Qualcosa che le donne naturalmente sanno.

Qualcosa che le donne naturalmente sanno.

The legs

(..) quelle gambe piegate di lato su un letto (che starà facendo la loro proprietaria? Dorme? Legge?), ferme e dritte sul tacco comodo con la valigia accanto (imbarco all’aeroporto? Viaggio di lavoro, fuga passionale?),
accavallate su una poltrona, interrogative, impegnate in un colloquio forse
solitario, oppure appoggiate a una parete, alte sopra la gonna e offerte, più ancora che esibite, squarciano infatti un velo, mostrano qualcosa che le donne naturalmente sanno e gli uomini quasi mai e che di rado intuiscono.

Fabiana Giacomotti, Il Foglio, 5 gennaio 2013.

Una scelta eccentrica.

Una scelta eccentrica.

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La predilezione per le gambe femminili è una scelta eccentrica, una di quelle
prese di posizione per così dire mature che lasciano le donne interdette, abituate
come sono a osservare con una sorta di divertito, condiscendente disprezzo lo sguardo maschile, goloso e bamboccione, appuntato sul seno o sul culo.

Fabiana Giacomotti, Il Foglio, 5 gennaio.

Sicura che questa sia la taglia 42?

Sicura che questa sia la taglia 42?

Paul Grand, Mannequin lighthouse (copyright Paul Grand)

Lo sanno/sappiamo tutte, che una donna non si guarda allo specchio la mattina definendosi burrosa: tutte, a seconda, ci troviamo o grasse, o flaccide, o secche, o sparute e pallide. Le donne delle Ephron si provano abiti e maglioni nel camerino di una boutique, afferrano impietose i propri avambracci nudi, si voltano di fianco e dicono esattamente quello che dicono davvero le donne nel camerino di una boutique: “Se non avessi le mie cose la zip andrebbe su subito”; “Sicura che questa sia la taglia 42? Io sono una 42 perfetta”; “Mi andrebbe bene se perdessi un chilo”; “Mi andrebbe bene se perdessi tre chili”; “Mi andrebbe bene se mi facessi una lipo”; “Non mi va bene adesso, ma sarà perfetto a maggio; in primavera perdo sempre un paio di chili”. “Che cos’hanno queste luci?”; “Che cos’ha questo specchio?”. “Mi sta cadendo il culo”; “Mi sta cadendo il culo?”. “Oddìo mi è caduto il culo”.

Fabiana Giacomotti, Il Foglio, 24 settembre 2011

La bellezza di un viaggio è il viaggio stesso.

Look at me, I’m Sandra Dee / lousy with virginity / Don’t go to bed / till I’m legally wed”, che in effetti sembrerebbe il punto d’arrivo, la destinazione raggiunta, non fosse che una consequenzialità così diretta fra metodo e scopo rischia di farne perdere il senso, ovvero la bellezza del viaggio, l’immaginazione, il “progresso del pellegrino”. La bellezza di un viaggio è il viaggio stesso, come sa ogni viaggiatore, siano i luoghi da vedere geografici o fisici: non è un volo low cost, pur con tutto l’apprezzamento per l’invenzione e le campagne pubblicitarie pragmatiche. E’ osservare, pensare, tentare di capire. L’altro.
Fabiana Giacomotti, Il Foglio 29 gennaio 2011