa sarà che fa crescere gli alberi
la felicità
che fa morire a vent’anni anche se vivi fino a cento
cosa sarà a far muovere il vento
a fermare il poeta ubriaco
a dare la morte per un pezzo di pane o un bacio non dato
Cosa sarà
che ti svegli al mattino e sei serio
che ti fa morire ridendo di notte all’ombra di un desiderio
Cosa sarà
che ti spinge ad amare una donna bassina e perduta
la bottiglia che ti ubriaca anche se non l’hai bevuta
Cosa sarà
che ti spinge a picchiare il tuo re
che ti porta a cercare il giusto dove giustizia non c’è
Cosa sarà
che ti fa comprare di tutto anche se è di niente che hai bisogno
Cosa sarà
che ti strappa dal sogno
Cosa sarà
che ti fa uscire di tasca dei no non ci sto
ti getta nel mare e ti viene a salvare
Cosa sarà
che dobbiamo cercare
che dobbiamo cercare
Cosa sarà
che ci fa lasciare la bicicletta sul muro
e camminare a sera con un amico a parlare del futuro
Cosa sarà
questo strano coraggio o paura che ci prende
e ci porta ad ascoltare la notte che scende
Cosa sarà
quell’uomo e il suo cuore benedetto
che sceso dalle scarpe e dal letto si è sentito solo
e come un uccello che in volo si ferma
e guarda giù.

Lucio Dalla, Francesco De Gregori

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Quella finalità irrinunciabile.

Francisco De Zurbaran

Francisco De Zurbaran


L’attenzione, dunque, si dà in circoli che descrivono una differente ampiezza. Se l’attenzione potesse materializzarsi, si potrebbe vedere come in alcuni casi esplora un ampio orizzonte, come in altri si avvicina fino al confine stesso dell’orizzonte, nel momento in cui sembra ormai non averlo più, e ci si perde. In altri casi circonda un brandello, un punto della realtà come se si trattasse di farsi spazio in una piazzaforte. E, in verità, è proprio così.
Giacchè l’essenza dell’attenzione è captare, assorbire, prendere possesso avvicinandosi a questo immenso, illimitato continente che è la realtà. Dal momento che la realtà è una -non possiamo smettere di crederlo- e multipla, l’attenzione, per essere seguita da vicino, deve farsi multipla. L’attenzione dalle molteplici forme si fa irriconoscibile e può persino passare per la disattenzione più totale.
Ma l’attenzione, circondando la realtà, va a conquistarla per questa strana creatura che è l’essere umano da cui è comandata e da cui nasce. Così ci saranno tante forme essenziali di attenzione quanti sono i piani che che formano la psiche e la persona. Studiare l’attenzione nelle sue diverse forme porta contemporaneamente a studiare la struttura dell’essere umano e la struttura di come, davanti a lui, appare la realtà (..).
La presunta unità di tutte queste diverse forme di attenzione è la stessa cosa, naturalmente, della supposta intimità sostanziale di tutti i piani che compongono la struttura dell’essere umano: la necessità di avere un tema che avvolge la finalità.
Quella finalità irrinunciabile che richiede una volta e un’altra ancora e sempre l’invincibile speranza.

Maria Zambrano, Per l’amore e per la libertà, Marietti 1820

Cercare quello che si ha già.

Una persona distratta può essere in realtà una persona profondamente attenta, una persona assorbita da un’attenzione alla ricerca del suo tema.
Ma non si cerca in maniera così perseverante quel che in certo modo non si ha già.

Maria Zambrano, Per l’amore e per la libertà, Marietti 1820

Stoviglie color nostalgia

Incontro

E correndo mi incontrò lungo le scale,
quasi nulla mi sembrò cambiato in lei,
la tristezza poi ci avvolse come miele,
per il tempo scivolato su noi due.
Il sole che calava già rosseggiava la città
già nostra e ora straniera e incredibile e fredda:
come un istante “déjà vu“, ombra della gioventù, ci circondava la nebbia…

Auto ferme ci guardavano in silenzio, vecchi muri proponevan nuovi eroi,
dieci anni da narrare l’uno all’ altro, ma le frasi rimanevan dentro in noi:
“cosa fai ora? Ti ricordi? Eran belli i nostri tempi,
ti ho scritto è un anno, mi han detto che eri ancor via”.
E poi la cena a casa sua, la mia nuova cortesia, stoviglie color nostalgia…

E le frasi, quasi fossimo due vecchi, rincorrevan solo il tempo dietro a noi,
per la prima volta vidi quegli specchi, capii i quadri, i soprammobili ed i suoi.
I nostri miti morti ormai, la scoperta di Hemingway,
il sentirsi nuovi, le cose sognate e ora viste:
la mia America e la sua diventate nella via la nostra città tanto triste…

Carte e vento volan via nella stazione, freddo e luci accesi forse per noi lì
ed infine, in breve, la sua situazione uguale quasi a tanti nostri films:
come in un libro scritto male, lui s’ era ucciso per Natale,
ma il triste racconto sembrava assorbito dal buio:
povera amica che narravi dieci anni in poche frasi ed io i miei in un solo saluto…

E pensavo dondolato dal vagone “cara amica il tempo prende il tempo dà…
noi corriamo sempre in una direzione, ma qual sia e che senso abbia chi lo sa…
restano i sogni senza tempo, le impressioni di un momento,
le luci nel buio di case intraviste da un treno:
siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa e il cuore di simboli pieno…”

Francesco Guccini

L’esperienza 4: il risuonatore di Quincke

Risuonatore di Quincke
“La lealtà dell’uomo originale, la sincerità del bambino, è come il risuonatore di Quincke. Sapete cos’è?
No.
Prima liceo classico, fisica. Avete lì sette tolle ed avete un diapason. Per sapere di che nota è questo diapason, lo mettete davanti a quelle tolle e, quando arriva al si, sentite un boato: è un diapason fissato sul si.
Il risuonatore di Quincke è tutta la natura di quel poeta che, a quello che prova, all’invidia che prova, alla nostalgia che prova, fa delle domande.”
Don Luigi Giussani, Si può (veramente!?) vivere così?, BUR, Rizzoli 1996

Cosa è la vita?

Normalmente nella vita, per tutta la gente, è serio il problema dei
soldi, è serio il problema dei figli, è serio il problema dell’uomo e della
donna, è serio il problema della salute, è serio il problema politico: per
il mondo, tutto è serio eccetto che la vita. Non dico la vita – la vita come
salute è una cosa seria, facilmente –, ma “la vita”.
Ma cosa è “la vita” più che la salute, i soldi, il rapporto tra l’uomo e la donna, i figli, il lavoro? Cos’è la vita più di questo? Che cosa implica? La vita implica tutto questo, ma con uno scopo di tutto, con un significato.

Don Luigi Giussani, Si può vivere così? Rizzoli, Milano 2007