Che cosa è la fede?

Che cosa è la fede?

Anton Corbjin, dalla rete.

Che cosa è la fede? È aderire a quello che afferma un altro. Ciò può essere irragionevole, se non ci sono motivi adeguati; è ragionevole se ci sono. Se io ho raggiunto la certezza che una persona sa quel che dice e non mi inganna, allora ripetere con certezza ciò che essa dice con certezza è coerenza con me stesso.
Ma io posso raggiungere certezza sulla sincerità e sulla capacità di una persona proprio attraverso il procedimento della certezza morale.
Senza il metodo di conoscenza della fede non ci sarebbe sviluppo umano. Se l’unica ragionevolezza fosse nella evidenza immediata o personalmente dimostrata (come avrebbe preteso il professore di filosofia di cui abbiamo parlato a proposito dell’America), l’uomo non potrebbe più procedere, perché ognuno dovrebbe rifare tutti i processi da capo, saremmo sempre trogloditi.
In questo senso il problema della certezza morale è il problema capitale della vita come esistenza, ma attraverso essa anche della vita come civiltà e cultura, perché tutto il prodotto degli altri tre metodi diventa base per uno slancio nuovo solo in forza di questo quarto metodo.

Luigi Giussani, Il senso religioso

Il problema interessante per l’uomo è aderire alla realtà.

Il problema interessante per l’uomo è aderire alla realtà.

Anton Corbijn

Il ragionevole neppure si identifica con il «logico». La logica è un ideale di coerenza: ipotizzate delle premesse, svolgetele coerentemente e avrete una «logica». Se le premesse sono errate, la logica perfetta darà un risultato sbagliato.
Il problema davvero interessante per l’uomo non è la logica – gioco affascinante -; non è la dimostrazione – invitante curiosità -: il problema interessante per l’uomo è aderire alla realtà, rendersi conto della realtà. È dunque una cogenza (qualcosa che costringe), non una coerenza. Che una madre voglia bene al figlio non costituisce il termine di un procedimento logico: è una evidenza, o una certezza, una proposta della realtà la cui esistenza è cogente ammettere. Che esista il tavolo su cui lavoro, che esista l’attaccamento di mia madre per me, anche se non sono conclusioni di uno svolgimento logico, sono realtà che corrispondono al vero, ed è ragionevole affermarle.
Luigi Giussani, Il senso religioso

La natura del soggetto è quella di avere la ragione!

La natura del soggetto è quella di avere la ragione!

Anton Corbijn, dalla rete.


Nell’esperienza il «ragionevole» perciò a noi appare tale quando l’atteggiamento dell’uomo si palesa con delle ragioni adeguate.
Se la ragione è rendersi conto della realtà, tale rapporto conoscitivo col reale si deve sviluppare in modo ragionevole. Ed è ragionevole quando i passi per quel rapporto di conoscenza sono determinati da motivi adeguati.
E questo il corrispettivo dal punto di vista del soggetto di quanto abbiamo detto prima a proposito dell’oggetto, e cioè che quest’ultimo determina il metodo. Qui possiamo dire che è la natura del soggetto a determinare le modalità con cui questo metodo viene usato. E la natura del soggetto è quella di avere la ragione!
Luigi Giussani, Il senso religioso

La ragione è la capacità di rendersi conto del reale secondo la totalità dei suoi fattori.

La ragione è la capacità di rendersi conto del reale secondo la totalità dei suoi fattori.

Anton Corbijn, dalla rete.

Per ragionevolezza intendo ciò che tale parola dice a quella esperienza comune che anche i filosofi devono usare nei loro rapporti più quotidiani, se vogliono vivere. In questo senso la ragionevolezza coincide con l’attuarsi del valore della ragione nell’agire.
Anche la parola ragione però potrebbe essere messa in questione facilmente. Per ragione intendo il fattore distintivo di quel livello della natura che chiamiamo uomo, e cioè la capacità di rendersi conto del reale secondo la totalità dei suoi fattori.
La parola ragionevolezza dunque rappresenta un modo di agire che esprima e realizzi la ragione – questa capacità di prendere coscienza della realtà.
Luigi Giussani, Il senso religioso

Non decidiamo nulla

Martirio di Pietro_Caravaggio

Cosa dici a te stesso dopo una giornata, il Ferragosto italiano (è solo italiano il Ferragosto, è solo italiana questa festa religiosa divenuta così banalmente pagana) passata in ospedale, per una cosa che non doveva andare così, che doveva essere più semplice e che, comunque, non volevi che andasse così storta? Un vecchio post sul blog pilloledisaggezza diceva, appunto, non decidiamo nulla.
Ma poichè non è appena questo, ma è di più, c’è un Oltre dietro quella consapevolezza, oggi ho ripensato, sempre di più a questo brano del Vangelo, quando Gesù parla a Pietro e gli dice come morirà. Che è molto più drammatico e non toglie la fatica, che rimane tutta mia: ma fa vivere con pienezza e ragionevolezza anche questa giornata.
“In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi” (Gv 21,18).