Il Signore ha dato, il Signore ha tolto.

Il Signore ha dato, il Signore ha tolto.

Di fronte al fatto che l’attacco all’America dell’11 settembre sembri presagire la fine di una civiltà e lasci l’uomo nell’angoscia e nello sgomento per il male che può colpirlo in ogni momento e ovunque, il Papa non si arrende, ma ripropone con forza Cristo, come unica speranza, in forza della quale poter affrontare
positivamente il cammino della storia. La svolta che è contenuta nel tragico avvenimento dell’11 settembre non sta quindi solo nel fatto che la vita dei popoli sia apparsa improvvisamente indifesa e vulnerabile, facile vittima di una violenza terribile, ma nella certezza che l’uomo possa ritrovare in Cristo il fondamento vero della sua felicità e della pace. Jean Palombo, moglie di un pompiere morto sotto il crollo delle Torri Gemerle, ha offerto una significativa testimonianza di come la Presenza Buona di Dio, pur dentro il dramma, continui a condurre per mano l’uomo verso un destino misteriosamente positivo. «”Il Signore ha dato, il Signore ha tolto – ha affermato Jean in un’intervista – Benedetto sia il Signore. Credo che Dio lavora per il bene di coloro che lo amano. Questo evento è stato un grande male. Tuttavia l’amore di Dio ha sorpassato
questo male. Per i terroristi posso solo pensare: ‘Padre, perdonali, perché non hanno idea di quello che hanno fatto’ […]. Frank mi manca terribilmente e piango molto, ma so che continuerà ad aiutarci dal Cielo. Sto chiedendo una più profonda intimità con Cristo, che sono sicura porterà frutti così belli come quelli che sono venuti dall’intimità fra me e Frank. Frank ha trasmesso la fede ai bambini e loro spesso mi consolano con una parola. I bambini sono felici per il
loro papà, ma gli manca il giocare con lui, il pregare con lui, l’imparare con lui, lo stare con lui. Io ho paura, ma mi aggrappo al Signore. Adesso continueremo, nella Chiesa, a fare la volontà di Dio”».

Luigi Giussani, Scuola di religione, SEI

Sei italiani.

I talebani hanno ucciso sei soldati italiani. Avevano una nazione, una bandiera, un onore e un nome. Erano eroi del quotidiano, lontanissimi da casa, ma capaci di ricordare che esistono i doveri e non solo i diritti, sono lo specchio di un popolo che spesso indulge a dipingersi come pavido e opportunista, ma che è invece capace di gesti di grande eroismo, come quello di Fabrizio Quattrocchi, il fornaio senza diploma che ci ha mostrato “come vive un italiano” (nelle parole di George W. Bush). Il nostro eroismo non si nutre delle virtù militari, emerge di fronte all’offesa e all’ingiustizia. Di fronte alle scuole distrutte in Afghanistan dai talebani con il loro islamismo apocalittico, di fronte alle bambine a cui viene gettato acido in faccia, di fronte alle mine piazzate al passaggio di un gruppo di alunni. Quei sei italiani erano la mano che impedisce all’oscurantismo di tornare a riempire gli stadi di adultere da lapidare. Sono il volto migliore della nostra partecipazione a questa guerra dei cent’anni. I loro nomi non devono essere lambiti dagli opposti cretinismi nostrani e dalla cupidigia della resa senza condizioni. Siamo in Afghanistan per una vittoria da difendere dal fanatismo della peggior specie, siamo lì per testimoniare il nostro contributo orgoglioso alla libertà. Siamo andati in Afghanistan per difenderci in una guerra che ci è stata dichiarata e per confermare, combattendo il terrore, quel che siamo: uomini e donne liberi, figli di quest’occidente che più che geografia, è destino e storia. I nostri di Kabul sono caduti in una guerra che è stata dichiarata al mondo di cui l’Italia fa parte. Un mondo attaccato dal totalitarismo di chi idolatra la morte più della vita. Terroristi e predoni di bambini che uccidono liberatori e liberati. Sono gli italiani migliori, che esercitano la difesa in divisa e che cadono, prima sotto i colpi dei banditi di Saddam a Nassiryah, e poi dei tagliagole talebani a Kabul. Sono soldati immortali come nel celebre frammento di Teognide: “Morendo non perirono, eterni essi s’ergevano a monumento”.

Giulio Meotti, Il Foglio, 17 settembre 2009