Piangeva sulla vita ridendoci su.

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Ma quando si trattava di descriverla a loro, che non avevano mai ascoltato la melodia di quella chitarra, incisiva, fuggevole e di raffinata delicatezza, la memoria perdeva colpi. Non c’era modo di descriverla; bisognava sentirla, la battuta costante, sicura, piena di ritmo, con i piccoli ritornelli a due o tre accordi in coda al motivo principale, contenente ciascuno l’intera essenza e il disegno dell’allegra tragedia di questo mondo ( e di quell’altro mondo).

E al di sopra di tutto ciò la singola corda pizzicata della melodia che seguiva puntuale la battuta, ricamandoci attorno insiema agli arpeggi secchi e veloci, sempre in moto, senza un’esitazione, senza mai perdersi e senza mai dover fare pause per riattaccare, spostandosi di colpo dalle note poco accentate della malinconica battuta jazz al brusco ritmo gitano imprevedibile ed esplosivo che piangeva sulla vita ridendoci su, troppo rapido perché l’orecchio potesse seguirlo, troppo originale perché la mente potesse prevederlo, troppo intricato perché la memoria potesse ricordarlo.

James Jones, Di qui all’eternità.

 

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Forse fu colpa del tramonto.

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Forse fu colpa del tramonto, i tramonti lo stordivano sempre. O forse fu la vicinanza del corpo di lei, di quella testa che gli arrivava appena alla spalla. In passato Prew aveva notato che la vicinanza di un corpo femminile tendeva a sconvolgere i suoi processi mentali, reazione che non poteva controllare e che volte lo stordiva ancora più dei tramonti; aveva capito, durante un discreto numero di anni, che le donne di solito non condividevano quella reazione, cosa che conferiva loro un certo vantaggio iniziale sugli uomini. Oppure fu solo la travolgente novità di tutto quello che gli stava accadendo, a cui non aveva avuto tempo di adattarsi.

James Jones, Di qui all’eternità.

Non andar via, Lorene. Resta qui.

Non andar via, Lorene. Resta qui.
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Poi, così sembrò, il lungo pallido sogno con il vestito sottilissimo e morbido che non riusciva a coprire i capezzoli o il rigonfio triangolo nero che lui amava guardare gli porse il vassoio con sopra la tromba d’oro e, nell’altro vassoio, con l’altra mano, le due scatolette di razione C, carne e fagioli, e si chinò su di lui e lo baciò sulle labbra, perché lui aveva scelto l’opzione sbagliata, e i cieli pieni di nuvole crollarono.

“Adesso dormi”.

“Perché mi hai baciato? Credi che sia ubriaco e che poi non me ne ricordi. Me ne ricorderò. E tornerò”.

“Ssh. Ssh. Certo che ritornerai”.

“Tu credi che non lo farò. Ma io lo farò. Tornerò. Tornerò sempre”.

“Certo, lo so bene”.

“Tornerò la sera del giorno di paga”.

“E io ti cercherò”.

“E ricorderò tutto quello che ho visto stanotte e allora te lo spiegherò. Ho visto tutto in modo così chiaro e semplice che so che me lo ricorderò. Tu non credi che me lo ricorderò?”

“Certo che te lo ricorderai”.

“Devo ricordarmelo. E’ importante. Non andar via, Lorene. Resta qui”.

“Starò qui. Tu adesso dormi”.

James Jones, Di qui all’eternità.

La più dura di tutte le cose dure (incontrare un altro essere umano fiato a fiato).

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Una Lorene dura, fredda e brillante come una pietra preziosa; ma reale, realissima, e viva. Fu questo che lo fece innamorare. Era penetrato nel guscio di Lorene come ben di rado riesce agli uomini di penetrare nel guscio delle donne, come mai riesce ai soldati di penetrare nel guscio delle puttane; e da lei sarebbe tornato la sera del giorno di paga, anche se avesse dovuto rubare i soldi, perché a suo parere, in questo mondo, ormai, la più dura di tutte le cose dure è distinguere la realtà dall’illusione, incontrare un altro essere umano fiato a fiato senza le pareti prefabbricate fonoassorbenti della moderna igiene sempre in mezzo, e capire nel momento dell’incontro che questo significa davvero appartenere alla razza umana, e non impersonare il ruolo momentaneo degli essere umani; in questo mondo questa è la cosa più difficile, perché in questo mondo, pensava, ogni ape si spreme dal torace la cera per farsi la propria cella, per proteggere la sua provvista di miele, ma io ho rotto la cella, solo una volta, questa volta sola.

