Dio non ci rimette mai sulla strada diritta.

Dio non ci rimette mai sulla strada diritta.

Franz Liszt aveva posto tutta la sua vita sotto la protezione del buon ladrone. Ora, è una storia singolare quella del buon ladrone. ecco qualcuno che fa di tutto per fuggire il bene, per fuggire Dio, e ci riesce anche, poiché è un malfattore, ed è il Vangelo stesso, la parola di Dio stessa, che lo designa come malfattore. Ed eccolo in fondo all’abisso, cioè sulla cima del Calvario, crocifisso, blasfemo, disperato. Ma in quel luogo, nell’angoscia più profonda, chi si trova alla sua sinistra, dal lato del suo cuore? Sì, la misericordia divina si serve di tutto il suo complicato vagabondare per fuggire Dio proprio per farlo giungere diritto alla destra di Dio, alla destra di Gesù. E questo poveretto che si è sforzato di sprofondare all’inferno, nella misura in cui accoglie questa misericordia inattesa, diventa il primo ad entrare in Paradiso. Commento spesso questo ribaltamento dicendo che Dio non ci rimette mai sulla strada diritta, no, non ci rimette sulla strada diritta, perché si serve delle nostre svolte, dei nostri vagabondaggi, delle nostre deviazioni, per inventare una strada nuova, la strada unica di ciascuno, propria di ciascuno.

Fabrice Hadjadj, Meeting di Rimini, 25 agosto 2011

Se non giungiamo alla felicità, forse è perché noi valiamo di più.

Se non giungiamo alla felicità, forse è perché noi valiamo di più.

Penso anche ad una frase del geniale pianista e compositore Franz Liszt di cui si celebra questo anno il bicentenario della nascita. In una lettera alla contessa Maria Dagoult, la donna che ama, ha queste parole straordinarie: “Se non giungiamo alla felicità, forse è perché noi valiamo di più. C’è troppa energia, troppa passione, troppo fuoco nelle nostre viscere per accomodarci borghesemente in ciò che è possibile.” Beninteso, queste parole sono ambigue, tanto più che Liszt le scrive ad una donna sposata con la quale fuggirà. Ma dietro questo senso passionale, ce n’è un altro, più radicale, e che rimanda alla vera, all’altra Passione che è la Passione di Cristo. La Croce si erge all’orizzonte per dirci che non arriveremo mai alla felicità, che siamo fatti non per il benessere ma per l’essere buono, non per la comodità della contentezza ma per la gioia lacerante nell’offerta.

Fabrice Hadjadj, Meeting di Rimini, 25 agosto 2011