Auguri di una Santa Pasqua di Resurrezione

Auguri di una Santa Pasqua di Resurrezione

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«La fragilità dei tempi in cui viviamo è anche questa: credere che non esista possibilità di riscatto, una mano che ti rialza, un abbraccio che ti salva, ti perdona, ti risolleva, ti inonda di un amore infinito, paziente, indulgente; ti rimette in carreggiata.
Quando si sperimenta l’abbraccio di misericordia, quando ci si lascia abbracciare, quando ci si commuove: allora la vita può cambiare, perché cerchiamo di rispondere a questo dono immenso e imprevisto, che agli occhi umani può apparire perfino “ingiusto”, per quanto è sovrabbondante».
Papa Francesco

«Quando il centurione vide Gesù; quando la samaritana si sentì guardata e descritta in tutto; e quando l’adultera si sentì dire: “Neanch’io ti condanno, va’ e non sbagliare più”; quando Giovanni e Andrea si videro quel volto fissarli e parlargli: fu un immergersi nella sua presenza.
Immergerci nella presenza di Cristo che ci dà la sua giustizia, guardarlo: questa è la conversione che ci cambia alla radice; vale a dire: che ci lascia perdonati. Basta riguardarlo, basta ripensarlo, e siamo perdonati».
Luigi Giussani

La fede corrisponde alle esigenze fondamentali e originali del cuore di ogni uomo.

La fede corrisponde alle esigenze fondamentali e originali del cuore di ogni uomo.
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«Gesù Cristo ti ama, ha dato la sua vita per salvarti, e adesso è vivo al tuo fianco ogni giorno, per illuminarti, per rafforzarti, per liberarti». Quando diciamo che questo annuncio è «il primo», ciò non significa che sta all’inizio e dopo si dimentica o si sostituisce con altri contenuti che lo superano. È il primo in senso qualitativo, perché è l’annuncio principale, quello che si deve sempre tornare ad ascoltare. È l’annuncio che risponde all’anelito d’infinito che c’è in ogni cuore umano. Tale convinzione, tuttavia, si sostiene con l’esperienza personale, costantemente rinnovata, di gustare la sua amicizia e il suo messaggio, convinti, in virtù della propria esperienza, che non è la stessa cosa aver conosciuto Gesù o non conoscerlo, non è la stessa cosa camminare con Lui o camminare a tentoni. Sappiamo bene che la vita con Gesù diventa molto più piena e che con Lui è più facile trovare il senso di ogni cosa.
(Papa Francesco)

Per la mia formazione in famiglia e in seminario prima, per la mia meditazione dopo, mi ero profondamente persuaso che una fede che non potesse essere reperta e trovata nell’esperienza presente, confermata da essa, utile a rispondere alle sue esigenze, non sarebbe stata una fede in grado di resistere in un mondo dove tutto, tutto, diceva e dice l’opposto. Mostrare la pertinenza della fede alle esigenze della vita e, quindi – questo «quindi» è importante per me -, dimostrare la razionalità della fede, implica un concetto preciso di razionalità. Dire che la fede esalta la razionalità, vuol dire che la fede corrisponde alle esigenze fondamentali e originali del cuore di ogni uomo. Per questo dare ragione della fede significa descrivere sempre di più, sempre più ampiamente, sempre più densamente, gli effetti della presenza di Cristo nella vita della Chiesa nella sua autenticità, quella la cui «sentinella» è il Papa di Roma.
(Luigi Giussani)

Il destino non ha lasciato solo l’uomo. Buona Pasqua!

Il destino non ha lasciato solo l’uomo. Buona Pasqua!

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Il fatto dell’Incarnazione, l’inconcepibile pretesa cristiana, è rimasto nella storia sostanzialmente nella sua interezza: un uomo che è Dio − che, dunque, conosce l’uomo e che l’uomo deve seguire per avere la vera conoscenza di se stesso e delle cose −. L’esperienza iniziale di coloro che hanno vissuto con Gesù e lo hanno seguito, trasmessa dai Vangeli, ha un significato inequivocabile: il destino non ha lasciato solo l’uomo. Il cristianesimo è un avvenimento che è stato annunciato nei secoli e ci raggiunge ancor oggi. Il vero problema è che l’uomo lo riconosca con amore.
(Luigi Giussani)

La sua pietà non ci lasci nel cammin, nel nostro ultimo giorno.

La sua pietà non ci lasci nel cammin, nel nostro ultimo giorno.

Per Te Signore, padrone potente e glorioso,
tutta la terra sia come un unico coro.
Di lode a Te: è il nostro canto per Te,
voce del popolo tuo.
Solo amor che vivendo ci doni la vita,
e nella vita da morte ci hai sempre salvato.
Alleluia: è il nostro grido a Te,
voce del popolo tuo.
Lode al Signore, il male è ormai perdonato,
Egli ha promesso un luogo eterno di pace.
La sua pietà non ci lasci nel cammin,
nel nostro ultimo giorno.

Quello che abbiamo di più caro nel cristianesimo è Cristo stesso.

Quello che abbiamo di più caro nel cristianesimo è Cristo stesso.

