Niente è deludente come un pesce preso all’amo.

Niente è deludente come un pesce preso all’amo.

Leah Giberson, Approaching

Cos’è un delitto? Lo chiedo a un vecchio cinese cieco. Indica il tratto di molo dove è avvenuto l’omicidio. Mi chino e raccolgo un fiore.

Lo annuso. Vorrei restare qui a annusarlo per sempre, so che questo è il momento migliore, il più vago, il più leggiadro, che approssimandosi la conclusione dell’inchiesta, la resa dei conti, tutto si fa più difficile, più rischioso. Devo dirimere i fili della storia, tirarli, e niente è deludente come un pesce preso all’amo, a meno che disegnando mille ghirigori e danze audaci balzi nell’aria luccicante…e lì si smarrisca.

Umberto Silva, Demoni insonni, Spirali

Tu devi partire dal fatto che hai le farfalle nello stomaco per questo qua.

Tu devi partire dal fatto che hai le farfalle nello stomaco per questo qua.


(..) la cosa che più mi impressiona è che uno smette di avere paura della realtà. Mi ha impressionato (lo dico in negativo però…) una mia amica l’altro giorno che mi diceva: «Guarda, volevo dirti questa cosa, che forse, in qualche modo, credo di avere una preferenza per quel tale ragazzo», e io le ho detto: «Ma scusa, ma che “mezze cartucce” siamo diventati? Sei innamorata o no?». «Mah, forse…». «Sì o no?». Non si dà il nome giusto alle cose. E la risposta che lei mi ha dato mi ha fatto capire qual è il punto: «Beh, c’è un’alta probabilità di rischio…». E io: «Di rischio di cosa?». «Che non vada come voglio io». Mi è venuto in mente quanto siamo legati all’esito e, soprattutto, che ci perdiamo il meglio perché questa qua dopo è partita dicendo: «No, tranquillo, io mi sto già chiedendo Chi e perché me l’ha dato». «Ma cosa stai dicendo?!», le ho detto. E poi l’ho sfidata: «Guarda che è umano, tu devi partire dal fatto che hai le farfalle nello stomaco per questo qua. Il punto è che allora, quando ti accorgi che hai addosso una cosa così, che non riesci a strapparti di dosso, ti puoi chiedere: “Ma chi mi sta dando questa cosa qua?”», perché se no ci perdiamo veramente il meglio di tutto.

Julián Carrón, Tracce n.3, marzo 2011

L’amore è l’esperienza del mondo a partire da due, e non da uno.

Egon Schiele, Famiglia

Si può dire che quella sicurezza che imponevano un tempo le convenzioni sociali, l’autorità, le divisioni dovute alla ricchezza o alla povertà oggi sono riproposte proprio dai più moderni mezzi di comunicazione. Che questa operazione riesca completamente è un’altra faccenda. L’esperienza dimostra che nel rischio amoroso si finisce poi col cascare. Per fortuna. Ma questo di fatto si propone. A questa illusione la gran parte degli abitanti del libero occidente si abbandona.
Che tipo di amore si può oggi contrapporre a quello che esige un contratto, uno scambio di vantaggi? Non certo l’amore romantico fondato sulla magia dell’incontro e sulla passione cieca e inspiegabile. Ma neppure lo scetticismo che spinge a dire che il sentimento amoroso non è che illusione e camuffamento della naturale e istintiva attrazione sessuale. L’amore – questa la definizione che ne dà Alain Badiou – è l’esperienza del mondo a partire da due e non da uno. E’ il mondo visto esaminato e praticato a partire dalla differenza e non dall’identità. Un progetto che include
il desiderio sessuale, ma anche molte altre cose. Include tutte le esperienze della vita, anche i figli, il matrimonio, la famiglia. Il punto è che tutto si fa e si vive dal punto di vista della differenza, del due e non dell’uno. E sia ben chiaro, spiega il filosofo francese, la costruzione del mondo a partire dalla differenza è cosa assolutamente diversa dall’esperienza della differenza.

Ritanna Armeni, Il Foglio 7 agosto 2010

La disperata ricerca di un amore senza rischi.

Egon Schiele, Wally

(..) dovunque si guardi sono tanti i tentativi di ingabbiarlo nelle maglie della ricerca dell’assenza di rischio. Prendete l’amore su Internet. Si clicca e si cerca il partner. Si precisa come lo si vuole, biondo o bruno, sportivo o esperto di letteratura russa. Ci informa sul suo carattere e sulle sue disponibilità finanziarie. Sulle sue preferenze sessuali. Si esaminano nel dettaglio le sue foto, i suoi gusti. Che cosa è tutto questo se non la disperata ricerca di un amore senza rischi, di un innamoramento senza sofferenza, in cui tutto è programmato, esaminato in precedenza, e accettato o rifiutato senza correre alcun pericolo. Forse è un’illusione, ma è questo che oggi viene proposto e senza infingimenti.

Ritanna Armeni, Il Foglio 7 agosto 2010

Rischio, azzardo, avventura, molto probabilmente sofferenza.

Egon Schiele, Portrait, Black vase

Che cosa è diventato l’amore ai tempi del mercato? Un amore “da reinventare” risponderebbe il poeta Arthur Rimbaud, perché oggi viviamo i tempi dell’interesse, della sicurezza a ogni costo del godimento, della sessualità priva di sentimento, invece – si sa – l’amore è tutt’altro: è rischio, azzardo, avventura, molto probabilmente sofferenza.

Forse ai tempi del mercato non possiamo più permettercelo.
Forse ne siamo impauriti e preoccupati.
Forse per viverlo dobbiamo prima addomesticarlo.

Ritanna Armeni, Il Foglio 7 agosto 2010.

L’amore è un rischio inutile.

E.Hopper, Nighthawks, detail

Perché questa ricerca di sicurezza, perché questo ossessivo evitare i rischi, l’azzardo che il vero rapporto fra due esseri umani comporta in una società che si definisce libera, che sostiene i diritti, che protegge le libertà individuali? E in cui, di conseguenza si dovrebbero immaginare rapporti umani fluidi, spontanei, privati dai legami del bisogno o della tradizione? Ed ecco il primo legame fra sentimento amoroso e ordine sociale. C’è un’analogia – dice Badiou citando Richard Sennett e Zygmunt Bauman – fra quel: “Non ti assumo”, detto dall’imprenditore al lavoratore precario
e quel: “Non mi impegno”, affermato al proprio partner. Paragone audace? Sicuramente. Ma se si esamina la vita sociale con gli occhi dell’amore, si scopre che c’è un filo neppure troppo sottile che lega la negazione del rapporto con l’altro nel lavoro, la noncuranza per la sua sorte, la mancanza di fiducia, la negazione di un rischio e il rifiuto di un impegno amoroso. In entrambi i casi per perseguire la propria sicurezza si abbandona l’altro a se stesso. Oggi assistiamo a una sorta di alleanza – spiega il filosofo francese – fra una concezione liberale e una concezione libertaria dell’amore: “Esse convergono nell’idea che l’amore è un rischio inutile”. La prima rinvia a una sorta di coniugalità in cui tutto è previsto e programmato nella dolcezza della sessualità, l’altra a una pratica sessuale piacevole e piena di godimento. Entrambi fanno economia o rinunciano alla passione. Stretto da questa morsa, da questo accerchiamento il sentimento amoroso esce minacciato nella sua essenza più autentica. E’ ovvio che bisogna reinventarlo insieme al rischio all’avventura contro la sicurezza e il falso comfort. E’ difficilissimo.

Ritanna Armeni, Il Foglio, 7 luglio 2010.