“Scusa, non adesso, sto leggendo”.

“Scusa, non adesso, sto leggendo”.

E causa del declassamento del romanzo, anche, di quella femminilizzazione della letteratura, che non ha mai più riacquistato la sua purezza (quindi le donne non soltanto sono perdute, ma la potenza di quel baratro ha provocato la perdizione e l’harmonyzzazione della letteratura mondiale) “Pornolettrici”, le chiama con ironia Francesca Serra, come Marilyn Monroe che, seminuda e con i capelli al vento, viene fotografata con l’“Ulisse” di Joyce sulla spiaggia di Long Island (le ultime pagine, quindi lo scandaloso monologo di Molly Bloom). Un’idea peccaminosa di libertà, curiosità, salto nel buio, viaggio di Alice nel paese delle meraviglie, da cui non si tornerà mai come prima.

E adesso, come ha scritto Mario Vargas Llosa disperandosi, il lettore è tremendamente femmina. Pare che sia un male. Significa che gli uomini hanno cose più importanti da fare, e che la lettura è paragonabile al bridge. Secondo Vargas Llosa la letteratura “è stata relegata, come certi vizi incoffessabili, ai margini della vita sociale”. Cioè alle donne, colpevoli anche dell’imbarbarimento. Se i buoni romanzi scarseggiano, è colpa delle pornolettrici. Avide, insaziabili, dipendenti. Talmente perdute in questa folle ninfomania da avere sostituito il mal di testa con il libro.

Annalena Benini

Credo di innamorarmi di quel tanghero.

Credo di innamorarmi di quel tanghero.


Credo che tu sia l’unica al mondo che, stando sul palcoscenico con i riflettori negli occhi, riesce a vedere un brillante nelle tasche di un uomo”, diceva Jane Russell a Marilyn Monroe, la bionda svaporata per la quale gli uomini erano a forma di diamante, mentre alla mora piacevano belli, alti e poveri (“Vuoi sentirne una bella? Credo di innamorarmi di quel tanghero”).
Annalena Benini, Il Foglio 2 marzo 2011