L’assetto della mia persona di fronte al sole, alla moglie, alle montagne, allo sguardo di Cristo.

Non è la coerenza con certe regole, ché questo è il moralismo: la moralità è l’assetto di fronte all’Essere.

E per avere questa simpatia di fronte all’Essere on occorre nessuna particolarità o speciale energia della volontà, qualche cosa per cui uno può essere santo perché ha questa energia mentre io che sono un poveretto non ce l’ho. La moralità non è questo, non è la capacità che io ho di essere coerente con certe regole, è piuttosto l’assetto della mia persona di fronte al sole, alla moglie, alle montagne, allo sguardo di Cristo.

Qualcuno di noi può alzare la mano e dire che a lui manca qualcosa per cedere a questo sguardo? Qualsiasi sia la situazione di difficoltà in cui è adesso, ha bisogno di qualche energia particolare? Semplicemente di cedere.

Julian Carròn

La ragione adeguata e la teoria della libertà.

Alexander Calder, Spirals and petals


La “morale prima della morale” o per meglio dire l’esperienza morale elementare può ben poggiare su credenze che hanno base neuronale empiricamente documentabili dalle neuroscienze (emozioni, valori, pensiero), ma essa, ad una ragione adeguata, rivela di articolarsi anche attraverso un altro polo che, in senso lato, possiamo chiamare spirituale.
Nel rispetto dell’unità-duale (neuronale e spirituale) dell’esperienza morale fondamentale un discorso scientifico rigoroso non può escludere la necessità di una compiuta elaborazione di una teoria della libertà.
Sorge a questo punto una domanda.
E’ possibile superare i due poli costitutivi dell’unità di questa esperienza morale elementare che inevitabilmente apre al senso religioso, in una sintesi che chiuda, una volta per tutte, in un sapere oggettivo, questa stessa polarità?
Un’analisi rigorosa ci costringe a dire di no.
Dal punto di vista delle neuroscienze è impossibile un sapere compiutamente oggettivante del cervello capace di spiegare tutto l’uomo. Anche nel caso, del tutto ipotetico e almeno oggi non ancora dimostrabile, che la mente possa essere ridotta a cervello.
Così pure la dimensione spirituale cui abbiamo fatto riferimento non è in grado, da sola, di afferrare la profondità ultima dell’uomo. Il paradosso dell’uomo consiste nella sua ec-centricità.
Egli è capace di infinito ma essendo irrimediabilmente finito, non può com-prendere il mistero.

Card.Angelo Scola, prolusione per l’inaugurazione dell’anno accademico 2009-2010 del Pontificio istituto Giovanni Paolo II
nel XXIX anniversario di fondazione.