Il racconto di un desiderio.

Il racconto di un desiderio.

Ma questi sono dettagli. Se un maschio proverà istintivamente timore e sgomento di fronte ai ragionamenti della Marzano è soprattutto perché la filosofa non prende affatto in considerazione l’ipotesi che la pornografia possa comunque essere il racconto di un desiderio – per quanto estremo, barocco e controfattuale – né ritiene minimamente che il desiderio del possesso o del cedimento assoluto possa costituire uno stadio necessario da attraversare per poter giungere a un più auspicabile desiderio maturo e consapevolmente selettivo. Alla fine è esattamente quello che avviene a Tom Cruise il quale, dopo aver cercato lungo tutto “Eyes Wide Shut” di scoprire cosa si nasconda in fondo all’arcobaleno, ci arriva, lo vede, ne trae soltanto disperazione e torna dalla moglie. Lei, che è Nicole Kidman, lo accoglie con le parole che ogni uomo
sogna di sentirsi dire dopo avere faticato invano dietro alla soddisfazione del
desiderio assoluto: “E sai, c’è una cosa molto importante che noi dobbiamo fare prima possibile”. “Cosa?”. “Scopare”.

Antonio Gurrado, Il Foglio, 9 giugno 2012

Niente è capace di darci un appagamento.

Questi sono segni che ci rendono consapevoli che il nostro desiderio è più grande di tutto l’universo, che la percezione del vuoto («mancamento e voto») di cui parla Giacomo Leopardi, o la noia profonda di cui parla Martin Heidegger, sono la prova della nostra struttura umana, della inesorabilità del nostro cuore, del carattere smisurato del nostro desiderio. E per questo niente è capace di darci un appagamento.

Julián Carrón, Rimini, dicembre 2009

Processi incoscienti: un immenso (?) spazio culturale.

Mario Sironi, Paesaggio urbano

Si è mostrato che l’esperienza vissuta derivava da processi incoscienti, o da sistemi neutri o anonimi. Le stesse opere originali dello spirito sono state sottratte all’intenzione, o al genio del loro creatore e analizzate come un gioco condotto a partire da certe regole. Visibili ben al di qua dell’autore, diceva ad esempio Roland Barthes, “tali regole provengono da una logica millenaria del racconto, da una forma simbolica che ci costituisce prima ancora della nascita, insomma da quell’immenso spazio culturale di cui la nostra persona (..) è soltanto un passaggio.”

Alain Finkielkraut, L’umanità perduta, Lindau

L’etica è anzitutto un avvenimento.

Georges Braque, Le jour

L’etica, secondo Lévinas, non è un bene sovrano né un dato immediato della coscienza, non è la legge imposta agli uomini da Dio né la manifestazione in ciascun uomo della sua autonomia:  Bisogna che qualcosa avvenga all’io, perché questo cessi di essere una “forza che va” e si desti allo scrupolo. Questo colpo di scena è l’incontro con l’altro uomo o, più precisamente, la rivelazione del volto.

Alain Finkielkraut, L’umanità perduta, Lindau

Qualcuno che inventi (?) valori.

Inferno, Demoni e barattieri, illustrazione di Gustave Doré

Se ho soppresso Dio Padre, è necessario qualcuno che inventi i valori. Bisogna prendere le cose così come sono. E, d’altronde, dire che inventiamo i valori significa soltanto questo: la vita non ha senso a priori. Prima che la viviate, la vita non è niente, sta a voi darle un senso, e un valore non è altro che quel senso che avete scelto.

Jean-Paul Sartre, L’esistenzialismo è un umanismo, Mursia 2007

La fatica dell’esser sempre desti: essere sempre presenti a se stessi.

L’esser desti sembra consistere in un esser presente del soggetto a se stesso: in un sentirsi immediatamente come uno. Questo uno fa riferimento nello stesso senso al sentire un essere, il soggetto si sente immediatamente come un essere. Un essere sito in un luogo determinato, pertanto in stato di quiete, in un luogo che gli è proprio, che gli appartiene perché se n’è appropriato costantemente, in un impercettibile sforzo che si fa sensibile nelle situazioni, qualunque esse siano, in cui si sente fluttuare.

E proprio il farsi sensibile di questo sforzo lo rivela e rivela al tempo stesso che ha luogo sempre, che è, a livello più basso, più impercettibile, tensione. Tensione, da qui la fatica dell’esser sempre desti, che sopraggiunge anche quando non si è compiuto alcuno sforzo fisico, né intellettuale, quando il dispendio energetico non è tale da giustificare la caduta nel sonno. È la tensione, alla lunga insopportabile, di appropriarsi del luogo nella realtà, tra la realtà, la tensione dell’esser sempre presente a se stesso.

Maria Zambrano, I sogni e il tempo, Pendragon

Dormire è abbandonarsi alla vita.

J.E.Millais, Ophelia

Dormire per l’uomo è abbandonarsi alla vita, immerso nella notte dell’essere.

Lasciarsi andare alla vita, abbandonarsi alla vita, alla sua illimitatezza, senza l’appiglio della realtà. Chiudere gli occhi in un atto di totale fiducia. Arrendersi, fidarsi, credere. Ne deriva l’insonnia prodotta dall’inquietudine, dalla sfiducia, dalla semplice miscredenza. La preghiera che a conclusione dello stato di veglia del credente è la più adeguata preparazione all’entrata nel sonno, è l’atto di assoluta fiducia che rinvia all’abbandono completo, al commiato dalla realtà -sempre relativa nella vita umana-, al ritorno a questo stadio iniziale assoluto.

Maria Zambrano, I sogni e il tempo, Pendragon 2004

Un compito di cui non scorgiamo le infinite conseguenze.

Norvegia, dall'Hurtigruten, luglio 2009


Siamo presi nella trama si una storia che è al di sopra di noi. Forma in qualche modo il corpo del nostro corpo, la matrice nella nostra genesi, si perde nella notte dei tempi. Si prolunga anche verso aurore che non vedremo mai. Ma noi siamo nella Storia così come la Storia è in noi. La nostra esistenza è storica, certo, ma la Storia è soprattutto personale, nel senso che si personalizza in ciascuno di noi. Nella nostra vita si giocano poste di cui siamo, a malapena, consapevoli. Un patrimonio oscuro è all’opera nella nostra carne, mentre una chiamata dall’alto esige un compito di cui non scorgiamo le infinite conseguenze.

Fabrice Hadjadj, Farcela con la morte, Cittadella 2009