Sporca, confusa, eroica quando capita.

Nel giro di poche ore, con la vittoria di “The Hurt Locker”, l’idea di guerra che guida “Avatar” è invecchiata di colpo, buona soltanto per qualche ideologo nostalgico. Secondo James Cameron a scatenare le guerre sono gli americani – o gli occidentali, che in questo caso è lo stesso – onde sottrarre le ricchezze a popoli pacifici che vorrebbero solo vivere in armonia con la natura. Niente a che vedere con la guerra secondo Kathryn Bigelow: sporca, confusa, eroica quando capita, rumorosa e rischiosa, ma a volte necessaria.

Il Foglio, 9 marzo 2010

Se ritenersi credenti o scettici.

Ciascuno di noi deve chiedersi qual è la sua posizione rispetto alla religione cristiana, se si ritiene credente o scettico. Ciascuno di noi deve chiedersi quale idea ha della sovranità nazionale, se intende accettare o rifiutare il principio secondo cui ogni popolo dovrebbe elaborare le proprie norme come ente sovrano. E ciascuno di noi deve chiedersi cosa significhi oggi Illuminismo. Si tratta semplicemente di un nome diverso per il sempre più lungo elenco di “diritti” delle minoranze, impostici dalla macchina europea, il cui effetto è quello di rendere marginale il nostro modus vivendi tradizionale, o rappresenta ancora lo spirito della libertà individuale, compresa la libertà di parola, di religione, e la proprietà privata per cui tante guerre si sono combattute in Europa?

Roger Scruton, Il Foglio, 31 dicembre 2009

Eccesso di zelo ed idiozie politicamente corrette: la festa delle luci.

A Cremona un insegnante, -rispetto al quale avrei problemi a definire compiti, ruoli e missione educativa- per non urtare la sensibilità dei non cristiani, ha pensato bene di definire la festa del Santo Natale, nella scuola dove lavora, come Festa delle luci. Hanno smesso persino a Reggio Emilia, nei mitici asili dei soviet, nonché in Russia, di provare a ri-denominare il Natale come festa di Babbo Gelo (Babbo Natale è Santa Claus, non è nemmeno lui politicamente corretto). La tristezza che suscita la notizia non deriva dall’idiozia della proposta: no, deriva dal fatto che l’Occidente, davvero, sta suicidando se stesso e i suoi abitanti, evirati dentro, devitalizzati dentro l’anima.

Minareti 5.

Londonistan

Paura chiama paura. Invece servirebbe l’opposto, e l’ha detto bene il ministro francese dell’immigrazione, Eric Besson: l’unica via percorribile è l’integrazione degli islamici nei valori repubblicani. Tiriamoli fuori dai garage, dal culto della diversità ostile che produce fondamentalismo, sciogliamo il multicomunitarismo nell’appartenenza alla nazione come presidio di libertà per l’individuo, offriamo legittimazione pubblica e pretendiamo lealtà pubblica. Il politicamente corretto non c’entra nulla. Chi entra in occidente deve siglare un patto che preveda il dovere di seguire le regole e rispettare la tradizione di chi ti ospita, e una cornice di diritti, tra cui sta la possibilità di praticare pubblicamente il proprio credo religioso. Il resto, l’ha detto anche Vittorio Messori, lo sta già facendo l’individualismo che scioglie i tribalismi e il potere seduttivo nei costumi e nei consumi della nostra società. Più delle crociate, per l’occidentalizzazione dell’Islam possono i supermercati e la paziente pedagogia alla res publica.

Angelo Mellone, Il Foglio, 2 dicembre 2009

Minareti 4.

East London, la moschea

Gli imam avrebbero usato (in Svizzera: ndr) microfoni e altoparlanti tenuti ben alti, superiori ai clacson delle macchine e al traffico. La prima chiamata alla preghiera sarebbe stata alle 4 del mattino. Non c’è bisogno di andare alla Mecca per averne conferma. Già avviene alla East London Mosque, dove la chiamata alla preghiera serale compete con il rumore del traffico in Whitechapel Road. (..) A Bruxelles la comunità turca sta trattando sul volume del muezzin, non certo sulla sua opportunità.

