In un vuoto di felicità (Le passanti).

In un vuoto di felicità (Le passanti).
Copyright by Stephen Russell

Sadness, Copyright by Stephen Russell

Io dedico questa canzone
ad ogni donna pensata come amore
in un attimo di libertà
a quella conosciuta appena
non c’era tempo e valeva la pena
di perderci un secolo in più.

A quella quasi da immaginare
tanto di fretta l’hai vista passare
dal balcone a un segreto più in là
e ti piace ricordarne il sorriso
che non ti ha fatto e che tu le hai deciso
in un vuoto di felicità.

Alla compagna di viaggio
i suoi occhi il più bel paesaggio
fan sembrare più corto il cammino
e magari sei l’unico a capirla
e la fai scendere senza seguirla
senza averle sfiorato la mano.

A quelle che sono già prese
e che vivendo delle ore deluse
con un uomo ormai troppo cambiato
ti hanno lasciato, inutile pazzia,
vedere il fondo della malinconia
di un avvenire disperato.

Immagini care per qualche istante
sarete presto una folla distante
scavalcate da un ricordo più vicino
per poco che la felicità ritorni
è molto raro che ci si ricordi
degli episodi del cammino.

Ma se la vita smette di aiutarti
è più difficile dimenticarti
di quelle felicità intraviste
dei baci che non si è osato dare
delle occasioni lasciate ad aspettare
degli occhi mai più rivisti.

Allora nei momenti di solitudine
quando il rimpianto diventa abitudine,
una maniera di viversi insieme,
si piangono le labbra assenti
di tutte le belle passanti
che non siamo riusciti a trattenere.

Fabrizio De André

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Sei un campo di malinconia quando non sono da te (io re magio, tu stella cometa).

Sei un campo di malinconia quando non sono da te (io re magio, tu stella cometa).

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Penso a te prima di dormire
guardando il sole che fa spazio all’imbrunire
in questa terra lontana da casa
lontana da te che sei la mia casa
ovunque tu sia tu sei l’anima mia
sei un campo di malinconia
quando non sono da te
sei un campo di frutti dolcissimi
quando sei qui con me
contadino del cuore
la mia gioia mi costa sudore
io ti amo e fuggo lontano la misura di quanto ti amo è il pianeta
di ogni viaggio lontano da te sei la meta
io re magio tu stella cometa…
mi devo allontanare da te
per vederti tutta intera
devo fare finta che non ci sei
per scoprire che sei vera
questa sera la signora dell’albergo ha cucinato le patate
come le fai tu arrosto
un po’ croccanti fuori e morbide nel cuore
proprio come le fai te… proprio come te
proprio come te
mangiandole mangiavo te come una comunione
e son scappato via perché da troppo amore non so respirare
amore amore amore amore amore amore amore…
questa parola vista da lontano
mi fa sentire un pellegrino
un penitente
un cavaliere errante
un mezzo deficiente
io ti amo e fuggo lontano la misura di quanto ti amo è il pianeta
di ogni viaggio lontano da te sei la meta
io re magio tu stella cometa.
Adesso la luce del sole è sparita
la foresta si popola di nuova vita.
Io re magio tu stella cometa.

Jovanotti

Dove sarai adesso? (Metade).

Dove sarai adesso? (Metade).
2012-02-01_23171

Eu perco o chão
Eu não acho as palavras
Eu ando tão triste
Eu ando pela sala
Eu perco a hora
Eu chego no fim
Eu deixo a porta aberta
Eu não moro mais em mim…

Eu perco as chaves de casa
Eu perco o freio
Estou em milhares de cacos
Eu estou ao meio
Onde será
Que você está agora?…

Eu perco o chão
Eu não acho as palavras
Eu ando tão triste
Eu ando pela sala
Eu perco a hora
Eu chego no fim
Eu deixo a porta aberta
Eu não moro mais em mim…

Eu perco as chaves de casa
Eu perco o freio
Estou em milhares de cacos
Eu estou ao meio
Onde será
Que você está agora?..

Adriana Calcanhotto

And you are so warm my wintertime love to be.

And you are so warm my wintertime love to be.

Magritte - Il fantino perduto

Wintertime winds blow cold the season
Fallen in love, I’m hopin’ to be
Wind is so cold, is that the reason?
Keeping you warm, your hands touching me

Come with me dance, my dear
Winter’s so cold this year
You are so warm
My wintertime love to be

Winter time winds blue and freezin’
Comin’ from northern storms in the sea
Love has been lost, is that the reason?
Trying desperately to be free

Come with me dance, my dear
Winter’s so cold this year
And you are so warm
My wintertime love to be

La, la, la, la

Come with me dance, my dear
Winter’s so cold this year
You are so warm
My wintertime love to be

The Doors
 

Niente mi faceva stare peggio.

Niente mi faceva stare peggio.

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Ho notato che i viaggi di ritorno durano meno di quelli di andata, ma quella traversata dell’Atlantico, carica di ricordi e angosce, mi parve molto lunga.

Niente mi faceva stare peggio del pensiero che, parallelamente alla mia vita, Beatrice avrebbe vissuto la sua, minuto per minuto e notte dopo notte.

Jorge Luis Borges, Il libro di sabbia

Tu sei la prima che fa un viaggio dentro me (e poi non molla mai).

Tu sei la prima che fa un viaggio dentro me (e poi non molla mai).

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Se io non avessi te
forse mi arrenderei
tu sei la prima che
fa un viaggio dentro me
e poi non molla mai
se io non avessi te
che alternative avrei.

