Vivrem la tua felicità (d’amor pane dolcissimo).

Vivrem la tua felicità (d’amor pane dolcissimo).

D’amor pane dolcissimo,
Del cielo eterno gaudio,
Vero sollievo agli umili
Che in Te soltanto sperano.

Immenso cuore amabile,
Tu sai guarire i nostri cuor;
Tutte le nostre lacrime
Tu le trasforma in vero amor.

Quel cuore che per noi si aprì
Ci accolga nel pericolo
Finché un bel giorno, insieme a Te,
Vivrem la Tua felicità.

 

Dove sarai adesso? (Metade).

Dove sarai adesso? (Metade).
2012-02-01_23171

Eu perco o chão
Eu não acho as palavras
Eu ando tão triste
Eu ando pela sala
Eu perco a hora
Eu chego no fim
Eu deixo a porta aberta
Eu não moro mais em mim…

Eu perco as chaves de casa
Eu perco o freio
Estou em milhares de cacos
Eu estou ao meio
Onde será
Que você está agora?…

Eu perco o chão
Eu não acho as palavras
Eu ando tão triste
Eu ando pela sala
Eu perco a hora
Eu chego no fim
Eu deixo a porta aberta
Eu não moro mais em mim…

Eu perco as chaves de casa
Eu perco o freio
Estou em milhares de cacos
Eu estou ao meio
Onde será
Que você está agora?..

Adriana Calcanhotto

Santo Stefano, il più crudele dei giorni.

Una lacrima che si cerca di nascondere, è una vera lacrima. Quella lacrima era l’unica speranza, ci diceva che eravamo nati da un’anima e, quindi, forse, anche noi ne avevamo una. Forse esistevamo davvero, potevamo vivere, potevamo morire, perché le lacrime sgorgano e non si cancellano; esse ci parlano e un giorno testimonieranno. E la morte per alcuni di noi venne davvero, in forme misteriose che ancora c’interrogano, perché niente parla più di lei, la Morte, e a nessuno con più ardore si risponde. Ma questo sarebbe accaduto tanti anni più tardi, quando il Natale in famiglia era ormai lontano nel tempo ma vicinissimo nello spazio, conficcato in noi come una lama di ghiaccio, insieme all’inseparabile Santo Stefano, il più crudele dei giorni, quello in cui il Diavolo plana sulle tavole sfatte a spiluccare i resti dei tacchini e a scolare il fondo dei bicchieri. Curiosamente la fredda mattina di Stefano il nostro presepe era meno triste, forse a suo agio nella desolazione. Il muschio sembrava più verde e fresco, scintillava il lago di carta argentata, i volti dei pastori erano rassicuranti e simpatici. Anche i Re Magi avevano abbassato le ali e si guardavano attorno disorientati.

Umberto Silva, Il Foglio, 24 dicembre 2010

Nulla resta “giù” nel dolore.

Hyeronimus Bosch, Ars moriendi

Stanotte si sono riaperti gli abissi infernali del dolore, fresco come nei primi tempi: le parole folli, le proteste rabbiose, i sobbalzi dello stomaco, l’irrealtà da incubo, l’orgia di lacrime. Perché nulla resta “giù” nel dolore. Si è appena emersi da una fase, che ci si ritrova al punto di partenza. E poi ancora, e ancora. Tutto si ripete.

C.S.Lewis, Diario di un dolore, Adelphi

Perchè ogni uomo, senza battaglie, non può sentirsi un uomo, un uomo, un uomo, un uomo, un uomo.

Tripoli 69

In casa io e lui
io non mi accorgo che
che fuori è inverno ormai
la stanza è tanto calda
non penso mai
che oltre la finestra
per lui
in quella nebbia
c’è un’altra estate
che porta un caldo
un caldo un caldo un caldo
un caldo un caldo
lo vedo ma non c’è
è andato via da me
sta raggiungendo
Tripoli.
Ma Tripoli cos’è
è il primo nome che
mi viene in mente se
lo immagino lontano
dove non so
in cerca di battaglie
perchè
perchè ogni uomo
senza battaglie
non può sentirsi
un uomo un uomo
un uomo un uomo
un uomo
e quando un uomo va
a vivere di più
le donne
han solo lacrime.
Ma se ritornerà
ferito lui lo sa
che qui mi troverà
e io son già felice
se penso che
in questa storia
anch’io ci sarò
ma fuori è inverno
la nebbia è nebbia
in questa stanza
ritorna un caldo
un caldo un caldo
un caldo
in casa io e lui
e non si è accorto che
ho pianto tanto
Tripoli.

Patty Pravo, 1969