Il mai detto, il mai fatto, il mai vissuto.

Il mai detto, il mai fatto, il mai vissuto.

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Una signora, ieri, in metropolitana, ha passato tutto il tempo a cantare. Teneva tra le dita le ultime foglie e i pensieri dell’inverno. Cantava e nel respiro svelava il desiderio di una giornata al mare. La destinava a chissà chi quella canzone e il filosofo, accanto a me, dalla fermata Cipro fino a Termini, strappava a quel canto il più intimo dei segreti: è il non detto, il mai fatto e il mai vissuto. E’ un privilegio l’istante, “un sortilegio vivere nel pensiero”. Così cantava con Paolo Conte, “Tra le tue braccia”. Il mai detto, il mai fatto, il mai vissuto. Tutto il segreto dell’amore.

Pietrangelo Buttafuoco

Volersi è desiderarsi facendo finta di essersi persi (Succede).

Volersi è desiderarsi facendo finta di essersi persi (Succede).

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Succede. Succede che due si amano da sempre. Succede che si trovino alle spalle di un groviglio di tubi, nel cuore vivo delle prove in un teatro. Succede che i musicisti provino il repertorio: “Gioco d’azzardo”. E’ un brano di Paolo Conte dove ritmo e raspi di percussione scatenano in quei due la voglia di muoversi dentro quell’onda. E succede: i due ballano come per fare l’amore, nascosti alla vista di tutti, dentro il cuore remoto del teatro. La mano di lui – succede – porta la schiena di lei in un precipitare di energia. I fiati, gli archi e il pianoforte fanno il gioco di vita: duro e bugiardo. Volersi è desiderarsi facendo finta di essersi persi: così è quella danza consumata ai margini della prova. Il Deus ex machina, per tramite di una gru che si porta via la scena, li svela agli orchestrali che suonano con la meraviglia del risultato: quei due che, danzando, rubano le loro note con parole “che sembrano pianto”. Succede.

Pietrangelo Buttafuoco

Il giorno della fine non ti servirà l’inglese (fa sempre spavento il destino).

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(..) Fa sempre spavento il destino. Viene da noi all’alba e viene da noi la notte come se fossimo sempre sotto il taglio della scure. A chi mi augura di morire, quanto prima, in un botto, dedico un sorriso. E all’amico che non mi ha più voluto come amico e che adesso – lo so – mi sta leggendo gli dico che, va bene, lui è nel giusto e io nell’errore. In questo preciso asse temporale lui è nel secolo americano mentre io, al contrario, sono nelle tenebre. Ma io ho un vantaggio. Io m’incammino a conoscere un mondo che lui si ostina a non voler riconoscere. E’ la sua stessa storia perché, infine, per dirla con Franco Battiato: “Il giorno della fine non ti servirà l’inglese”.

Pietrangelo Buttafuoco

 

La rosa è senza perché.

La rosa è senza perché.

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Il vero fondamento non ha perché. L’uomo – scrive Martin Heidegger – “vive guardando agli effetti che produce nel proprio mondo, a ciò che il mondo ritiene da lui e pretende da lui”. Ebbe tra le mani “Il pellegrino cherubico”, un poema di Angelo Silesio, mistico tedesco del Seicento e annotò questo verso: “La rosa è senza perché; fiorisce perché fiorisce, di se stessa non si cura, non chiede di essere vista”. Il poiché non ha un perché e sono i ciuri tutti i poiché. E già è passato il mese di maggio.

Pietrangelo Buttafuoco

E’ il Diavolo che vuole le cose giuste. Dio – che ha buon gusto – le vuole belle.

E’ il Diavolo che vuole le cose giuste. Dio – che ha buon gusto – le vuole belle.

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Ecco, all’opposto dell’amore c’è la compassione sociologica perché l’unica palingenesi a disposizione di Dio è il Dì del Giudizio. E’ il Diavolo che vuole le cose giuste. Dio – che ha buon gusto – le vuole belle.

Pietrangelo Buttafuoco

Nel sussurro di una piccola morte.

Nel sussurro di una piccola morte.

Mettere le finestre a vanedduzza, ovvero, accostate affinché ogni refolo
possa potenziarsi di alito e respiro. Tutto scivola nella lentezza e nello sparagno
delle forze. I battiti si spengono nel sussurro di una piccola morte ma è
l’equivoco torpore della pennica a invadere le carni, non le dolci Urì del Paradiso.
Anche la ricotta va a male e beate allora le serpi che se la godono l’arsura.
E beati i santi che sono fatti di marmo e mai sudano.

Pietrangelo Buttafuoco

L’amore sparso al vento non è più restituito (giusto uno scavo fatto col coltello).

L’amore sparso al vento non è più restituito (giusto uno scavo fatto col coltello).

L’amore che bussa e trova sempre chiuso è l’amore che va, viene, aspetta, torna e offre il respiro. Si chiama sospiro e non conosce tempo. L’amore sparso al vento non è più restituito. Resta nella carne e fa vecchia la giornata. E’ desiderio, certo, ed è anche silenzio. E poi è spavento. L’amore che bussa e trova sempre chiuso è come il buio. E non ha mezzanotte per scivolare a nuova ora. Si lascia
avvolgere in un mantello di bugie, non ha più parola e – da quel che gli è diventato in petto il cuore – goccia lacrime di sangue fatte aceto. Imparate, soldati, il volo dell’angelo. Così come insegna il vostro Zar, l’Imperatore. E’ una traiettoria in discesa. Non va in picchiata ma, giusta curvatura, è come una danza che accompagna l’elegante gesto del battere all’uscio. Giusto uno scavo fatto
col coltello. Per poi affondare. Dove c’è grumo. E sangue. E aceto.

Pietrangelo Buttafuoco