Il dolore ti fa spaventare di te stessa (è così umiliante).

Il dolore ti fa spaventare di te stessa (è così umiliante).

 

E’ che i dolori ti fanno sentire così sola-, e qui la forza d’animo tornò ad abbandonarla e la lasciò a singhiozzare nelle mani giunte- -e’ così umiliante.

-Non c’è nulla di umiliante.

-C’è, c’è, – pianse lei. – Non essere capaci di badare a se stessi, questo patetico bisogno di farsi consolare…

-Date le circostanze, non c’è proprio nulla di umiliante.

-Ti sbagli, tu non sai. La schiavitù, l’impotenza, l’isolamento, la paura…E’ tutto così orribile e vergognoso. Il dolore ti fa spaventare di te stessa. E’ orribile questa sua assoluta alterità.

Philip Roth, Everyman, Einaudi.

Gli unici momenti sconcertanti erano la sera (era destinato a morire).

Gli unici momenti sconcertanti erano la sera (era destinato a morire).

©P.B.

Gli unici momenti sconcertanti erano la sera, quando passeggiavano insieme sulla spiaggia. La nera marea che saliva con il suo rombo solenne e il cielo ricolmo di stelle mandavano in estasi Phoebe, ma spaventavano lui. La profusione di stelle gli diceva senza ambiguità ch era destinato a morire, e il rombo del mare ad appena qualche metro di distanza – e l’incubo del buio più buio che esista sotto la turbolenza dell’acqua, – gli faceva venir voglia di sottrarsi alla minaccia dell’oblio con la figa nella loro casa semivuota, accogliente e illuminata.

Philip Roth, Everyman, Einaudi

Ciò che si vede è l’inconcepibile (le stelle sono indispensabili).

Ciò che si vede è l’inconcepibile (le stelle sono indispensabili).

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Ciò che si vede è l’inconcepibile: il colossale spettacolo della mancanza di antagonismo. Ciò che si vede con i propri occhi è il grande cervello del tempo, una galassia di fuoco non acceso da mano umana.

Le stelle sono indispensabili.

Philip Roth, Ho sposato un comunista, Einaudi

La donna alla fermata indossava un vestito leggero ed era senza cappotto.

La donna alla fermata indossava un vestito leggero ed era senza cappotto.
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Fino a quel momento Epstein l’aveva appena notata, quella donna; bruna, belloccia, con un gran seno. Parlava poco con le altre casalinghe, ma fino al mese prima aveva passato ogni momento curando il marito divorato dal cancro. Epstein l’aveva salutata toccandosi l’ala del cappello, un volta o due, ma anche allora era più assorbito dalle sorti dell’Epstein Paper Bag che dall’ossequio che stava porgendo. Veramente anche allora, quel lunedì mattina, avrebbe trovato naturale tirare dritto davanti alla fermata dell’autobus. Era un tiepido giorno di aprile, sicuramente non un brutto giorno per aspettare un autobus. Gli uccelli svolazzavano e cantavano sugli olmi, e il sole brillava nel cielo come il trofeo di un giovane atleta. Ma la donna alla fermata indossava un vestito leggero ed era senza cappotto, ed Epstein la vide là…

Philip Roth, Epstein

Perché era stata un’estranea, non qualcuno che lui amasse, che aveva finalmente cambiato la sua vita?

Perché era stata un’estranea, non qualcuno che lui amasse, che aveva finalmente cambiato la sua vita?

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(..) O l’inizio non risaliva a nessuna di queste occasioni? Forse cercare un inizio era solo cercare una scusa. Il guaio, il grosso guaio, non era forse cominciato semplicemente quando sembrava che fosse cominciato, la mattina che aveva visto Ida Kaufman che aspettava l’autobus?

E a proposito di Ida Kaufman, perché in nome di Dio era stata un’estranea, non qualcuno che lui amasse o mai potesse amare, che aveva finalmente cambiato la sua vita?

Philip Roth, Epstein

L’amore ti spezza. Tu sei intero, poi ti apri in due.

L’amore ti spezza. Tu sei intero, poi ti apri in due.

gustav klimt - love

(..) Sono contrario perché questo vuol dire innamorarsi. L’unica ossessione che vogliono tutti: l’ “amore”. Cosa crede, la gente, che basti innamorarsi per sentirsi completi? La platonica unione delle anime? Io la penso diversamente. Io credo che tu sia completo prima di cominciare. E l’amore ti spezza. Tu sei intero, e poi ti apri in due.

Philip Roth, L’animale morente, Einaudi.

Come poteva una tale beatitudine essere anche un tale fardello?

Come poteva una tale beatitudine essere anche un tale fardello?

– Non mi ha detto niente. E’ solo una mia ipotesi. Lei l’ha fatto e basta. (..).

– Be’, sono molto contento per te, Marcus, ma adesso se non ti spiace devo studiare.

– Volevo ringraziarti per l’auto. Senza l’auto non sarebbe successo. (..)

– Deve averlo già fatto altre volte, – dissi a Elwyn. -Non credi?

– Può essere, – rispose Elwyn.

– Non so cosa pensare.

– Già.

– Non so se rivederla.

– Sta a te, – disse lui chiudendo il discorso, e così, in silenzio, restai disteso sul letto senza riuscire a dormire nel tentativo di capire da me cosa pensare di Olivia Hutton. Come poteva una tale beatitudine essere un tale fardello? Avrei dovuto essere l’uomo più soddisfatto di tutta Winesburg, invece ero il più perplesso.

Philip Roth, Indignazione, Einaudi