Nel sussurro di una piccola morte.

Nel sussurro di una piccola morte.

Mettere le finestre a vanedduzza, ovvero, accostate affinché ogni refolo
possa potenziarsi di alito e respiro. Tutto scivola nella lentezza e nello sparagno
delle forze. I battiti si spengono nel sussurro di una piccola morte ma è
l’equivoco torpore della pennica a invadere le carni, non le dolci Urì del Paradiso.
Anche la ricotta va a male e beate allora le serpi che se la godono l’arsura.
E beati i santi che sono fatti di marmo e mai sudano.

Pietrangelo Buttafuoco

In questa città di mare che si sono dimenticati di bombardare (Everyday is like sunday).

In questa città di mare che si sono dimenticati di bombardare (Everyday is like sunday).

Trudging slowly over wet sand
Back to the bench
Where your clothes were stolen
This is the coastal town
That they forgot to close down
Armageddon – come Armageddon!
Come Armageddon! Come!
Everyday is like Sunday
Everyday is silent and grey

Hide on the promenade
Etch a postcard:
“How I Dearly Wish I Was Not Here”
In this seaside town
That they forgot to bomb
Come, come, come Nuclear Bomb!
Everyday is like Sunday
Everyday is silent and grey

Trudging back over pebbles and sand
And a strange dust lands on your hands
And on your face
On your face..

Everyday is like Sunday
“Win Yourself A Cheap Tray”
Share some grease-tea with me
Everyday is silent and grey

Morrissey, testo e traduzione

Allupate le donne, uomini smunti (nell’afa arde tutto di sete).

Allupate le donne, uomini smunti (nell’afa arde tutto di sete).

Copyright by Paolo Longo

Bagna il petto di vino, ché volge la stella.

Tempo grave. Nell’afa

arde tutto di sete.

Suona di tra le foglie dolce la cicala …

E il cardo infiora.

Allupate le donne,

uomini smunti: all’alido di Sirio

è un risucchio nel capo e nelle gambe.

Alceo

Ho spalancato le braccia corro volando da te (cose da fine del mondo stanno accadendo per me).

Ho spalancato le braccia corro volando da te (cose da fine del mondo stanno accadendo per me).


Tutta la gente per strada
guarda di qua e di là
vola nell’aria di festa
un aquilone sulla città.
Una canzone per strada
corre di qua e di là
va rimbalzando nel vento
come una bolla che non scoppia mai
che non scoppia mai
che non scoppia mai,
e a naso all’aria seguirai.
Ho spalancato le braccia
corro volando da te
cose da fine del mondo
stanno accadendo per me
stanno accadendo per me
Un motivo certo che c’è
tutto questo ha un suo perché
l’allegria nasce da me
perché mi sto innamorando di te.

Mina

Come fatue punture di spillo.

Come fatue punture di spillo.


Scese al cancello. C’era la luna, stanotte. Nella galleria nera e argento dei cedri, le lucciole vagavano come fatue punture di spillo. I cedri erano neri e indicavano il cielo come una sagoma di carta; il prato in discesa aveva una leggera lucentezza, una patina, come di argento.

W.Faulkner, Santuario, Adelphi

Anche l’estate morirà (Il fuoco dipinto).

Anche l’estate morirà (Il fuoco dipinto).

Anche l’estate morirà, sontuoso

strascico acceso d’occhi di pavone,

e le stecche spiumate intrecceranno

graticci di prigione.

Con lamento di corni udrò il richiamo

dei boschi (addio per sempre) e dell’altura,

e gli occhi fisseranno eternamente

dietro le spalle, oltre la paura.

I

L’arido muschio che fra porta e porta

su mobili e tappeti in fretta cresce,

ben presto coprirà l’antico nido.

Non l’anima più un palpito né un grido.

Ruggì l’incendio ed ora tutto tace,

ché anche la fiamma muore in aria morta.

II

Ci scambiammo tesori senza prezzo.

Sprecai genio e speranze, notti e fede

per lanciare quel ponte luminoso.

Raggiungerti è impossibile a ritroso.

Ogni passo s’impiglia – o serpe, o fogna –

nella fitta gramigna del disprezzo.

III

La mia vita sarà tabula rasa.

Dove fiorì il roseto di parole

sprofonda un fosso di filo spinato.

Sul male nessun bene è radicato.

E tu hai voluto, o cùcula loquace,

sulle macerie altrui farti la casa.

