Il conforto della bolgia in Riviera?

Discoteca riminese

Uno sconcertante articolo di Marina Corradi su Tempi in edicola questa settimana descrive con toni di umana simpatia l’esperienza, a fine agosto, in una pizzeria di viale Vespucci, dunque in pieno centro turistico, sul lungomare o quasi. L’aver incrociato lo sguardo di due turisti nordici spinge la Corradi a chiedersi cosa li spinge a fare migliaia di km “per arrivare in questa bolgia?”

La risposta è nell’essere protetti e confortati dal casino: “come avendo paura di andarsene e trovarsi soli là fuori, con i loro pensieri.”

Marina Corradi non vive a Rimini tutto l’anno e, forse, come mi capita spesso, se mi incontrasse e ci presentassimo mi direbbe “beato te che vivi sempre in vacanza”. Non vedo conforti nella bolgia, non vedo conforti di sorta: e non sono bacchettone, non vado a letto dopo Carosello, non conduco vita solitaria davanti alla televisione, come l’articolo ipotizza che facciano i turisti nordici nelle loro linde città. E basta andare 30 km più a nord, nella “normale” provincia romagnola, Cesena o Forlì che sia, per trovare strade deserte e locali chiusi.

Peraltro mi piacerebbe avere una città più linda ed un mare meno schifoso, ma tant’è.

Marina Corradi farebbe bene ad osservare, invece, i volti devastati, nel senso antropologico ed interiore, ovvero di anima, di coloro che passeggiano sul lungomare o nel pazzesco centro commerciale Le Befane, coppie dallo sguardo triste e stanco, aggrappati l’uno all’altra, tesi ad apparire ciò che non sono, branchi di ragazzi e ragazze impegnati a comprare per non pensare, ad urlare e mangiare gelati per non avere problemi. Forse Marina Corradi non ha mai sentito le tristi interviste di Gianluigi Armaroli, sul Tg5, o i servizi per adolescenti con ormoni a mille sul Tg di Italia 1: non ha mai ascoltato perchè si viene in vacanza a Rimini, o forse, siccome lei non ci viene per questo (sospetto che ci sia venuta solo per il Meeting, ed ha fatto bene: ma venisse, più a lungo, anche prima, così, per provare) ignora ciò che non vede.

Non basta Don Oreste Benzi, al quale come è noto la bolgia non dava fastidio, perchè ci vedeva occasione di missione: “Contemplo il volto di Cristo in tutti quelli che incontro”. La contemplazione è possibile ovunque, ma la cultura del vivere civile, non nel senso di buona educazione e di bon ton, ma di educazione vera e propria allo stare insieme, non è nella bolgia. Mi spiace, proprio no.