Non smettere di lavorare per migliorarmi!

Non smettere di lavorare per migliorarmi!

Solo per questo ti prego, mio Dio: non smettere di lavorare per migliorarmi!

Christoph Christian Sturm, Osservazioni sulle opere di Dio

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Proteggi il nostro Paese, perché rimanga un Paese credente.

Proteggi il nostro Paese, perché rimanga un Paese credente.

Santa Maria, Madre di Dio, ti salutiamo nella tua casa. Qui l’arcangelo Gabriele ti ha annunciato che dovevi diventare la Madre del Redentore; che in te il Figlio eterno del Padre, per la potenza dello Spirito Santo, voleva farsi uomo. Qui dal profondo del tuo cuore hai detto: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”.Così in te il Verbo si è fatto carne. Proteggi il nostro Paese, perché rimanga un Paese credente; perché la fede ci doni l’amore e la speranza che ci indica la strada dall’oggi verso il domani. Tu, Madre buona, soccorrici nella vita e nell’ora della morte. Amen.

Benedetto XVI, preghiera per l’Italia.

Sono certo che da qualche parte qualcuno sta pregando.

Sono certo che da qualche parte qualcuno sta pregando.

Fare finta che una diga di 10 metri che cede allo tsunami più devastante che si ricordi o che una centrale nucleare che fa le bizze per le bordate di un terremoto che colpisce a botte di 8 gradi Richter nel paese più tecnologicamente avanzato del pianeta siano eventi da ricondurre, immancabilmente, alla colpa o alle scelte di qualcuno piuttosto che all’insopportabile soggezione a limiti esterni alla propria autonomia: se questo è un modo per scaricare il senso di impotenza e di limitatezza dell’uomo di fronte agli eventi che non può controllare, non pare affatto consolatorio. Almeno non più di quanto non lo sia la illusione di governare la natura quando, per esempio, piuttosto che arrendersi all’ineluttabilità della morte, se se ne rivendica il dominio con ciò che viene definito eutanasia. In ogni caso, invece, proprio quando sembra che niente si possa fare (shikataganai?) sono certo che da qualche parte, qualcuno, stia pregando.

Gaetano Tursi, Portici (Na), Il Foglio, Hyde Park Corner, 15 marzo 2011

Anzi, è l’unico termine utilizzabile tra noi.

P.Picasso, Amicizia, 1908

«Caro don Giussani, spero tu possa leggere queste poche righe prima degli Esercizi della Fraternità, a cui mancherò per il secondo anno consecutivo a causa di una forma di tumore che mi ha ripreso e che mi vede qui in ospedale lontana dai miei cari. Se in questi anni non avessi incontrato te e gli amici del movimento e, tramite voi, il volto buono del Mistero che fa tutte le cose, che cosa sarebbe, ora, della mia vita?

Sarei totalmente annichilita. E prima di tutto per ringraziarti, dunque, che ti scrivo; e poi perché ho chiesto a tutti i miei amici di pregare per me e per la mia guarigione: non posso non chiederlo, particolarmente, anche a te, che sei il padre di tutti noi. Spero tu possa rivolgere questa preghiera al Signore durante gli Esercizi della Fraternità dove i nostri cuori saranno più uniti che mai in Cristo ed anche il mio e i vostri nella offerta di queste sofferenze che porto. Ringrazio di cuore per questa preghiera in cui già confido e ti abbraccio».

«”La sterile che ha obbedito è diventata generatrice di figli”. Questa frase che ho sentito da lei, caro padre, mi riempie il cuore di speranza. Chiedo allo Spirito Santo e ai teneri volti dei miei amici di custodirmi nella obbedienza a questa storia. Grazie per la fermezza e la chiarezza con la quale ci sostiene e ci consola nel cammino. A presto a Rimini. Con affetto».

Amici, su diciassettemila, in quanti ci conosciamo direttamente? Eppure nessuno di noi sente disagio, esagerazione, improprietà,nell’uso di questo termine: «amici». Anzi, è l’unico termine veramente utilizzabile tra noi.

Luigi Giussani, Esercizi della Fraternità di Comunione e Liberazione.

Piegato alla domanda e disponibile all’esser fatto.

L’uomo di lamenta. Si lamenta l’uomo? Sì! Allora Dio mette sulla bocca dell’uomo una preghiera in cui si lamenta. Cioè, Dio non teme nessun contenuto, purché tu sia -alla fine- piegato alla domanda e disponibile all’esser fatto.

Luigi Giussani, Si può (veramente?!) vivere così? BUR