James Jones, Di qui all’eternità.

Qual’è la tua politica?

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Ma, domandi, quale finisce per essere la tua posizione politica? Qual è la tua politica? Credo che questa domanda si possa saltare, si disse. E’ una domanda errata, una domanda che implica che tu debba avere qualche specie di posizione politica, ed è quindi una domanda sleale perché restringe la tua risposta alle specie di politica esistenti. E’ il tipo di domanda che ti rivolgerebbero un repubblicano o un democratico o un comunista. (..) Sì, credo che la domanda possa essere respinta. Ma se dovessi rispondere, sinceramente, sotto giuramento, allora direi che tu sei (..) un cane arrabbiato che ama i cani bastonati. Ecco come ti definirei. (..)

Qui in America, pensò, ognuno lotta per diventare un capo, e poi rimanere tale. E forse, solo forse, è per questo che gli sfigati che arrivano al potere senza più niente per cui lottare si rinsecchiscono e muoiono, oppure ingrassano e diventano asmatici e muoiono.  Perché non hanno più uno scopo per cui lottare se non rimanere capi, tenersi quello che hanno.

James Jones, Di qui all’eternità.

Perché la sola parte di qualcuno che un uomo possa mai toccare o capire è quella parte del suo io che riconosce nell’altro.

Perché la sola parte di qualcuno che un uomo possa mai toccare o capire è quella parte del suo io che riconosce nell’altro.

WWII U.S. Troops Returning Home    Women  WAC

Ma questo non è amore, rifletté, questo non è ciò che lei vuole né ciò che vogliono le altre, le donne che non vogliono che tu ti ritrovi in loro, vogliono invece che tu ti perda in loro. Eppure, pensò, tentano sempre di ritrovarsi in te. Che magnifico attore saresti stato Prewitt, si disse.

Fu solo quando ebbe ridisceso la collina dall’altra parte che poté mettere fine al gioco e fermarsi, voltarsi a guardare indietro e permettersi di sentire la perdita.

E gli parve allore che ogni essere umano non facesse altro che cercare se stesso, nei bar, sui terni, negli uffici, negli specchi, nell’amore, cercare il proprio io che è lì da qualche parte, in ogni altro essere umano. L’amore non è darsi, ma trovarsi, descriversi. E pensò che tutta quella storia era stata scritta in modo errato. Perché la sola parte di qualcuno che un uomo possa mai toccare o capire è quella parte del suo io che riconosce nell’altro.

James Jones, Di qui all’eternità, Beat Edizioni

La vita, con l’andar del tempo, deflora qualsiasi verginità, anche solo disseccandola; non importa che il proprietario voglia tenersela.

La vita, con l’andar del tempo, deflora qualsiasi verginità, anche solo disseccandola; non importa che il proprietario voglia tenersela.

ArtemisiaGentileschi-Cleopatra

Fino ad allora si era trattato soltanto di lui. Fino ad allora era stata una lotta privata tra lui e se stesso. Nessun altro ci aveva avuto a che fare. Era come uno scrittore che, scoperta la coincidenza tra il proprio talento e i propri desideri, rinchiude il talento per lavorare duro e perfezionarlo, ritenendolo l’unica cosa necessaria, senza rendersi conto che poi entrano in gioco editori, agenti letterari e direttori di riviste. Quando ci ci intromise la gente, divenne naturalmente un uomo diverso. Tutto cambiò e non fu più il verginello, col diritto del verginello di insistere sull’amore platonico. La vita, con l’andar del tempo, deflora qualsiasi verginità, anche solo disseccandola; non importa che il proprietario voglia tenersela.

James Jones, Di qui all’eternità.