Beveva per dimenticare (Rachmaninov, Concerto n.2 in do min.op.18).

 

Beveva per dimenticare (Rachmaninov, Concerto n.2 in do min.op.18).

OrfanaDelacroix

Moderato (do minore, tempo tagliato), a Adagio sostenuto (mi maggiore, tempo ordinario) — Un poco più animato — Adagio sostenuto (Tempo I). – Allegro scherzando (do maggiore-do minore-do maggiore, tempo ordinario).
Ben di rado finora ci è accaduto di parlare diffusamente delle dediche. Orbene, questa volta dobbiamo, perché se una dedica significativa dovesse andare tradizionalmente unita alla denominazione data dall’autore, com’è il caso della Sonata a Kreutzer, il Concerto n. 2 di Rachmaninov avrebbe tutte le carte in regola per chiamarsi Concerto à Monsieur Dahl.

Il Monsieur N. Dahl che figura in testa al Concerto n. 2 op. 18 era un medico di Mosca: uno psichiatra, specializzatosi nel curare con l’ipnosi gli alcolizzati. Nel 1900 Rachmaninov, paziente del dottor Dahl, non era alcolizzato. Non lo era ancora, ma si distingueva a tal punto nel bere, in un paese dove di alcol non si faceva certo risparmio, che senza il dottor Dahl lo sarebbe probabilmente diventato ben presto. Classico bevitore di vodka, Rachmaninov, classicamente, beveva per dimenticare. E doveva dimenticare di essere un primo della classe che stava fallendo nella professione. Diplomatosi brillantemente in pianoforte a diciott’anni, diplomatosi brllantissimamente in composizione a diciannove anni con l’opera in un atto Aleko, entrato con Aleko nel Teatro Bolshoi di Mosca a vent’anni, protetto agli esordi da un’autorità come Ciaikovsky, a ventisette anni Rachmaninov si ritrovava senz’arte né parte: come concertista di pianoforte, dopo aver esordito a Mosca a diciott’anni, aveva iniziato una tournée d’assaggio in provincia con la violinista Teresina Tua senza neppure portarla a termine; come insegnante si era visto togliere subito una misera classe di pianoforte al Collegio Marjinski, come compositore era andato incontro a ventiquattr’anni, al fiasco colossale della sua Sinfonìa n. 1 op. 13, e come direttore d’orchestra era durato meno d’un anno, dai ventiquattro ai venticinque, nel teatro privato del magnate delle ferrovie Savva Mamontov.

A ventisei anni, nel 1899, Rachmaninov aveva suonato a Londra alcuni pezzi per pianoforte solo ed aveva diretto il suo poema sinfonico Le Rocker; era stato invitato a ritornare e aveva promesso che sarebbe venuto con un nuovo concerto per pianoforte, concerto che non gli usciva dalla penna.
Già liquidato in Russia e sul punto di non saper cogliere l’occasione offertagli da Londra, Rachmaninov si dedicò, in compagnia del critico Juri Sakhanovsky e di altri bei soggetti moscoviti, al bere e agli svaghi che i biografi virtuosi definiscono “disordini morali”.
Certi amici mandarono Rachmaninov da Lev Tolstoj, maestro di vita oltre che romanziere, che diede al giovane scavezzacollo una solenne lavata di capo…, poco saggia, come ritenne Rachmaninov e come gli confermò Cecov, per il quale tutto doveva essere dipeso dal mal di stomaco di Tolstoj: «Quando non sta bene è capace di dire delle stupidaggini. Ma non bisogna farci caso, non ha importanza». Così concludeva Cecov. E Rachmaninov commentava ancora quarant’anni dopo: «Che uomo, quel Cecov».
Fallita la dieta Tolstoj, certe premurose amiche convinsero Rachmaninov a farsi curare dal dottor Dahl, violinista dilettante e membro di un quartetto ippocratico. Dal gennaio all’aprile del 1900 Rachmaninov si recò ogni giorno nello studio del dottore per farsi ipnotizzare e sentirsi ripetere: «Lei si metterà a scrivere il concerto. Lavorerà senza fatica. Il concerto sarà eccellente». Finita la cura, Rachmaninov partì per l’Italia in compagnia del basso Scialiapin e si riposò a Varazze, trovando la cittadina ligure straordinariamente rumorosa. In luglio passò a Milano dove, oltre al rumore, capitò dentro ad un caldo infernale, e tornò in Russia.

Il 2 dicembre Rachmaninov eseguiva a Mosca il secondo e il terzo tempo del Concerto op. 18, sotto la direzione del suo exmaestro di pianoforte, nonché cugino, Alexandr Siloti. Il primo tempo fu composto nel 1901 e l’intero Concerto venne eseguito per la prima volta a Mosca in ottobre. Nell’inverno del 1902 il Concerto fu presentato a Londra dal pianista russo Vasily Sapelnikov, in aprile venne eseguito a S. Pietroburgo da Alexandr Siloti sotto la direzione di uno dei maggiori maestri del tempo, Arthur Nikisch; poco dopo i due artisti rieseguivano il lavoro al Gewandhaus di Lipsia.
Lanciato così il Concerto nel mondo musicale europeo, Rachmaninov sistemava in modo moralmente ordinato la sua vita sposando la cugina Nathalie Satin il 12 maggio 1902. Quanto al bere, dice uno dei suoi biografi, «è tanto se assaggiò un po’ d’alcol durante il resto della sua vita».

Paolo Fiordalice