Nell’adolescenza dell’anno venne Cristo la tigre.

Nell’adolescenza dell’anno venne Cristo la tigre.

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(…)

Ora penso
Che la storia abbia molti passaggi nascosti, e corridoi tortuosi
E varchi, e che ci inganni con bisbiglianti ambizioni,
E che ci guidi con le vanità. Ora penso che dia
Quando la nostra attenzione è distratta,
E che quanto ci dà lo dia con turbamenti
Così lusinghieri che il dato affama ciò che si desidera. E ci dà
Troppo tardi ciò in cui più non si crede, o se ancora
Ci crediamo, soltanto nel ricordo, come passioni riconsiderate.
E troppo presto dà in deboli mani, ciò che è pensato può essere
Dispensato, finché il rifiuto propaga la paura. Penso
Che né paura né coraggio ci salvino.

(…)

Gerontion, T.S.Eliot

Il Mistero come misericordia resta l’ultima parola anche su tutte le brutte possibilità della storia.

Il Mistero come misericordia resta l’ultima parola anche su tutte le brutte possibilità della storia.

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Il mistero della misericordia sfonda ogni immagine umana di tranquillità o di disperazione; anche il sentimento di perdono è dentro questo mistero di Cristo. Questo l’abbraccio ultimo del Mistero, contro cui l’uomo anche il più lontano e il più perverso o il più oscurato, il più tenebroso non può opporre niente, non può opporre obiezione: può disertarlo, ma disertando se stesso e il proprio bene. Il Mistero come misericordia resta l’ultima parola anche su tutte le brutte possibilità della storia. Per cui l’esistenza si esprime, come ultimo ideale, nella mendicanza. Il vero protagonista della storia è il mendicante: Cristo mendicante del cuore dell’uomo e il cuore dell’uomo mendicante di Cristo. Il sacrificio più grande è dare la propria vita per l’opera di un Altro.

L.Giussani L’avvenimento cristiano, Bur, Milano 2003

Il luogo privilegiato dell’incontro è la carezza della misericordia di Gesù Cristo.

Il luogo privilegiato dell’incontro è la carezza della misericordia di Gesù Cristo.

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Tutto, nella nostra vita, oggi come al tempo di Gesù, incomincia con un incontro. Un incontro con quest’Uomo, il falegname di Nazaret, un uomo come tutti e allo stesso tempo diverso. Pensiamo al Vangelo di Giovanni, là dove racconta del primo incontro dei discepoli con Gesù (cfr 1,35-42). Andrea, Giovanni, Simone: si sentirono guardati fin nel profondo, conosciuti intimamente, e questo generò in loro una sorpresa, uno stupore che, immediatamente, li fece sentire legati a Lui…
Parlando dell’incontro mi viene in mente “La vocazione di Matteo”, quel Caravaggio davanti al quale mi fermavo a lungo in San Luigi dei Francesi, ogni volta che venivo a Roma. Nessuno di quelli che stavano lì, compreso Matteo avido di denaro, poteva credere al messaggio di quel dito che lo indicava, al messaggio di quegli occhi che lo guardavano con misericordia e lo sceglievano per la sequela. Sentiva quello stupore dell’incontro.
Il luogo privilegiato dell’incontro è la carezza della misericordia di Gesù Cristo.
(Papa Francesco)

La fede corrisponde alle esigenze fondamentali e originali del cuore di ogni uomo.

La fede corrisponde alle esigenze fondamentali e originali del cuore di ogni uomo.
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«Gesù Cristo ti ama, ha dato la sua vita per salvarti, e adesso è vivo al tuo fianco ogni giorno, per illuminarti, per rafforzarti, per liberarti». Quando diciamo che questo annuncio è «il primo», ciò non significa che sta all’inizio e dopo si dimentica o si sostituisce con altri contenuti che lo superano. È il primo in senso qualitativo, perché è l’annuncio principale, quello che si deve sempre tornare ad ascoltare. È l’annuncio che risponde all’anelito d’infinito che c’è in ogni cuore umano. Tale convinzione, tuttavia, si sostiene con l’esperienza personale, costantemente rinnovata, di gustare la sua amicizia e il suo messaggio, convinti, in virtù della propria esperienza, che non è la stessa cosa aver conosciuto Gesù o non conoscerlo, non è la stessa cosa camminare con Lui o camminare a tentoni. Sappiamo bene che la vita con Gesù diventa molto più piena e che con Lui è più facile trovare il senso di ogni cosa.
(Papa Francesco)