IV

Pensavo: è una mimosa che profuma

e dà colore e vita al mio deserto.

Eri fragile, allegra e fantasiosa.

Ginestra sei. La tua radice odiosa

sembra carezzi il muro. E cerca crepe,

e tutto umilia, sbriciola, frantuma.

V

Quantum est spatium diei sempre ti penso

ma questa lotta no, non è gloriosa.

La sera piego il capo, ortica stanca.

Ti ricordi la luna così bianca

del quattordici luglio? No, perdona.

Per me sola esalava quell’incenso.

VI

Sera di Carnevale. Mi capivi

nell’ombra accanto alla finestra? Il pianto

mi sfrangiava i colombi, astratte lune.

Ti chiedevo pietà. Sognai la fune

che nel pozzo si getta anche al lebbroso.

Credevo nei miracoli… Sentivi?

VII

La tua lettera giunse quando l’orto

volgeva al colmo dell’estate. Il pesco

maturava fra grappoli sontuosi.

Tutto m’hanno strappato i tuoi marosi,

fiori, frutti, talenti, amore e fede.

E il tempo è fermo come sangue morto.

VIII

Mi destava la tortora a Torino.

O allegro balzo all’alba, o l’avventura!

Il cielo, ampia vetrata cattedrale,

sfumava adagio fra turchese e opale.

Ora il risveglio è orrendo. Il cappio esiste

e forse questo è l’ultimo mattino.

IX

Ritentando d’uscir dal labirinto

contemplavo montagne, aprivo libri,

coglievo ombre fuggenti di bellezza.

Solo tu scioglieresti l’amarezza

ma sei balsamo e scure. E il resto è inerte,

e il mondo intero m’è fuoco dipinto.

X

Ci ripensi, regina di Palmira,

a quelle nostre antiche mascherate?

Emily, Saffo, Buckingham, Giovanna,

Gaspara, Amleto, Caterina e Anna.

Spenta è la luminaria, o esatta mira:

ombra più ombra di fatica e d’ira.

Maria Luisa Spaziani

Il gesto silente di un tempo moribondo.

Il gesto silente di un tempo moribondo.

Dalla finestra, sbadigliando di quando in quando con un lieve raschio contro il telaio, a onde languenti la tenda screpolata lasciava entrare il crepuscolo. Da sotto la tenda il crepuscolo color fumo emergeva in lenti sboffi come segnali di fumo sotto una coperta, addensandosi nella stanza. Le figurine di porcellana che sorreggevano l’orologio luccicavano in lisce, sommesse flessioni: ginocchio, gomito, fianco, braccio e seno in pose di voluttuosa lassezza. Il quadrante di vetro, fattosi specchio, sembrava trattenere tutta la luce riluttante, trattenendo nelle sue calme profondità il gesto silente di un tempo moribondo, con un braccio solo come un veterano di guerra.

W.Faulkner, Santuario, Adelphi

Ti ho trovata sopra un panfilo lucente (l’ammiraglio è inconcludente).

Ti ho trovata sopra un panfilo lucente (l’ammiraglio è inconcludente).

Calda estate non si riesce a far più niente

che morire sotto il sole tra le gabole e la gente

e non so più dove andare ma non voglio questa gente

dove sei, dove sei, dove sei, dove sei

 

Mi rinfranco faccio un bagno dentro il sole

gioco a scopa nella scuole vuota come un capannone

mi distendo sopra un pianoforte forse sciolto e mi chiedo

dove sei, dove sei, dove sei, dove sei

 

Ah che bella questa estate questa gente,

tutto immagine e poi niente

e nessuno vuole dirmi

dove sei

faccio stragi ma se passo da perdente

prima o poi la stessa gente

mi telefona e mi dice dove sei

 

Sono stanco delle mie stesse parole

qui si fanno solo prove

non si sa chi diventare

per fortuna che ti ho visto

per fortuna almeno tu sei come sei

come sei, come sei, come sei

 

Ora basta questa estate

questa gente non mi portano più a niente

ma che importa se mi dici dove sei

 

Pensa un po che mi travesto da pezzente

sparo lacrime abbronzanti

e le vendo per scoprire dove sei

 

Calda estate non riesco a far più niente

qui si muore con la gente che

non sa cosa vuol dire insieme a te

ti ho trovata sopra un panfilo lucente

l’ammiraglio è inconcludente

ma che importa se tu sei vicino a me…