Arrivi tu, la mente torna.

Arrivi tu, la mente torna.

Derek Clark, Like a bird

Derek Clark, Like a bird

 

La mente va,
Dove va
Chissà
Mi sento donna così
Come mai?
Non c’è al mondo che
Ormai
Mi aspetta
Io lo so
Io voglio vivere
Anche per me,
Scoprire quel che c’è
Io voglio
Apro già la porta ma…
Arrivi tu
La mente torna
Il cuore mio
Quasi si ferma
E intorno a me
Lo spazio immenso
Che persino io
Non ho più senso
Arrivi tu
Il mondo è acceso
Quello che era mio
Tu l’hai già preso
Non ci son più per me
Esitazioni
Ti chiedo solo se mi perdoni

Non mi saluti
Ti siedi
E poi
Apri il giornale
Non guardi più me
Mi lasci sola così
Perché io volo senza te
Io voglio vivere
Anche per me
Scoprire quel che c’è
Io voglio
Sono già diversa ma
Mi parli tu
La mente torna
Il cuore mio
Quasi si ferma
E intorno a me
Lo spazio è immenso
Che persino io
Non ho più senso
Mi parli tu
Il mondo è acceso
Quello che era mio
Tu l’hai già preso
Non ci son più per me
Esitazioni
Ti chiedo solo
Se mi perdoni

Mina

Le altre possibilità con cui la vita sorprende la vita.

All’amore che in questo consiste, che due solitudini si custodiscano, delimitino e salutino a vicenda.

All’amore che in questo consiste, che due solitudini si custodiscano, delimitino e salutino a vicenda.

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E questo più umano amore (che si compirà infinitamente attento e sommesso, e buono e chiaro nel legare e nello sciogliere) somiglierà a quello che noi con lotta faticosa prepariamo, all’amore che in questo consiste, che due solitudini si custodiscano, delimitino e salutino a vicenda.

Rainer Maria Rilke, Lettere a un giovane poeta, Adelphi

Con la stessa speranza, disincanto e senso dei paragoni.

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(..) Prati verdi in cui tenersi per mano, tramonti, poesie, sguardi, affinità elettive, senso dell’umorismo, il desiderio femminile non può spingersi oltre, se si vogliono poi scrivere le memorie di una ragazza perbene, e la femminista Naomi Wolf in “Vagina”, che dovrebbe essere un saggio liberatorio, scrive che un modo invincibile per suscitare il desiderio in una donna è guardarla negli occhi al mattino, raccogliere il bucato la sera, avviare la lavatrice, portarle dei fiori. Non fa accenno all’attrazione fisica, alla possibilità che Samantha di “Sex and the City” avesse qualche motivo per essere felice guardando il vicino di casa italiano sotto la doccia. La camicia aperta sul petto, insomma, è puro oggetto di scherno e, a meno di essere lettrici di Playgirl, inconfessabile motivo di attrazione. L’uomo-oggetto va circondato di premure, va giustificato con l’intelligenza, l’ironia, il romanticismo. Per non metterlo in difficoltà, meglio che non sappia mai che le donne lo guardano con la stessa speranza, disincanto e senso dei paragoni con cui lui guarda Jennifer Lawrence.
Annalena Benini

Non andar via, Lorene. Resta qui.

Non andar via, Lorene. Resta qui.
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Poi, così sembrò, il lungo pallido sogno con il vestito sottilissimo e morbido che non riusciva a coprire i capezzoli o il rigonfio triangolo nero che lui amava guardare gli porse il vassoio con sopra la tromba d’oro e, nell’altro vassoio, con l’altra mano, le due scatolette di razione C, carne e fagioli, e si chinò su di lui e lo baciò sulle labbra, perché lui aveva scelto l’opzione sbagliata, e i cieli pieni di nuvole crollarono.

“Adesso dormi”.

“Perché mi hai baciato? Credi che sia ubriaco e che poi non me ne ricordi. Me ne ricorderò. E tornerò”.

“Ssh. Ssh. Certo che ritornerai”.

“Tu credi che non lo farò. Ma io lo farò. Tornerò. Tornerò sempre”.

“Certo, lo so bene”.

“Tornerò la sera del giorno di paga”.

“E io ti cercherò”.

“E ricorderò tutto quello che ho visto stanotte e allora te lo spiegherò. Ho visto tutto in modo così chiaro e semplice che so che me lo ricorderò. Tu non credi che me lo ricorderò?”

“Certo che te lo ricorderai”.

“Devo ricordarmelo. E’ importante. Non andar via, Lorene. Resta qui”.

“Starò qui. Tu adesso dormi”.

James Jones, Di qui all’eternità.

Il faut des mots de passe (Répondez-moi).

Il faut des mots de passe (Répondez-moi ).

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Je vis dans une maison sans balcon, sans toiture
Où y’a même pas d’abeilles sur les pots de confiture
Y’a même pas d’oiseaux, même pas la nature
C’est même pas une maison

J’ai laissé en passant quelques mots sur le mur
Du couloir qui descend au parking des voitures
Quelques mots pour les grands
Même pas des injures
Si quelqu’un les entend

Répondez-moi
Répondez-moi

Mon coeur a peur d’être emmuré entre vos tours de glace
Condamné au bruit des camions qui passent
Lui qui rêvait de champs d’étoiles, de colliers de jonquilles
Pour accrocher aux épaules des filles

Mais le matin vous entraîne en courant vers vos habitudes
Et le soir, votre forêt d’antennes est branchée sur la solitude
Et que brille la lune pleine
Que souffle le vent du sud
Vous, vous n’entendez pas

Et moi, je vois passer vos chiens superbes aux yeux de glace
Portés sur des coussins que les maîtres embrassent
Pour s’effleurer la main, il faut des mots de passe
Pour s’effleurer la main

Répondez-moi
Répondez-moi

Mon coeur a peur de s’enliser dans aussi peu d’espace
Condamné au bruit des camions qui passent
Lui qui rêvait de champs d’étoiles et de pluie de jonquilles
Pour s’abriter aux épaules des filles

Mais la dernière des fées cherche sa baguette magique
Mon ami, le ruisseau dort dans une bouteille en plastique
Les saisons se sont arrêtées aux pieds des arbres synthétiques
Il n’y a plus que moi

Et moi, je vis dans ma maison sans balcon, sans toiture
Où y’a même pas d’abeilles sur les pots de confiture
Y’a même pas d’oiseaux, même pas dans la nature
C’est même pas une maison.

Francis Cabrel