Ti ride negli occhi la stranezza di un cielo che non è tuo.

Ti ride negli occhi la stranezza di un cielo che non è tuo.

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Come diceva Pavese: «Ti ride negli occhi/ la stranezza di un cielo che non è il tuo»”. Ti ride negli occhi: sei fatto del cielo, per il cielo, da un Altro; e questo ti ride, perché il cuore è sete di felicità e di bellezza. Un cielo che non è tuo, però: non lo vuoi; il mattino, questo mattino, non lo vuoi. Quante volte non vorremmo neanche il mattino stesso, non vorremmo neanche vivere! Noi collaboriamo come diceva il libro della Sapienza alla morte. Il potere umano collabora alla morte con la violenza, favorendo un’educazione che giunge inesorabilmente alla diffusione della violenza: dalla timidezza dei rapporti familiari fino ai pubblici attacchi assassini, si favorisce la violenza. Ma anche noi! Proviamo a pensare come ci alziamo ogni mattina, perché questa è la chiave di volta di qualsiasi ascesi, di qualsiasi strada spirituale, di qualsiasi scoperta umana, di qualsiasi tentativo di guardare Cristo, di amare Cristo, di ospitare Cristo.

Luigi Giussani

Ciò che si vede è l’inconcepibile (le stelle sono indispensabili).

Ciò che si vede è l’inconcepibile (le stelle sono indispensabili).

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Ciò che si vede è l’inconcepibile: il colossale spettacolo della mancanza di antagonismo. Ciò che si vede con i propri occhi è il grande cervello del tempo, una galassia di fuoco non acceso da mano umana.

Le stelle sono indispensabili.

Philip Roth, Ho sposato un comunista, Einaudi

E tu ed io abbiamo chiamato a gran voce le valli dei mari infiniti (And you and I).

E tu ed io abbiamo chiamato a gran voce le valli dei mari infiniti (And you and I).

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E tu ed io scavalchiamo, attraversando le forme del mattino.
E tu ed io ci siamo stesi oltre il sole per il fiume.
E tu ed io scavalchiamo, più chiaramente, verso il movimento.
E tu ed io abbiamo chiamato a gran voce le valli dei mari infiniti.

Yes, testo e traduzione.

Un tentativo estenuante di afferrare l’oltre, l’irraggiungibile, l’infinito.

Un tentativo estenuante di afferrare l’oltre, l’irraggiungibile, l’infinito.

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Il sesso e il mistero profondo. Il piacere della carne e ciò che sta nel suo fondo, il
trascendente, l’estasi dello spirito. La continua ricerca della soddisfazione del corpo, e anche della ostentazione del corpo e del sesso nella pornografia, come tentativo estenuante di afferrare l’oltre, l’irraggiungibile, l’infinito. In sostanza, di toccare l’eternità.

Paolo Rodari, Il Foglio 15 dicembre 2012.

La sua anima traboccante estasi anelava alla libertà, allo spazio, all’infinito.

La sua anima traboccante estasi anelava alla libertà, allo spazio, all’infinito.

Jean Frederic Bazille

Non si soffermò nemmeno sul terrazzino d’ingresso, ma scese rapidamente. La sua anima traboccante estasi anelava alla libertà, allo spazio, all’infinito. La volta celeste, punteggiata di placide stelle splendenti, si stendeva ampia e sconfinata sopra di lui. La Via Lattea si allungava in due pallide striature dallo zenit all’orizzonte. La notte fresca e tranquillo fino all’immobilità avvolgeva la terra. Le bianche torri e le cupole dorate della cattedrale rilucevano sullo sfondo di un cielo zaffiro. I lussureggianti fiori autunnali delle aiuole intorno alla casa si erano assopiti in attesa del giorno. Il silenzio della terra sembrava fondersi con quello del cielo, il segreto della terra era un tutt’uno con quello delle stelle… Alëša stava in piedi, osservava, e a un tratto si gettò di colpo per terra. Non sapeva perché stesse abbracciando la terra, non si spiegava perché desiderasse così irrefrenabilmente baciarla, eppure la baciava, piangendo, singhiozzando, la irrorava con le sue lacrime e giurava appassionatamente di amarla, nei secoli dei secoli.

Fëdor Dostoevskij, I Fratelli Karamazov

La natura dell’uomo è rapporto con l’Infinito (#Meeting 2012).

La natura dell’uomo è rapporto con l’Infinito (#Meeting 2012).

Infatti, a mio avviso, solo due tipi di uomini salvano interamente la statura dell’es-sere umano: l’anarchico e l’autenticamente religioso. La natura dell’uomo è rapporto con l’infinito: l’anarchico è l’affermazione di sé all’infinito e l’uomo autenticamente religioso è l’accettazione dell’infinito come significato di sé.

Luigi Giussani, Il senso religioso, BUR

Ma a chiunque dovrebbe rilucere il dubbio che l’io sia di natura abissale.

Ma a chiunque dovrebbe rilucere il dubbio che l’io sia di natura abissale.

E fu allora che avvenne l’episodio più dolente e però rivelatore del nostro argomento. Qegli uomini coraggiosi e di mestieri diversi, tra i quali persino un lottatore, per la maggior parte crollarono, come non avevano fatto nepure negli interrogatori. Così, svestiti di tutto quanto era consueto al loro io; privati persino del loro odore, questi uomini prima straordinari si guardarono. Alcuni piansero, altri scongiurarono le ottuse guardie baltiche di lasciargli almeno il pettine o la foto di una figlia o la penna, in cupa disperazione. Furono costoro, osserva Lusseyran, i primi a morire.”Devo aggiungere che le condizioni di vita a Buchenwald erano molto dure. Ma essere erano per quegli uomini non più dure che per gli altri. Essi erano – come non avrei questo potuto capirlo – morti per difetto di io.” Il loro io, insomma, per possedersi abbisognava delle cose e proprio la privazione di esse li aveva uccisi, abbrutiti fino alla morte. E certo: quello di Lusseyran è esempio estremo, distante dall’odierna esistenza sceneggiata in calcoli televisivi. Ma a chiunque dovrebbe rilucere il dubbio che l’io sia di natura abissale, quindi irriducibile alle cose, e però in allargamento di se stesso, dal vuoto a emanarle tutte.

Geminello Alvi, Il capitalismo. Verso l’ideale cinese Marsilio