Non perché buona, ma perché ama (ora serve il drammatico).

Non perché buona, ma perché ama (ora serve il drammatico).

La dimensione della profondità è Margherita, l’unica che tiene testa a Satana
non perché buona, ma perché ama: anche lei vive di falsità e leggerezza, ma è trasfigurata dall’amore che la proietta fuori di sé, liberata dalla smania di possesso e potere, persino di vanità. Anche qui lo stile vira brutalmente, e affila ogni lama quand’entra in scena lei: bella, intelligente, ricca, trentenne sposa di un bel giovane di successo, onesto, innamorato. “Insomma… era una donna felice? No, nemmeno per un minuto”. La felicità comincia incontrando un uomo senz’altro nome che il Maestro, autore del libro su Pilato fatto a pezzi dalla critica letteraria (ma lui respinge con odio l’etichetta di letterato: lui, dice, è uno storico – un’orgogliosa precisazione, che conferma la tesi del Diavolo: il problema è innanzitutto storico, e come tale lo tratta); la felicità finisce quando lui brucia il manoscritto – come fece Bulgakov – e scompare nel nulla, facendosi chiudere in manicomio. Quando l’amore colpisce in pieno, comico e tragico si sfaldano rivelando un nucleo d’umanità che assimila tutto e reclama un cambio di tono. Non serve il tragico, non serve il comico, ora serve il drammatico – che li include – perché lei ha uno scopo chiaro, si potrebbe quasi dire un compito: ritrovare il suo amore, liberarlo e salvarlo.

Emmanuel Exitu, Il Foglio, 7 aprile 2012

Da quale mondo viene veramente questo Straniero?

Da quale mondo viene veramente questo Straniero?

(..) E’ in quest’inferno che arriva Satana, alla vigilia di un torrido Triduo pasquale, per scatenare parole e opere che metteranno sistematicamente in ridicolo l’uomo rifatto ex novo dal progresso comunista. Si presenta come professor Theodor (“dono di Dio”) Woland (uno dei nomi germanici del Diavolo, il dio fabbro dell’antica mitologia nordica), esperto di magia nera, con biglietto da visita in caratteri non cirillici ma latini, che pronunciati alla russa suonano faland, stessa radice di falsità (anche in tedesco e russo), e vale notare che la sua iniziale W è il rovesciamento dell’iniziale M dei protagonisti. Ma qui tutto brulica di tali ramificazioni di senso, che prolificano di continuo, come nelle icone, dilatando il nostro sguardo e il nostro essere. Chiunque avrà a che fare con Woland perderà la testa: tema insistente sia in senso letterale d’esser decapitati,
che in senso figurato d’impazzire. (E’ uno strano diavolo, però. Porta caos e fuoco e disorientamento, ma lo fa smascherando il male e l’ipocrisia… non è
un’operazione che di solito spetta alla Verità? E’ un enigma insolubile, come l’epigrafe del romanzo tratta dal Faust di Goethe: “Dunque tu chi sei?”. “Una parte di quella forza che vuole costantemente il Male e opera costantemente il Bene”. Da quale mondo viene veramente questo Straniero?).

Emmanuel Exitu, Il Foglio, 7 aprile 2012