Ti ride negli occhi la stranezza di un cielo che non è tuo.

Ti ride negli occhi la stranezza di un cielo che non è tuo.

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Come diceva Pavese: «Ti ride negli occhi/ la stranezza di un cielo che non è il tuo»”. Ti ride negli occhi: sei fatto del cielo, per il cielo, da un Altro; e questo ti ride, perché il cuore è sete di felicità e di bellezza. Un cielo che non è tuo, però: non lo vuoi; il mattino, questo mattino, non lo vuoi. Quante volte non vorremmo neanche il mattino stesso, non vorremmo neanche vivere! Noi collaboriamo come diceva il libro della Sapienza alla morte. Il potere umano collabora alla morte con la violenza, favorendo un’educazione che giunge inesorabilmente alla diffusione della violenza: dalla timidezza dei rapporti familiari fino ai pubblici attacchi assassini, si favorisce la violenza. Ma anche noi! Proviamo a pensare come ci alziamo ogni mattina, perché questa è la chiave di volta di qualsiasi ascesi, di qualsiasi strada spirituale, di qualsiasi scoperta umana, di qualsiasi tentativo di guardare Cristo, di amare Cristo, di ospitare Cristo.

Luigi Giussani

In un vuoto di felicità (Le passanti).

In un vuoto di felicità (Le passanti).
Copyright by Stephen Russell

Sadness, Copyright by Stephen Russell

Io dedico questa canzone
ad ogni donna pensata come amore
in un attimo di libertà
a quella conosciuta appena
non c’era tempo e valeva la pena
di perderci un secolo in più.

A quella quasi da immaginare
tanto di fretta l’hai vista passare
dal balcone a un segreto più in là
e ti piace ricordarne il sorriso
che non ti ha fatto e che tu le hai deciso
in un vuoto di felicità.

Alla compagna di viaggio
i suoi occhi il più bel paesaggio
fan sembrare più corto il cammino
e magari sei l’unico a capirla
e la fai scendere senza seguirla
senza averle sfiorato la mano.

A quelle che sono già prese
e che vivendo delle ore deluse
con un uomo ormai troppo cambiato
ti hanno lasciato, inutile pazzia,
vedere il fondo della malinconia
di un avvenire disperato.

Immagini care per qualche istante
sarete presto una folla distante
scavalcate da un ricordo più vicino
per poco che la felicità ritorni
è molto raro che ci si ricordi
degli episodi del cammino.

Ma se la vita smette di aiutarti
è più difficile dimenticarti
di quelle felicità intraviste
dei baci che non si è osato dare
delle occasioni lasciate ad aspettare
degli occhi mai più rivisti.

Allora nei momenti di solitudine
quando il rimpianto diventa abitudine,
una maniera di viversi insieme,
si piangono le labbra assenti
di tutte le belle passanti
che non siamo riusciti a trattenere.

Fabrizio De André

E piove in petto una dolcezza inquieta (I limoni).

E piove in petto una dolcezza inquieta (I limoni).
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Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
lo, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall’azzurro:
più chiaro si ascolta il sussurro
dei rami amici nell’aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest’odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l’odore dei limoni.

Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s’abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l’anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d’intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno piú languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità.

Ma l’illusione manca e ci riporta il tempo
nelle città rumorose dove l’azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s’affolta
il tedio dell’inverno sulle case,
la luce si fa avara – amara l’anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo dei cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d’oro della solarità.

Eugenio Montale

Due amanti felici non hanno fine né morte (Due amanti felici).

Due amanti felici non hanno fine né morte (Due amanti felici).

Marc Chagall Les Amants au ciel rouge Lovers in the Red Sky 1950

Due amanti felici fanno un solo pane,
una sola goccia di luna nell’erba,
lascian camminando due ombre che s’uniscono,
lasciano un solo sole vuoto in un letto.

Di tutte le verità scelsero il giorno:
non s’uccisero con fili, ma con un aroma
e non spezzarono la pace né le parole.
E’ la felicità una torre trasparente.

L’aria, il vino vanno coi due amanti,
gli regala la notte i suoi petali felici,
hanno diritto a tutti i garofani.

Due amanti felici non hanno fine né morte,
nascono e muoiono più volte vivendo,
hanno l’eternità della natura.

Pablo Neruda

Vivere senza malinconia (Vivere).

Vivere senza malinconia (Vivere).

Washington

Oggi che magnifica giornata
che giornata di felicità (e così ?)
la mia bella se n’è andata
m’ha lasciato al fine in libertà
Son padrone ancor della mia vita,
son padrone ancor della mia vita,
e goder la voglio sempre più:
ella m’ha giurato nel partir
che non sarebbe ritornata, ritornata…ritornata…
Vivere senza malinconia
vivere senza più gelosia
senza rimpianti, senza mai più
conoscere cos’è l’amore
cogliere il più bel fiore
goder la vita e far tacere il cuore
Ridere sempre così giocondo
ridere delle follie del mondo
vivere finchè c’è gioventù
perchè la vita è bella
e la voglio vivere senza tu.
Spesso la commedia dell’amore
la tua donna recitar ti fa,
tu diventi allora primo attore
e ripeti quel che tu vorrai.
Sul terzo atto scende giù la tela
finalmente torna la realtà
e la sua commedia dell’amore
in una farsa transformata….trasformata sarà.
Vivere senza malinconia
vivere…
senza rimpianti, senza mai più
conoscere cos’è l’amore…
E ridere sempre così giocondo
ridere delle follie del mondo
e vivere finchè c’è gioventù
perchè la vita è bella
e la voglio vivere senza tu
vivere finchè c’è gioventù
perchè la vita è bella
e la voglio vivere senza tuuuuuu…
Vivere!…Spesso la commedia dell’amore,
spesso la commedia dell’amore…
Basta, basta !!

Enzo Jannacci

Il brivido di qualche cosa che mancava.

Il brivido di qualche cosa che mancava.

Pellizza da Volpedo

Il cuore dell’uomo -l’io umano- è esigenza di felicità: la prima parola che il cristianesimo dice è questa. Se non si parte da questo, poi non si può capire più niente del resto. In quella prima liceo, in quel timbro di voce avevo percepito il brivido di qualche cosa che mancava, non al canto bellissimo della romanza di Donizetti, ma alla mia vita: c’era qualcosa che mancava e non avrebbe trovato appoggio, compiutezza, risposta, soddisfazione, da nessuna parte. Eppure il cuore esige una risposta, non vive che per essa.

La dignità dell’uomo è indicata dalla parola “felicità”. “Spirto gentil, ne’ sogni miei, brillasti un dì, ma ti perdei. Fuggi dal cor mentita speme, larve d’amor fuggite insieme.” C’è qualcosa di più intenso da sperimentare che il dire seriamente la parola “felicità”?

Luigi Giussani, Spirto gentil, BUR

E se le do un pizzicotto?

E se le do un pizzicotto?

Albert Anker,Auf dem ofen

Dorme beata. Niente colpi di tosse, starnuti, lamenti. Un buon letto caldo attende anche me. Non sono più in trincea con i tubicini dell’aerosol innestati, pronto a scattare al segnale dell’attacco. Finalmente posso anch’io abbandonarmi alla voluttà di un sonno pacifico e profondo.

E se le do un pizzicotto?

Umberto Silva, La figlia unica, il notes magico