Siamo voluti e amati e perdonati, così come siamo.

Siamo voluti e amati e perdonati, così come siamo.

Bartolomé Esteban Murillo, San Pietro in lacrime

Ho provato per un pò a trattenermi, ma non ce l’ho fatta!

(…) sfidando la vostra pazienza, vi invio l’immagine del quadro “San Pietro in lacrime” di Bartolomè Esteban Murillo.

Se avete qualche secondo, soffermatevi a guardarlo.

Io vi ho letto tutta la drammaticità del nostro essere nulla e tutto l’abbraccio della Misericordia.
Siamo voluti e amati e perdonati, così come siamo.

C.T.

E se un’azione avesse cento aspetti, tu ferma sempre la tua attenzione sul più bello.

E se un’azione avesse cento aspetti, tu ferma sempre la tua attenzione sul più bello.

Privilegiate l’interpretazione più benevola del fatto. Bisogna agire sempre in questo modo interpretando sempre in favore del prossimo; e se un’azione avesse cento aspetti, tu ferma sempre la tua attenzione al più bello (…) L’uomo giusto quando non può scusare né il fatto né l’intenzione di chi sa per altre vie essere uomo per bene, rifiuta di giudicare, se lo toglie dallo spirito, lascia a Dio solo la sentenza. (…) Quando non ci è possibile scusare il peccato, rendiamolo almeno degno di compassione, attribuendolo alla causa più comprensibile che si possa pensare, quali l’ignoranza e la debolezza.

Card.Angelo Scola, citando S.Francesco di Sales

Dio non ci rimette mai sulla strada diritta.

Dio non ci rimette mai sulla strada diritta.

Franz Liszt aveva posto tutta la sua vita sotto la protezione del buon ladrone. Ora, è una storia singolare quella del buon ladrone. ecco qualcuno che fa di tutto per fuggire il bene, per fuggire Dio, e ci riesce anche, poiché è un malfattore, ed è il Vangelo stesso, la parola di Dio stessa, che lo designa come malfattore. Ed eccolo in fondo all’abisso, cioè sulla cima del Calvario, crocifisso, blasfemo, disperato. Ma in quel luogo, nell’angoscia più profonda, chi si trova alla sua sinistra, dal lato del suo cuore? Sì, la misericordia divina si serve di tutto il suo complicato vagabondare per fuggire Dio proprio per farlo giungere diritto alla destra di Dio, alla destra di Gesù. E questo poveretto che si è sforzato di sprofondare all’inferno, nella misura in cui accoglie questa misericordia inattesa, diventa il primo ad entrare in Paradiso. Commento spesso questo ribaltamento dicendo che Dio non ci rimette mai sulla strada diritta, no, non ci rimette sulla strada diritta, perché si serve delle nostre svolte, dei nostri vagabondaggi, delle nostre deviazioni, per inventare una strada nuova, la strada unica di ciascuno, propria di ciascuno.

Fabrice Hadjadj, Meeting di Rimini, 25 agosto 2011

Non basta ciò che siamo, ciò che chiunque è. (Cosa sono gli altri, se io sono inadeguato?)

Non basta ciò che siamo, ciò che chiunque è. (Cosa sono gli altri, se io sono inadeguato?)

Tu parli della situazione che mi trovo a dover affrontare come se chiunque potesse affrontarla. Nessuno, invece, potrebbe affrontarla! Nessuno! Nessuno ha gli strumenti per farlo. Mi credi un incapace? Inadeguato? Se sono inadeguato, dove le trovi le persone adeguate? Se io sono… Capisci quello che sto dicendo? Cosa dovrei essere? Cosa sono gli altri, se io sono inadeguato?

(..) Non basta ciò che siamo, ciò che chiunque è.

Philip Roth, Pastorale americana, Einaudi

Non ci si libera dalle proprie miserie censurandole (e uscito fuori, pianse amaramente).

Non ci si libera dalle proprie miserie censurandole (e uscito fuori, pianse amaramente).

Georges de la Tour, Il rinnegamento di Pietro.

È uno spunto fondamentale e impressionante, per riflettere a questa divina accoglienza di tutto l’uomo da parte di Cristo, quel brano del vangelo di Luca che tratta del tradimento di Pietro: «Dopo averlo dunque catturato, lo portarono via e lo condussero nella casa del Sommo Sacerdote. Pietro intanto lo seguiva da lontano. In mezzo all’atrio era acceso un fuoco e molti vi erano seduti d’intorno: Pietro era fra questi. Ora, una serva lo vide seduto accanto al fuoco, e riguardandolo, disse: “Anche quello lì era con Lui”. Ma egli negò dicendo: “Non lo conosco neppure, o donna!”. E poco dopo un altro, avendolo veduto, disse: “Anche tu sei uno di loro”. Ma Pietro rispose: “O uomo, non lo sono!”. Era
trascorsa circa un’ora, quando un altro pure insistè, dicendo: “Sì, è vero: anche lui era con Gesù, infatti è Galileo”. Ma Pietro rispose: “O uomo, non so quel che tu vuoi dire”. E nel medesimo istante, mentre ancora diceva quelle parole, un gallo cantò. Allora il Signore, voltandosi, guardò Pietro, e Pietro si ricordò della parola del Signore, il quale gli aveva detto: “Oggi, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte”, e, uscito fuori, pianse amaramente» (Lc 22,54-62).
Ricordiamoci chi era Pietro per l’uomo Gesù, colui al quale avrebbe affidato la sua Chiesa, la roccia della costruzione che avrebbe garantito la Sua presenza nel mondo; e riflettiamo sul fatto che Egli accetta Pietro com’è, lo aveva già accettato prima di vivere quei penosi momenti. Conoscendoli in anticipo, lo accetta, e lo rigenera. «Allora il Signore, voltandosi, guardò Pietro». Lo guarda e lo costringe
a prendere coscienza della sua Presenza. A ricordarsi. «E Pietro si ricordò…» Pietro avrebbe potuto cercare di dimenticare quell’increscioso episodio, sopire i suoi rimorsi in una energica attività. Nessuno, se non da lui, avrebbe potuto venirli a conoscere, ma non è questo che Gesù vuole. «… e, uscito fuori, pianse amaramente». La memoria delle parole di Gesù, suscitata dal suo sguardo, gli impedisce di dimenticare e comincia a cambiarlo, già lo cambia, già innesta il dinamismo della sua liberazione d’uomo. Perché non ci si libera dalle proprie miserie censurandole, e il cristianesimo, che non prescinde da una realistica presa di coscienza dell’umano, richiede che non venga mai operata alcuna censura, libera l’uomo attraverso il perdono, richiede caso mai il sacrificio.

Luigi Giussani, Alla ricerca del volto umano, Rizzoli