Per la mia formazione in famiglia e in seminario prima, per la mia meditazione dopo, mi ero profondamente persuaso che una fede che non potesse essere reperta e trovata nell’esperienza presente, confermata da essa, utile a rispondere alle sue esigenze, non sarebbe stata una fede in grado di resistere in un mondo dove tutto, tutto, diceva e dice l’opposto. Mostrare la pertinenza della fede alle esigenze della vita e, quindi – questo «quindi» è importante per me -, dimostrare la razionalità della fede, implica un concetto preciso di razionalità. Dire che la fede esalta la razionalità, vuol dire che la fede corrisponde alle esigenze fondamentali e originali del cuore di ogni uomo. Per questo dare ragione della fede significa descrivere sempre di più, sempre più ampiamente, sempre più densamente, gli effetti della presenza di Cristo nella vita della Chiesa nella sua autenticità, quella la cui «sentinella» è il Papa di Roma.
(Luigi Giussani)

Cristo è venuto per rendere la vita degna di essere vissuta (In morte di una donna cristiana).

Cristo è venuto per rendere la vita degna di essere vissuta (In morte di una donna cristiana).


(…) Il vuoto lasciato dalla mamma (moglie), la sua mancanza restano, è una ferita aperta che rimane ma questo non può non farci riconoscere il regalo che vostra mamma (moglie) vi ha fatto: quando ogni mattina entrate nella giornata e ogni sera vi apprestate a chiudere una giornata, questa ferita aperta in un qualche modo vi costringerà a stare di fronte alla vita e ai vostri desideri in maniera non ridotta, non da “scemi”,  vi costringerà ad una serietà di fronte alla vita che vi potrà facilitare il riconoscimento del Mistero presente a voi nella vostra vita.
Secondo la mentalità comune se si lascia entrare Cristo dentro alla nostra vita, dentro al nostro cuore là dove si originano i pensieri e i sentimenti  si perde qualcosa, si deve rinunciare a qualcosa, il cristiano è quello che è sempre un pò di meno degli altri perchè non va bene che faccia i soldi come gli altri, non va bene che desideri le donne, etc etc….e questa mentalità prende anche noi. Ma Cristo non è venuto a portare via niente all’uomo ma a rendere la vita degna di essere vissuta, non toglie niente di ciò che rende la vita bella, piena e all’altezza di ciò che il cuore umano desidera. Allora, di fronte a quello che è successo, Cristo vi ha portato via la mamma (moglie) o è venuto a donarvi qualcosa? Questa è la sfida di fronte alla quale siete voi ma anche noi tutti.

Appunti dall’omelia funebre di don Eugenio Nembrini

Se l’io non esiste, tutto è permesso tranne essere se stessi.

Se l’io non esiste, tutto è permesso tranne essere se stessi.

Queste pagine bruciano anche quando finiscono, il fuoco passa dalla carta al
cuore e incenerisce i nostri giorni vuoti di memoria, pensieri, parole, opere, per lasciarci fiamme d’attesa, dolore, vita. Sono pagine a dimensioni iperboliche, quasi bibliche. La prima dimensione si può ironicamente definire larghezza: è l’Unione Sovietica, la società-scatoletta dei “nemici di tutti i misteri” che tentò invano di comprimere Santa Madre Russia, la società dove ciò che non si può spiegare non esiste e dove, in contrappasso perfetto, l’agire più diffuso – inganno, ipocrisia, imbroglio, sfruttamento, simulazione, cortigianeria,
tradimento – nasce dall’impossibilità di essere se stessi (siccome l’io è tra
le cose che non si possono spiegare, l’io non può esistere: e, seguendo Dostoievskij, se l’io non esiste allora tutto è permesso, tranne essere se stessi).

Emmanuel Exitu, Il Foglio, 7 aprile 2012