Dormi, cazzo (ninnananna 3).

Dormi, cazzo (ninnananna 3).

“I fiori schiacciano un pisolino giù nel prato o lassù sulle montagne scoscese. La mia vita è un fallimento, sono un genitore di merda. Quindi smettila di prendermi per il culo, per favore, e dormi”.

Il Foglio, 18 giugno 2011

Dormi, cazzo (ninnananna 2).

Dormi, cazzo (ninnananna 2).

“Le aquile che volano nel cielo ora riposano. E così tutte le creature che nuotano, corrono e strisciano. Lo so che non hai sete. E’ una cazzata questa. Smettila di mentirmi. Mettiti giù, cazzo, tesoro mio, e dormi”.

Il Foglio, 18 giugno 2011

Sono un uomo. Sono un marito. Sono un padre. Dirigo un’azienda.

Sono un uomo. Sono un marito. Sono un padre. Dirigo un’azienda.

Di’ a Bill e Melissa di venire a passare un weekend qui con noi- – Oh, sarebbero proprio contenti di venire qui. – Senti, ti piacerebbe, in settembre, andar via di casa? In una scuola preparatoria per l’ultimo biennio? Forse sei stufa di vivere in famiglia e di stare qui con noi. – Sempre lì a fare p-progetti. Sempre a cercare di indovinare la soluzione più ragionevole. – Che altro dovrei fare? Non dovrei fare progetti? Sono un uomo. Sono un marito. Sono un padre. Dirigo un’azienda. – Dirigo un’aaa-aaa-azienda, dunque sono.

Philip Roth, Pastorale americana, Einaudi

La grande impresa domestica centrata sui figli.

La grande impresa domestica centrata sui figli.


La signora Levov era, come mia madre, una massaia ordinata, impeccabilmente cortese, una bella donna piena di riguardo per i sentimenti di tutti, capace di far sì che i suoi figli si sentissero importanti: una delle tante donne di quell’epoca che non sognarono mai di liberarsi dalla grande impresa domestica centrata sui figli.

Philip Roth, Pastorale americana, Einaudi

Uno capisce perché si rende conto lui, nel fondo del cuore.

Uno capisce perché si rende conto lui, nel fondo del cuore. E poi (..)
sottolinea: «Uno vorrebbe far capire subito, […] vorrebbe che l’altro non facesse le fatiche che deve
fare», come il padre e la madre che guardando il figlio piccolo vorrebbero che facesse la strada
senza fatica. Guardate che non dobbiamo passare sopra queste cose, perché è quello che pensiamo
noi, per noi e per gli altri, lo abbiamo visto queste ultime volte. Perché «vorrebbe che non dovesse
fare tutti i passaggi che hanno fatto loro, gli rincresce che debba farli», ma diventerà loro, dei figli,
soltanto se fanno questo percorso; perché quello che hanno imparato i genitori diventi dei figli,
occorre che questi ultimi facciano le stesse identiche esperienze, perché non è un meccanismo.
«Invece, uno fa quello che può […], magari quello che Dio gli permette, considerando la
disponibilità della sua libertà [e della libertà dell’altro, perché ci possiamo scontrare con l’altro che
dice di no]».

Julian Carròn, Scuola di Comunità del 17 novembre 2010