Una gara di candore.

Guido Bertolaso

Nessuno si corrompe quanto chi si crede senza macchia e passa il tempo a scagliare pietre; Bertolaso le pietre le rimette una sull’altra. Poche cose eccitano gli umani quanto l’idea d’essere nel giusto, e a tal fine non si risparmiano, costruendo solide roccaforti dottrinarie da cui bersagliare il nemico in una gara di candore.

Umberto Silva, Il Foglio, 27 febbraio 2010

L’etica è anzitutto un avvenimento.

Georges Braque, Le jour

L’etica, secondo Lévinas, non è un bene sovrano né un dato immediato della coscienza, non è la legge imposta agli uomini da Dio né la manifestazione in ciascun uomo della sua autonomia:  Bisogna che qualcosa avvenga all’io, perché questo cessi di essere una “forza che va” e si desti allo scrupolo. Questo colpo di scena è l’incontro con l’altro uomo o, più precisamente, la rivelazione del volto.

Alain Finkielkraut, L’umanità perduta, Lindau

La ragione adeguata e la teoria della libertà.

Alexander Calder, Spirals and petals


La “morale prima della morale” o per meglio dire l’esperienza morale elementare può ben poggiare su credenze che hanno base neuronale empiricamente documentabili dalle neuroscienze (emozioni, valori, pensiero), ma essa, ad una ragione adeguata, rivela di articolarsi anche attraverso un altro polo che, in senso lato, possiamo chiamare spirituale.
Nel rispetto dell’unità-duale (neuronale e spirituale) dell’esperienza morale fondamentale un discorso scientifico rigoroso non può escludere la necessità di una compiuta elaborazione di una teoria della libertà.
Sorge a questo punto una domanda.
E’ possibile superare i due poli costitutivi dell’unità di questa esperienza morale elementare che inevitabilmente apre al senso religioso, in una sintesi che chiuda, una volta per tutte, in un sapere oggettivo, questa stessa polarità?
Un’analisi rigorosa ci costringe a dire di no.
Dal punto di vista delle neuroscienze è impossibile un sapere compiutamente oggettivante del cervello capace di spiegare tutto l’uomo. Anche nel caso, del tutto ipotetico e almeno oggi non ancora dimostrabile, che la mente possa essere ridotta a cervello.
Così pure la dimensione spirituale cui abbiamo fatto riferimento non è in grado, da sola, di afferrare la profondità ultima dell’uomo. Il paradosso dell’uomo consiste nella sua ec-centricità.
Egli è capace di infinito ma essendo irrimediabilmente finito, non può com-prendere il mistero.

Card.Angelo Scola, prolusione per l’inaugurazione dell’anno accademico 2009-2010 del Pontificio istituto Giovanni Paolo II
nel XXIX anniversario di fondazione.

Cosa produce la coscienza?


Cercherò di prendere sul serio, dal mio punto di vista, che è quello della fede e della teologia, la questione che attraversa le ricerche delle neuroscienze e che investe frontalmente la neuroetica (e la neuroantropologia):

Come è possibile che parti di materia priva di coscienza producano coscienza?
Questa che è la questione basilare può essere scomposta a sua volta in tre domande:

è il cervello a produrre la mente?

Se sì, dal funzionamento del cervello si induce una spiegazione esauriente della natura dell’uomo?

In tal caso che ne è di ciò che la tradizione, ma anche, in buona misura, il senso comune, chiama anima (spirito)?

Card.Angelo Scola, prolusione per l’inaugurazione dell’anno accademico 2009-2010 del Pontificio istituto Giovanni Paolo II
nel XXIX anniversario di fondazione.

Stato Etico

(..) L’ attenzione (critica) verso il nuovo insegnamento di «Cittadinanza e Costituzione» non dipende dall’ammontare di ore, più o meno alto, ad esso dedicate, bensì dal valore altamente sintomatico che a mio giudizio la sua introduzione nel nostro ordinamento scolastico riveste. Sintomatico di che cosa? Della trasformazione strisciante che da anni, come ho scritto, investe la scuola italiana: da luogo di apprendimento di contenuti disciplinari e di esperienza in prima persona dei connessi valori e forme culturali – dove essenzialmente per questa via si realizza la formazione della personalità morale e civile dei discepoli – ad agenzia educativa dedita alla prescrittiva somministrazione diretta di tavole di valori (l’ educazione stradale, alimentare, affettiva, adesso l’ educazione alla «cittadinanza» e alla «Costituzione») meccanicamente desunte da un dover essere civico-ideologico.

 

Ernesto Galli Della Loggia Corriere della Sera, 13 novembre 2009

Cosa significa realmente esistere come esseri pensanti?

La neuroetica non si limita quindi a pronunciarsi sui problemi etici che sorgono dall’applicazione delle neurotecnologie, ma alimentandosi, di fatto o esplicitamente, a un confronto sempre più serrato con l’etica, la filosofia, la teologia morale, la psicologia,
la pedagogia, l’arte, il diritto e l’economia vuole rispondere, partendo rigorosamente da sofisticate indagini scientifico-sperimentali, all’interrogativo: cosa significa realmente esistere come esseri pensanti (N. Levy)?
E’ possibile ri-significare in termini puramente neuronali un simile interrogativo per cercare di rispondervi?
La posta in gioco è molto importante se Adina Roskies, considerata l’iniziatrice delle neuroscienze dell’etica, giunge ad affermare: “Man mano che procederemo nella comprensione di comportamenti complessi la concezione del cervello come macchina deterministica andrà a minare la nozione stessa di libero arbitrio e di responsabilità morale”.

Card.Angelo Scola, prolusione per l’inaugurazione dell’anno accademico 2009-2010 del Pontificio istituto Giovanni Paolo II
nel XXIX anniversario di fondazione.

Il destino secondo la Riforma

“Noi intendiamo per predestinazione l’eterna disposizione di Dio, in virtù della quale Egli ha deciso tra sè ciò che deve accadere, conformemente alla sua volontà, di ogni singolo uomo. Gli uomini non sono infatti tutti creati con lo stesso destino, ma agli uni viene assegnata la vita eterna e agli altri l’eterna dannazione. Or quindi, come il singolo è creato per l’uno o per l’altro fine, così noi diciamo: egli è predestinato alla vita o alla morte.”

Jean Cauvin Christianae Religionis Institutio, 1536