Giulio Meotti, Il Foglio, 2 dicembre 2009

Minareti 3 (un paese protestante).

Il successo di opinione della Lega si spiega con la sua capacità di conoscere la realtà del paese: un paese protestante, ma senza chiese protestanti, senza etica protestante, senza integralismo religioso protestante. E certamente non più cattolico, se non in una sua parte largamente minoritaria.

Marco Barbieri, Il Foglio, 2 dicembre 2009.

Minareti 1.

Niente è più lontano da ogni dialogo e tolleranza interculturale di quell’ectoplasma ideologico e giuridico che chiamiamo “multiculturalismo”.

“Il rispetto dell’altro -ricorda Rigotti nel suo libro Conoscenza e significatoè possibile solo a condizione che non trascuriamo noi stessi e apprezziamo la nostra origine culturale.”

Imparino la lezione i signori di Strasburgo e gli Zagrebelsky de noantri. Chi legifera, sentenzia e istruisce gli europei a gettare al vento le proprie radici cristiane., sia pronto a raccogliere la tempesta di cui il voto svizzero sembra solo essere una primizia.

Luigi Amicone, Tempi, 3 dicembre 2009

La battaglia di Poitiers (10 ottobre 732)

BattagliaMedioevale
Lo svolgimento della battaglia è risaputo. La cavalleria moresca attaccò a ondate e i Franchi resistettero come “un muro di ghiaccio”. Ciò che rese possibile questa resistenza fu un accorgimento tattico di Carlo che non concentrò le sue truppe scelte, come aveva fatto Roderico a Guadalete, ma le distribuì tra le milizie, coraggiose e inesperte, per aumentarne la tenuta. Al termine di una giornata di scontri ferocissimi, i Franchi avevano resistito a ogni attacco e fu allora che la cavalleria di Eudes uscì dal bosco dove era stata nascosta fino ad allora, colpendo il fianco sinistro musulmano e puntando verso l’accampamento. Il pensiero di perdere il bottino portò alla ritirata tutto l’esercito musulmano a Abd er Rahaman, che era riuscito a sfondare al centro, si trovò isolato, circondato da guerrieri nordici assetati di sangue che lo infilzarono con le lance e lo fecero a pezzi con le franciscate, le accette da battaglia, simili al tomahawk dei pellirossa. Scese la notte sul campo di battaglia e i musulmani ne approfittarono per dileguarsi in buon ordine anche se, nelle storie arabe, quella battaglia verrà ricordata come “il lastricato dei martiri”.

Una permanente responsabilità religiosa

Solgenitsin

Nelle prime democrazie, compresa quella americana alla sua nascita, tutti i diritti venivano riconosciuti alla persona umana solo in quanto creatura di Dio: in altre parole, la libertà veniva conferita al singolo solo sotto condizione, presumendo una sua permanente responsabilità religiosa: tanto sentita era ancora l’eredità del millennio precedente. Solo duecento anni fa, ma anche cinquanta, in America sarebbe parso impossibile accordare all’uomo una libertà senza freni, così, per il soddisfacimento delle sue passioni. Tuttavia, da allora, in tutti i paesi occidentali questi limiti e condizionamenti sono stati erosi, ci si è definitivamente liberati dell’eredità morale dei secoli cristiani con le loro immense riserve di pietà e di sacrificio e i sistemi sociali hanno assunto connotati materialistici sempre più compiuti. In ultima analisi si può dire che l’Occidente abbia sì difeso con successo, e perfino con larghezza, i diritti dell’uomo ma che nell’uomo si sia intanto completamente spenta la coscienza della sua responsabilità davanti a Dio e alla società.

Aleksandr Solzenicyn, Un mondo in frantumi. Discorso di Harvard, La Casa di Matriona, 1978