Poi finisce per mandare cattivo odore.

Poi finisce per mandare cattivo odore.

E’ come quando si strappa una rosa ad un rosaio. Allora la si mette in un bel vaso per un certo tempo; isolata, messa in risalto, la rosa appare più netta, più diritta, più bella, e sparge il suo profumo in tutta la casa. Ma, ben presto, la rosa appassisce, l’acqua si intorbida e la casa è invasa da un odore di marcio. E’ ciò che accade con la modernità: essa isola certi dati della fede cristiana, e li separa da Dio: la storia, la salvezza, la libertà, la comunione, tutte cose riprese dal comunismo per esempio, ma si tratta ormai di valori orizzontali, che l’uomo può realizzare con il suo lavoro. Ciò ci stupisce per un po’ di tempo, poi finisce per mandare cattivo odore.

Fabrice Hadjadj, Meeting di Rimini, 25 agosto 2010

Scambiare la provvidenza per pianificazione.


Satana non allontana dalla fede, ma suggerisce a ciascuno di salvare se stesso, lo incoraggia a fabbricare il suo piccolo cielo privato, e la sua superbia lo rende “manager dell’autosufficienza e padre dell’utopia”, cioè i mali della modernità. Infatti voler creare da sé la felicità, propria e degli altri, significa “scambiare la provvidenza per la pianificazione“, misconoscere il ruolo della Grazia, che chiede non di fare, ma di lasciar fare Dio in noi.
Il demonio non si abbandona, è un self-made man e considera questo suo incatenarsi al peccato come un’emancipazione, mentre la santità gli sembra una forma di orgoglio. Se Dio è amore, anche il diavolo lo è, ma il suo è amor proprio. Quando si incontra il diavolo non si tratta quindi di vedere chi è più forte, ma di riconoscersi debole; non si tratta di capire chi è il più acuto, ma di voler essere il più capace di amore.
Lucetta Scaraffia, Intervista a Fabrice Hadjadj, L’Osservatore Romano, 2 luglio 2010
(grazie a Roberto R.)

Non attraversi la vita come un videogioco, una scena di fantasmi senza profondità.

Questo lavoro di resurrezione non consiste in una nuova acquisizione, la resurrezione si trova in una più grande energia di coscienza. Essa non è avere qualcosa d’altro, ma essere infine sé stessi, che non vuol dire rinchiudersi in sé stessi, ma accettare le proprie ferite ed entrare in una comunione,  una più grande energia di coscienza. Vuol dire vivere amorosamente ciò che ti è dato. Che tu non attraversi la vita come se fosse un videogioco, una scena di fantasmi senza profondità, ma che tu prenda coscienza di ciò che è, adesso, e che tu sia presente alla presenza che fonda tutto ciò che c’è e che tu possa dire, come diceva Nietsche, meglio di come diceva Nietsche io sono un destino, perché tu hai risposto alla chiamata che ti è rivolta di vivere a fondo l’avventura unica della tua vita, non cercando altrove, ma ascoltando il richiamo del presente, ascoltando quello che è già nella tua bocca e nel tuo cuore.

Fabrice Hadjadj, 28 agosto 2010, Meeting di Rimini

Cristo è per tutti gli uomini.

Jan Van Eyck, Adamo (particolare), Pala di Altare, Gand

Questo è l’esercizio della nostra resurrezione: preferire essere assassinati piuttosto che perdere il nostro cuore. Tale è la testimonianza per la bellezza, preferire essere stritolato, sfigurato, tagliato a pezzi, piuttosto che rinnegare la gloria a cui tutti sono chiamati, anche i più piccoli, anche i più nemici, anche colui che mi fa a pezzi. Come ce lo ridice Giussani, Cristo non è solo per i cristiani, non è per i cristiani, è per tutti gli uomini. È il salvatore del marxista, del berlusconiano e perfino del democristiano.

Così il cristianesimo non è soltanto per la parrocchia, ma per tutto ciò che ci circonda, perché tutto sussiste in Lui. Ed è anche questa la resurrezione, non soltanto preferire di esser ucciso piuttosto che rinnegare il nostro desiderio più profondo, ma anche non credere che la resurrezione sia per domani e solo per i fedeli della parrocchia, ma che essa inizia già da oggi e per tutti. Il nostro lavoro non ha senso a meno che non sia ordinato al lavoro per resuscitare (..).

Fabrice Hadjadj, 28 agosto 2010, Meeting di Rimini

Andare verso Cristo non esclude niente.

Lucas Cranach, Cristo e la donna adultera.

Dunque andare verso Cristo non esclude niente. Al contrario si deve andare a Cristo per andare verso Beatrice, perché è in Lui che ella sussiste, è attraverso di Lui che ella è salvata, è con Lui che la musica della sua bellezza può dispiegarsi in una ineffabile sinfonia.

Fabrice Hadjadj, 28 agosto 2010, Meeting di Rimini

Come abbracciare veramente Beatrice?

La domanda diventa: come abbracciare veramente Beatrice? Come entrare in contatto con la sorgente inaccessibile della sua bellezza? Attenzione, non si tratta di servirsi di Beatrice per andare a Dio. Questo è ciò che hanno creduto alcuni falsi cristiani. Essi hanno detto”Vai verso il Creatore e per farlo disprezza le sue creature.” Ma è come dire:”Vai verso Dante” e dirgli “La tua Commedia è zero, non vale nulla”.

Il Creatore ama la sua creatura, quindi andare verso di Lui è andare verso di lei più in profondità. Voi conoscete questo versetto della lettera ai Colossesi che Giussani ripeteva spesso e che esprime senza dubbio l’intuizione fondamentale di tutto il suo percorso: “Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui”. Tutto sussiste in Cristo.

Fabrice Hadjadj, 28 agosto 2010, Meeting di Rimini

L’incontro è ferita.

Matteo Rosselli, Angelica cura Medoro

Giussani lo richiama: “Questo è l’importante per il mondo: impedire all’uomo di raggiungere la propria ferita, cioè di raggiungere sé stesso.” È una frase stupefacente: come può essere che raggiungere sé stessi coincida con il raggiungere la propria ferita? È perché l’io avviene sempre in un incontro, nell’urto e nella felicità di una continua emorragia di sangue ricevuto e donato.

L’incontro è ferita, perché l’apparire di qualcosa che risveglia il mio desiderio e nello stesso tempo sfugge al mio potere, qualcosa che allo stesso tempo mi esalta e mi umilia.

Fabrice Hadjadj, 28 agosto 2010, Meeting di Rimini