Il dolore ti fa spaventare di te stessa (è così umiliante).

Il dolore ti fa spaventare di te stessa (è così umiliante).

 

E’ che i dolori ti fanno sentire così sola-, e qui la forza d’animo tornò ad abbandonarla e la lasciò a singhiozzare nelle mani giunte- -e’ così umiliante.

-Non c’è nulla di umiliante.

-C’è, c’è, – pianse lei. – Non essere capaci di badare a se stessi, questo patetico bisogno di farsi consolare…

-Date le circostanze, non c’è proprio nulla di umiliante.

-Ti sbagli, tu non sai. La schiavitù, l’impotenza, l’isolamento, la paura…E’ tutto così orribile e vergognoso. Il dolore ti fa spaventare di te stessa. E’ orribile questa sua assoluta alterità.

Philip Roth, Everyman, Einaudi.

Gli unici momenti sconcertanti erano la sera (era destinato a morire).

Gli unici momenti sconcertanti erano la sera (era destinato a morire).

©P.B.

Gli unici momenti sconcertanti erano la sera, quando passeggiavano insieme sulla spiaggia. La nera marea che saliva con il suo rombo solenne e il cielo ricolmo di stelle mandavano in estasi Phoebe, ma spaventavano lui. La profusione di stelle gli diceva senza ambiguità ch era destinato a morire, e il rombo del mare ad appena qualche metro di distanza – e l’incubo del buio più buio che esista sotto la turbolenza dell’acqua, – gli faceva venir voglia di sottrarsi alla minaccia dell’oblio con la figa nella loro casa semivuota, accogliente e illuminata.

Philip Roth, Everyman, Einaudi

Vide quel che non aveva mai visto negli occhi della gente.

Vide quel che non aveva mai visto negli occhi della gente.

 

Disperato, spalancò gli occhi: china su di lui stava una donna semivestita – nel sonno egli aveva chiamato la madre, e la donna gli si era avvicinata.

Gli stava accanto. Subito, con tutto il suo essere, egli percepì che era bellissima. Sentendolo gridare nel sonno gli si era avvicinata, provando per lui tenerezza e pietà. Gli occhi della donna non piangevano, ma egli vide in essi qualcosa di più che lacrime di compassione – vide quel che non aveva mai visto negli occhi della gente.

Vasilij Grossman, Tutto scorre, Adelphi

Noi siamo ritornati dalla guerra per sbaglio (che non moriamo di nostra spontanea volontà è la sola cosa).

Noi siamo ritornati dalla guerra per sbaglio (che non moriamo di nostra spontanea volontà è la sola cosa).

Lo sbarco in Normandia (Robert Capa)

“(…) Non eravamo solo stanchi e mezzi morti quando siamo ritornati (dalla guerra: n.d.a.), eravamo anche indifferenti. Lo siamo ancora. Non abbiamo perdonato ai nostri padri, così come non perdoniamo alle generazioni più giovani, che ci spingono via prima ancora che noi abbiamo ottenuto il nostro posto. Noi non perdoniamo: dimentichiamo. O meglio ancora: noi non dimentichiamo: non vediamo affatto. Non facciamo caso. Ci è indifferente. Il destino degli uomini, del paese, del mondo, che cosa ce ne importa? Noi non facciamo rivoluzioni, opponiamo resistenza passiva. Non ci indigniamo, non accusiamo, non difendiamo, non aspettiamo proprio nulla, non temiamo proprio nulla – che non moriamo di nostra spontanea volontà è la sola cosa.

Sappiamo che verrà ancora una volta una generazione che sarà come quella dei nostri padri. Ci sarà ancora una volta la guerra. Noi stiamo a guardare il ridicolo atteggiamento di quelli che – come lei – soffrono dello squallore del mondo, di quelli che non sono stati in guerra e dei giovani che soffrono la volontà di migliorare le cose, di cambiarle. Se lo scetticismo non presupponesse anch’esso una partecipazione avrei detto: siamo degli scettici. Ma noi non partecipiamo affatto. Lei deride il pathos. Ma noi non crediamo neppure nella battuta spiritosa. Lei odia la reazione. Noi dubitiamo anche dei risultati della rivoluzione. Che cosa vuol farci? – Noi siamo ritornati per sbaglio.”

 

Joseph Roth, Zipper e suo padre, Adelphi

Essendo stata creata per sentimenti quali l’amore e il dolore.

Essendo stata creata per sentimenti quali l’amore e il dolore.

Era come se si fosse finalmente resa conto, le fosse alfine balenato in mente, quello che ormai da due mesi tutto il paese nonché la contea andava rimuginando e ripetendo; a soli diciott’anni, e sua madre diceva che non li dimostrava nemmeno – una esile ragazza dai capelli e gli occhi scuri che non sembrava molo più grande di una bimba, appollaiata tutta sola nel cavernoso fondo del sedile posteriore munito di telone della carrozza, dove ce ne sarebbero entrate almeno cinque o sei come lei – che, a detta della madre non era mai stata molto brillante neanche a scuola, né aveva mai provato a essere diversa e che, a detta dello zio, forse non aveva alcun bisogno d’essere brillante,  essendo stata creata per sentimenti quali l’amore e il dolore; così doveva essere cioè, perché non era certo fatta per l’altezzosità e l’orgoglio se, per darsi un contegno (sempre che ci avesse provato sul serio) non era riuscita neanche a metter su delle arie.

W.Faulkner, Gambetto di cavallo, La nave di Teseo Oceani

Aiutami a trovare le parole, Signore, suggeriscimi tu cosa dire.

Aiutami a trovare le parole, Signore, suggeriscimi tu cosa dire.

<<Cercavo qualcosa che non esiste>> attaccò un po’ troppo in fretta, come un attore mediocre che teme di sbagliare la battuta. Poi all’improvviso, alzando una mano: <<No, aspettate! Ancora un istante. Non mi vengono le parole, ma adesso lo so. Quello che io…>>. Era incredibile quanto tutto fosse chiaro, esaltante. I sogni a occhi aperti, diamine, i famosi sogni a occhi aperti in cui si perdeva guardando il cielo mentre sua nonna sbucciava i piselli, poi a scuola, davanti alla finestra aperta sulla palude…

<<Aiutami a trovare le parole, Signore, suggeriscimi tu cosa dire. Lo sai che devo fare presto, presto …>>.

Georges Simenon, Le persiane verdi, Adelphi.

Le donne vibrano come corde.

Le donne vibrano come corde.

Pretty brunette girl in long embroidery dress outdoor
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“Arriverà tempestiva la pioggia, speriamo, a impastare bene il seme nelle zolle. A Reggio Emilia lo scorso martedì di mercato ho visto degli erpici in vetrina come gioielli. Non sono mai stato tanto a lungo da queste parti, tre mesi di seguito, e ogni contatto mi sembra emblematico. Cerco d’inserirmi negli usi e costumi più comuni, volgari, col rimpianto di aver tardato ad avere difetti e pregi locali, perciò precipito volentieri nel baratro dei canti e delle bestemmie battendo il tempo sui tavoli delle osterie che hanno alle pareti i calendari dei concimi chimici e il manifesto della chiamata alle armi del 1953. Le donne vibrano come corde alle esclamazioni maschili.”

Cesare Zavattini, Straparole, Bompiani.