Aiutami a trovare le parole, Signore, suggeriscimi tu cosa dire.

Aiutami a trovare le parole, Signore, suggeriscimi tu cosa dire.

<<Cercavo qualcosa che non esiste>> attaccò un po’ troppo in fretta, come un attore mediocre che teme di sbagliare la battuta. Poi all’improvviso, alzando una mano: <<No, aspettate! Ancora un istante. Non mi vengono le parole, ma adesso lo so. Quello che io…>>. Era incredibile quanto tutto fosse chiaro, esaltante. I sogni a occhi aperti, diamine, i famosi sogni a occhi aperti in cui si perdeva guardando il cielo mentre sua nonna sbucciava i piselli, poi a scuola, davanti alla finestra aperta sulla palude…

<<Aiutami a trovare le parole, Signore, suggeriscimi tu cosa dire. Lo sai che devo fare presto, presto …>>.

Georges Simenon, Le persiane verdi, Adelphi.

Io amerò soltanto un uomo capace di cose straordinarie.

Io amerò soltanto un uomo capace di cose straordinarie.

“Qualcosa di pericoloso…” ripetè.

Non la guardava, fissava il fuoco. Erano solo a una decina di centimetri l’uno dall’altra. E c’erano come delle correnti, delle onde, che attraversavano quei dieci centimetri e che li univano. Ma che genere di correnti?

Faceva caldo, troppo caldo, specie dopo il freddo del campo di ghiaccio. Jef aveva messo altre due patate sotto la cenere e, meccanicamente, si disponeva a scuoiare lo scoiattolo.

“Io” riprese Edmée, tesa come una corda, “amerò soltanto un uomo capace di cose straordinarie, un uomo che non abbia paura di niente. Non uno che ha paura di una ragazza come la figlia del panettiere! (..) Vorrei un uomo capace di uccidere, ma uccidere veramente, a costo di rischiare la vita…”.

Georges Simenon, La casa sul canale, Adelphi

Perché, ogni volta, quella che vivo è un’esperienza umana.

Perché, ogni volta, quella che vivo è un’esperienza umana.

“C’è una cosa” aveva detto Pardon “che non riesco a capire. Lei è l’esatto contrario di un giustiziere. Si direbbe perfino che quando arresta un colpevole lo faccia a malincuore”.

“Sì, a volte succede”.

“Eppure si prende a cuore le sue inchieste come se la toccassero personalmente…”.

Al che Maigret, con molta semplicità, aveva risposto:

“Perché, ogni volta, quella che vivo è un’esperienza umana. Quando la chiamano al capezzale di un malato che pure non conosce affatto, non ne fa anche lei una faccenda personale? Non lotta contro la morte come se il paziente fosse una persona cara?”.

Georges Simenon, Maigret e il signor Charles, Adelphi

Anche quando non si guardano e non si toccano, si sente il legame che li unisce.

Anche quando non si guardano e non si toccano, si sente il legame che li unisce.

(..) … Così, come vedendoli sul pianerottolo e poi nel mio studio, avrei giurato che quei due si conoscessero, e perfino che si conoscessero intimamente. Le sembrerà una sciocchezza forse, ma secondo me i veri innamorati emanano una sorta di aura e, anche quando non si guardano e non si toccano, si sente il legame che li unisce.

Georges Simenon, Maigret e il caso Nahour, Adelphi

Il fatto che quell’istante fosse esistito (una sorta di pacato rapimento).

Il fatto che quell’istante fosse esistito (una sorta di pacato rapimento).

Ora si guardavano senza più riserve, ed entrambi avvertivano che quell’istante probabilmente non sarebbe mai più tornato. Ciascuno dei due si sentiva irresistibilmente attratto dall’altro; lo si vedeva solo dagli occhi, che non smettevano di fissarsi ed esprimevano una sorta di pacato rapimento. (..)

“Sei sicuro, Steve?”.

“E tu?” replicò lui sorridendo.

“Forse possiamo provarci”:

La cosa fondamentale non era quello che sarebbe accaduto poi, ma il fatto che quell’istante fosse esistito.

Georges Simenon, Luci nella notte, Adelphi

La luce del mattino più splendente che avesse mai visto.

La luce del mattino più splendente che avesse mai visto.

Ci era quasi riuscito, e stava già riaffondando nell’incoscienza, quando udì il suono di un clacson, vicinissimo e acuto come non ricordava di aver mai sentito, e un’auto sfrecciò lacerando l’aria. Subito dopo fu la volta di un camion, da cui penzolava una catena che saltando sull’asfalto produceva un rumore di campanelli.

Gli parve perfino di sentire della campane vere in lontananza e, più vicini, il cinguettio degli uccelli e il fischio di un merlo; ma doveva essere un’allucinazione, così come l’azzurro irreale del cielo su cui si stagliavano due piccole nuvole scintillanti.

Ma anche l’odore del mare e dei pini era un’allucinazione? E quel saltellare nell’erba che a lui sembrò quello di uno scoiattolo? (..) Come per sfida aprì gli occhi di colpo e fu abbagliato dalla luce del mattino più splendente che avesse mai visto.

Georges Simenon, Luci nella notte, Adelphi

Una vocazione all’infelicità.

Una vocazione all’infelicità.

Foto di Raymond Depardon

«(..) Scrivere non è una professione, ma una vocazione all’infelicità. Non credo che un artista possa mai essere felice».
Perché?
«Innanzitutto perché credo che se un uomo ha l’urgenza di essere un artista vuol dire che ha bisogno di trovare se stesso. Ogni scrittore tenta di trovare se stesso attraverso i suoi personaggi, e attraverso tutta la sua scrittura».
Scrive per sé?
«Sì. Certo».

Georges Simenon, intervista a Carvel Collins, Paris Review n.9, 1955