Beato Roberto Watkinson (20 aprile)

San Giorgio e il drago

Roberto Watkinson nacque il 25 dicembre 1579 da genitori cattolici a Hemingborough nella contea di York; studiò a Castleford e poi a Londra e Richmond.

A seguito della persecuzione contro i cattolici, scatenata dalla sanguinaria regina Elisabetta I, lasciò l’Inghilterra nel 1598 e si recò a Douai in Francia, nel Collegio Inglese, dove si preparavano al sacerdozio i futuri sacerdoti inglesi.

Venne ammesso l’11 ottobre 1598 e da lì il 12 settembre 1599 fu inviato al Collegio Inglese di Roma, ma per recuperare il suo cagionevole stato di salute, ritornò a Douai il 15 ottobre 1601.

Venne ordinato sacerdote ad Arras il 25 marzo 1602 e il 3 aprile seguente inviato in Inghilterra come missionario; purtroppo non ebbe la possibilità di esercitare il suo ministero, perché il 15 dello stesso mese di aprile fu arrestato a seguito della vile denunzia di un ex studente di Douai, che aveva conosciuto in Francia.

Quale sacerdote ordinato all’estero e rientrato clandestinamente in Inghilterra, padre Roberto Watkinson fu immediatamente processato e condannato a morte, pena che fu eseguita mediante impiccagione nel famigerato Tyburn di Londra il 20 aprile 1602, insieme al gesuita Francesco Page.

Il ventiduenne sacerdote concluse con il martirio la sua giovane vita, che già da alcuni anni aveva conosciuto le sofferenze delle malattie nel suo corpo; si narra che il giorno precedente il suo arresto, mentre camminava per le strade di Londra con un amico cattolico, gli si avvicinò un vecchio, che dopo averlo salutato nel nome del Signore, gli disse: “Sembrate afflitto da molte infermità, ma fatevi coraggio, perché tra quattro giorni tutto sarà passato”.

Fu beatificato insieme ad altri 106 martiri di quel periodo, il 15 dicembre 1929 da papa Pio XI.

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Pregare per grandi cose: chiedere di cambiare l’Inghilterra.

St.Aloysius, Oxford

St.Aloysius, Oxford

Consapevole forse che sui resti di santa Teresina si combatteva ben altra battaglia, nel suo sermone il priore di St Aloysius ha esortato i fedeli a non chiedere a Dio piccoli favori privati ma ad avere il coraggio di pregarlo per grandi cose, per cambiare l’Inghilterra.
Avrebbe potuto dare l’esempio chiedendogli che il suo sottoposto usasse meglio il megafono di cui era dotato. “Thank you so much for waiting” è la frase perfettamente inutile che ci si sente rivolgere anche quando si aspetta per ore una capricciosa da Pizza Express; dà l’idea che per gli inglesi l’importante sia stare in fila, senza considerare se dietro gli ombrelli si intraveda la monumentale chiesa dal cui pulpito tuonava il cardinale Newman oppure il capolinea del 15.
In Inghilterra un prete col megafono dovrebbe dire ben altro: dovrebbe far lanciare la teiera gigante contro le pubblicità dei pub che per Natale organizzano generici “party di stagione”, aizzare la folla a usare i preservativi come fionde, far prendere a ombrellate Simon Jenkins finché non ricorda che l’università di Oxford, la sua alma mater, ha per motto “Dominus illuminatio mea”.

Antonio Gurrado, Il Foglio, 13 ottobre 2009