Sono fiori curiosi.

Sono fiori curiosi.

Nella stanza, nella parete di destra, verso la finestra, erano i fiori del ’16. Quando li vidi, era l’inverno del ’18, chiedi a Morandi che specie di fiori erano. ‘Sono degli astri’ mi disse Morandi. ‘Si trovano in diversi colori. Questi sono rosa, uno solo è bianco. Ma sono di un rosa che è quasi violetto. Le foglie sono belle, stanno ferme. Sono di un verde che è quasi grigio‘. Osservai, tanto per dire qualcosa, che questi fiori fanno pensare a delle stelle marine, solo con molte gambe. Rise con gli occhi. ‘E’ vero – disse – sono fiori curiosi“.

Giuseppe Raimondi.

Ci sono imprese sempre precedute da una certa agitazione.

Ci sono  imprese sempre precedute da una certa agitazione.

A.Deineka, Fine morning

Ci sono  imprese sempre precedute da una certa agitazione, da una certa accelerazione della frequenza del polso: come quando uno studente deve sostenere  l’esame, o un corridore sta per entrare in pista, oppure un aviatore è pronto al decollo. Ci sono decine di cose che io posso fare mantenendo  un battito regolare, ma  quando prendo in mano un carboncino e mi avvicino al quadrato bianco di una tela avverto qualcosa di molto simile allo stato d’animo che precede il salto in acqua da un trampolino”.

Aleksandr Deineka

Il sapere della malinconia.

Vincent Van Gogh, Chiatte di carbone

In un libro recente Massimo Recalcati ha cercato di rintracciare nella profondità della psiche di Vincent Van Gogh la radice e il senso delle sue immense opere d’arte. Van Gogh ha avuto la sfortuna di nascere lo stesso giorno in cui era nato l’anno precedente un suo fratellino morto alla nascita, atteso e desiderato dalla coppia dei genitori e a cui avevano dato il nome di Vincent. Il secondo Vincent Van Gogh non è accolto come un figlio donato dal cielo, ma come un sostituto, utilizzabile, per i propri desideri, al posto del primo Vincent già morto. Nel cuore di Van Gogh si spalanca l’abisso di non avere un nome proprio, di essere privo di identità e non essere amato come ogni figlio di donna si aspetta uscendo dall’utero, ma curato e assistito come accade anche con gli animali domestici. Privo di identità e di un nome proprio, VanGogh sperimenta il vuoto assoluto della “malinconia” che distrugge lo stesso amore della vita a cui siamo chiamati per esistere. Questa malinconia, più profonda di ogni depressione o tristezza, spinge Van Gogh a cercare un modello di riferimento, uno scopo a cui votare la sua capacità di produrre opere. Lo trova prima in una straordinaria imitazione di Cristo che esprime il suo bisogno di amore e di assoluto, ma, dopo alterne vicende, esplode nelle sue mani l’arte della pittura. Entra in campo quella che Recalcati chiama la supplenza simbolica. Van Gogh comincia a cercare nei suoi quadri la luce assoluta che trasforma il mondo e gli dà il senso di una creazione meravigliosa. Il giallo, come sottolinea ancora Recalcati, diventa per Van Gogh il colore insopprimibile e il simbolo assoluto dell’universo intero. Le stelle e il sole, le luci e le lanterne si trasformano fino a diventare lo stesso quadro. Il dipinto del sole che sovrasta gli ulivi come corpi contorti e rinsecchiti dà il senso di questa furiosa ricerca della luce assoluta. La pittura consentirà a Van Gogh di trasformare la sua psicosi in una grande creazione artistica e quando il suo universo simbolico si romperà egli cercherà la morte, ma la sua pittura resterà per gli occhi di tutti coloro che cercano di guardare direttamente la luce del Sole. Recalcati fornisce un’interpretazione del possibile rapporto fra la grande melanconia e la creazione dell’opera d’arte che nessun neuroscienziato sarebbe in grado di proporre con i suoi racconti di sinapsi e recettori.

Pietro Barcellona, Come si scrive l’anima, Il Foglio, 22 dicembre 2009