«L’imperatore si rivolse ai cristiani dicendo: “Strani uomini… ditemi voi stessi, o cristiani, abbandonati dalla maggioranza dei vostri fratelli e capi: che cosa avete di più caro nel cristianesimo?”. Allora si alzò in piedi lo starets Giovanni e rispose con dolcezza: “Grande sovrano! Quello che abbiamo di più caro nel cristianesimo è Cristo stesso. Lui stesso e tutto ciò che viene da Lui, giacché noi sappiamo che in Lui dimora corporalmente tutta la pienezza della Divinità». […]

Vladimir Solov’ev Il dialogo dell’Anticristo.

Assunzione di Maria Vergine.

Assunzione di Maria Vergine.

Nostra Signora dell'Assunzione, Andrea del Castagno

(..) può l’uomo cooperare con Dio nell’opera della salvezza? Il che non sarebbe un «dividere» la grazia di Cristo, ma una realizzazione diversa della stessa
opera di grazia. La Chiesa Cattolica risponde affermativamente anche a questo secondo problema; e non teme, esaltando i meriti di Maria, di favorire una devozione che diminuisca la gloria unica dei meriti di Cristo. Anzi, essa intende, glorificando Maria, rendere in ultima analisi un più completo omaggio a quell’unica Redenzione di Cristo che dal peccato ha saputo trarre un Essere così benedetto.

Luigi Giussani, Porta la speranza. Primi scritti. Marietti 1820

Che la tua vita, come ogni giornata, sia l’annuncio della Resurrezione.

Che la tua vita, come ogni giornata, sia l’annuncio della Resurrezione.


Mi narrerai ciò che hai visto, ciò che avrai udito; mi comunicherai ciò che avrai esperimentato. Poiché anch’io possa sforzarmi di più a sviluppare la mia vita sotto il tema di quella armonia. Ti porgo il mio augurio più fraterno, che ti prego estendere alla tua famiglia, in modo particolarissimo alla tua mamma – che sono proprio felice venga con te. Sarei anche tanto volentieri venuto a trovarti oggi: ma il lavoro è molto. L’augurio pasquale per te è sempre strettamente unito all’augurio dell’onomastico: non solo cronologicamente, ma soprattutto nel significato interiore. Che cosa di più magnifico che la tua vita, come ogni giornata, sia l’annuncio della Risurrezione, e da questo annuncio ogni istante e ogni sentimento ed ogni pensiero redento?

Ti abbraccio affettuosamente, don Luigi

Luigi Giussani, Lettere di fede e di amicizia ad Angelo Majo, San Paolo 2007

Il tuo nome è nato da ciò che fissavi.

Il tuo nome è nato da ciò che fissavi.


«Il tuo nome è nato da ciò che fissavi.» Vi ricordate, a Pasqua, l’abbiamo meditata molto questa frase di una poesia, sulla Veronica, di Giovanni Paolo II. «Nacque il tuo nome da ciò che fissavi.» Immaginate Gesù che va al patibolo e tutta la gente attorno, anonima. In questa folla anonima una donna lo guarda, lo fissa, e si apre il varco verso di lui. Immaginate la gente che doveva tirarsi via per farla passare. Allora Egli ha incominciato a guardarla: quella donna, che era anonima nella folla, è diventata presenza da ciò che fissava, apparteneva a ciò
che fissava. La sua persona apparteneva a quell’uomo che fissava: potevano schiacciarla e linciarla. La folla è questo mondo che ci circonda; folla anonima, insensata, perché non ha coscienza del senso, cioè del destino.

Luigi Giussani, L’io rinasce in un incontro (1986-1987), BUR

Se non c’è uno che gusta il Monte Bianco, è come se non esistesse il Monte Bianco.

Se non c’è uno che gusta il Monte Bianco, è come se non esistesse il Monte Bianco.


Se non c’è uno che gusta il Monte Bianco, è come se non esistesse il Monte Bianco; se non c’è uno che gusta il mattino – un mattino primaverile come ne abbiamo avuti (adesso siam tornati in inverno!) -, è inutile che esista il mattino. Se uno non sente il canto della Adriana sul mattino,  per che cosa c’è il mattino? Con gli occhi cisposi e sonnacchiosi si inoltra nelle cose da fare, contrattaccato
continuamente da ogni spigolo (perché tutto diventa spigoloso): non ci si accorge di come certi occhi ci guardano; si vende la propria stima, il proprio attaccamento a «quintalate»; oppure, invece che la finezza infinitamente potente
delle radici si guarda soltanto ciò che è più espanso e occupa più spazio; cioè, si è grossolani e superficiali. Il silenzio è, perciò, la memoria del mattino che si risveglia, che è la resurrezione di Gesù; questa certezza assoluta
del futuro, proiettata sul sentimento che ci ingombra l’animo alle sei e un quarto di quella mattina in cui ci svegliamo e in cui si innesta la guerra tra la consapevolezza ideale, l’amore alla vita, l’amore all’essere e la sopportazione del tempo dell’esistenza, la guerra tra l’amore e la sopportazione – perché la sopportazione è sempre in bilico, pendente dalla parte del suicidio (non dico in senso materiale, ma anche quello); quando Cristo e Dio vengono meno come presenze dominanti l’aria che respiriamo, la pendenza verso il suicidio diventa più frequente -, la lotta, quindi, tra la letizia dell’esistenza e quella tolleranza cupa, ultimamente cupa e ottusa, che squalifica le nostre ore (del mattino innanzitutto e poi, quanto più, della giornata).

Luigi Giussani, Si può (veramente?!) vivere così? BUR