Ciò che si vede è l’inconcepibile (le stelle sono indispensabili).

Ciò che si vede è l’inconcepibile (le stelle sono indispensabili).

Via_Lattea

Ciò che si vede è l’inconcepibile: il colossale spettacolo della mancanza di antagonismo. Ciò che si vede con i propri occhi è il grande cervello del tempo, una galassia di fuoco non acceso da mano umana.

Le stelle sono indispensabili.

Philip Roth, Ho sposato un comunista, Einaudi

La sua desolata solitudine.

La sua desolata solitudine.

big_PRAutunnoinMissouri

(…) Poi emergevano, ne uscivano fuori, e quella linea era netta come traversare una soglia in un muro. D’improvviso campi di cotone e di mais scheletrito su stendevano su entrambi i lati, spettrali e immoti sotto la pioggia grigia; qua e là una cosa, coi suoi fienili, i suoi steccati, dove la mano dell’uomo si era aggrappata per un istante, stringendosi forte, al muro delle selve dietro di loro, terribili nella loro immobilità e in apparenza impenetrabili, in quella luce grigia e calante, mentre il minuscolo orifizio attraverso cui erano emersi sembrava esser stato inghiottito. Il surrey era in attesa, il cugino McCaslin e il maggiore de Spain e il generale Compson e Walter e Boon smontavano lì accanto. Poi Sam scendeva dal carro e montava su un cavallo, e con gli altri legati dietro invertiva il cammino. Il ragazzo lo guardava per un po’ stagliarsi contro quella parete, tornando a ciò che il ragazzo considerava -e era convinto anche il cugino McCaslin la pensasse così- la sua desolata solitudine.

William Faulkner Go down, Moses Einaudi

Rimasi semplicemente lì dov’ero a guardare lo splendore dei suoi occhi.

Rimasi semplicemente lì dov’ero a guardare lo splendore dei suoi occhi.

vettriano15i

Ero con un piede appoggiato al predellino, proteso nell’abitacolo, a guardarla. Non risposi alla sua domanda. Rimasi semplicemente lì dov’ero a guardare lo splendore dei suoi occhi. Poi chiusi la portiera e mi avvia lungo la strada, verso la Franklin. Perfino con il vento che mi flagellava la faccia potevo ancora sentire l’odore del legno di sandalo nei suoi capelli.

E il tocco delle sue labbra.

Raymond Chandler, Vento rosso

Piangeva sulla vita ridendoci su.

canal4

Ma quando si trattava di descriverla a loro, che non avevano mai ascoltato la melodia di quella chitarra, incisiva, fuggevole e di raffinata delicatezza, la memoria perdeva colpi. Non c’era modo di descriverla; bisognava sentirla, la battuta costante, sicura, piena di ritmo, con i piccoli ritornelli a due o tre accordi in coda al motivo principale, contenente ciascuno l’intera essenza e il disegno dell’allegra tragedia di questo mondo ( e di quell’altro mondo).

E al di sopra di tutto ciò la singola corda pizzicata della melodia che seguiva puntuale la battuta, ricamandoci attorno insiema agli arpeggi secchi e veloci, sempre in moto, senza un’esitazione, senza mai perdersi e senza mai dover fare pause per riattaccare, spostandosi di colpo dalle note poco accentate della malinconica battuta jazz al brusco ritmo gitano imprevedibile ed esplosivo che piangeva sulla vita ridendoci su, troppo rapido perché l’orecchio potesse seguirlo, troppo originale perché la mente potesse prevederlo, troppo intricato perché la memoria potesse ricordarlo.

James Jones, Di qui all’eternità.

 

Forse fu colpa del tramonto.

hawaii tramonto dorato

Forse fu colpa del tramonto, i tramonti lo stordivano sempre. O forse fu la vicinanza del corpo di lei, di quella testa che gli arrivava appena alla spalla. In passato Prew aveva notato che la vicinanza di un corpo femminile tendeva a sconvolgere i suoi processi mentali, reazione che non poteva controllare e che volte lo stordiva ancora più dei tramonti; aveva capito, durante un discreto numero di anni, che le donne di solito non condividevano quella reazione, cosa che conferiva loro un certo vantaggio iniziale sugli uomini. Oppure fu solo la travolgente novità di tutto quello che gli stava accadendo, a cui non aveva avuto tempo di adattarsi.

James Jones, Di qui all’eternità.

Non andar via, Lorene. Resta qui.

Non andar via, Lorene. Resta qui.
Lovers_in_th_night_3489325635_893555bab6_o

Poi, così sembrò, il lungo pallido sogno con il vestito sottilissimo e morbido che non riusciva a coprire i capezzoli o il rigonfio triangolo nero che lui amava guardare gli porse il vassoio con sopra la tromba d’oro e, nell’altro vassoio, con l’altra mano, le due scatolette di razione C, carne e fagioli, e si chinò su di lui e lo baciò sulle labbra, perché lui aveva scelto l’opzione sbagliata, e i cieli pieni di nuvole crollarono.

“Adesso dormi”.

“Perché mi hai baciato? Credi che sia ubriaco e che poi non me ne ricordi. Me ne ricorderò. E tornerò”.

“Ssh. Ssh. Certo che ritornerai”.

“Tu credi che non lo farò. Ma io lo farò. Tornerò. Tornerò sempre”.

“Certo, lo so bene”.

“Tornerò la sera del giorno di paga”.

“E io ti cercherò”.

“E ricorderò tutto quello che ho visto stanotte e allora te lo spiegherò. Ho visto tutto in modo così chiaro e semplice che so che me lo ricorderò. Tu non credi che me lo ricorderò?”

“Certo che te lo ricorderai”.

“Devo ricordarmelo. E’ importante. Non andar via, Lorene. Resta qui”.

“Starò qui. Tu adesso dormi”.

James Jones, Di qui all’eternità.

La più dura di tutte le cose dure (incontrare un altro essere umano fiato a fiato).

img_0006a

Una Lorene dura, fredda e brillante come una pietra preziosa; ma reale, realissima, e viva. Fu questo che lo fece innamorare. Era penetrato nel guscio di Lorene come ben di rado riesce agli uomini di penetrare nel guscio delle donne, come mai riesce ai soldati di penetrare nel guscio delle puttane; e da lei sarebbe tornato la sera del giorno di paga, anche se avesse dovuto rubare i soldi, perché a suo parere, in questo mondo, ormai, la più dura di tutte le cose dure è distinguere la realtà dall’illusione, incontrare un altro essere umano fiato a fiato senza le pareti prefabbricate fonoassorbenti della moderna igiene sempre in mezzo, e capire nel momento dell’incontro che questo significa davvero appartenere alla razza umana, e non impersonare il ruolo momentaneo degli essere umani; in questo mondo questa è la cosa più difficile, perché in questo mondo, pensava, ogni ape si spreme dal torace la cera per farsi la propria cella, per proteggere la sua provvista di miele, ma io ho rotto la cella, solo una volta, questa volta sola.

James Jones, Di qui all’eternità.