Arrivi tu, la mente torna.

Arrivi tu, la mente torna.

Derek Clark, Like a bird

Derek Clark, Like a bird

 

La mente va,
Dove va
Chissà
Mi sento donna così
Come mai?
Non c’è al mondo che
Ormai
Mi aspetta
Io lo so
Io voglio vivere
Anche per me,
Scoprire quel che c’è
Io voglio
Apro già la porta ma…
Arrivi tu
La mente torna
Il cuore mio
Quasi si ferma
E intorno a me
Lo spazio immenso
Che persino io
Non ho più senso
Arrivi tu
Il mondo è acceso
Quello che era mio
Tu l’hai già preso
Non ci son più per me
Esitazioni
Ti chiedo solo se mi perdoni

Non mi saluti
Ti siedi
E poi
Apri il giornale
Non guardi più me
Mi lasci sola così
Perché io volo senza te
Io voglio vivere
Anche per me
Scoprire quel che c’è
Io voglio
Sono già diversa ma
Mi parli tu
La mente torna
Il cuore mio
Quasi si ferma
E intorno a me
Lo spazio è immenso
Che persino io
Non ho più senso
Mi parli tu
Il mondo è acceso
Quello che era mio
Tu l’hai già preso
Non ci son più per me
Esitazioni
Ti chiedo solo
Se mi perdoni

Mina

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Forse fu colpa del tramonto.

hawaii tramonto dorato

Forse fu colpa del tramonto, i tramonti lo stordivano sempre. O forse fu la vicinanza del corpo di lei, di quella testa che gli arrivava appena alla spalla. In passato Prew aveva notato che la vicinanza di un corpo femminile tendeva a sconvolgere i suoi processi mentali, reazione che non poteva controllare e che volte lo stordiva ancora più dei tramonti; aveva capito, durante un discreto numero di anni, che le donne di solito non condividevano quella reazione, cosa che conferiva loro un certo vantaggio iniziale sugli uomini. Oppure fu solo la travolgente novità di tutto quello che gli stava accadendo, a cui non aveva avuto tempo di adattarsi.

James Jones, Di qui all’eternità.

Con la stessa speranza, disincanto e senso dei paragoni.

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(..) Prati verdi in cui tenersi per mano, tramonti, poesie, sguardi, affinità elettive, senso dell’umorismo, il desiderio femminile non può spingersi oltre, se si vogliono poi scrivere le memorie di una ragazza perbene, e la femminista Naomi Wolf in “Vagina”, che dovrebbe essere un saggio liberatorio, scrive che un modo invincibile per suscitare il desiderio in una donna è guardarla negli occhi al mattino, raccogliere il bucato la sera, avviare la lavatrice, portarle dei fiori. Non fa accenno all’attrazione fisica, alla possibilità che Samantha di “Sex and the City” avesse qualche motivo per essere felice guardando il vicino di casa italiano sotto la doccia. La camicia aperta sul petto, insomma, è puro oggetto di scherno e, a meno di essere lettrici di Playgirl, inconfessabile motivo di attrazione. L’uomo-oggetto va circondato di premure, va giustificato con l’intelligenza, l’ironia, il romanticismo. Per non metterlo in difficoltà, meglio che non sappia mai che le donne lo guardano con la stessa speranza, disincanto e senso dei paragoni con cui lui guarda Jennifer Lawrence.
Annalena Benini

Qualcosa che le donne naturalmente sanno.

Qualcosa che le donne naturalmente sanno.

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(..) quelle gambe piegate di lato su un letto (che starà facendo la loro proprietaria? Dorme? Legge?), ferme e dritte sul tacco comodo con la valigia accanto (imbarco all’aeroporto? Viaggio di lavoro, fuga passionale?),
accavallate su una poltrona, interrogative, impegnate in un colloquio forse
solitario, oppure appoggiate a una parete, alte sopra la gonna e offerte, più ancora che esibite, squarciano infatti un velo, mostrano qualcosa che le donne naturalmente sanno e gli uomini quasi mai e che di rado intuiscono.

Fabiana Giacomotti, Il Foglio, 5 gennaio 2013.

Una scelta eccentrica.

Una scelta eccentrica.

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La predilezione per le gambe femminili è una scelta eccentrica, una di quelle
prese di posizione per così dire mature che lasciano le donne interdette, abituate
come sono a osservare con una sorta di divertito, condiscendente disprezzo lo sguardo maschile, goloso e bamboccione, appuntato sul seno o sul culo.

Fabiana Giacomotti, Il Foglio, 5 gennaio.

Per questo sei la sete e ciò che deve saziarla (sete di te m’incalza).

Per questo sei la sete e ciò che deve saziarla (sete di te m’incalza).

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Sete di te m’incalza nelle notti affamate.
Tremula mano rossa che si leva fino alla tua vita.
Ebbra di sete, pazza di sete, sete di selva riarsa.
Sete di metallo ardente, sete di radici avide.
Verso dove, nelle sere in cui i tuoi occhi non vadano
in viaggio verso i miei occhi, attendendoti allora.

Sei piena di tutte le ombre che mi spiano.
Mi segui come gli astri seguono la notte.
Mia madre mi partorì pieno di domande sottili.
Tu a tutte rispondi. Sei piena di voci.
Ancora bianca che cadi sul mare che attraversiamo.
Solco per il torbido seme del mio nome.
Esista una terra mia che non copra la tua orma.
Senza i tuoi occhi erranti, nella notte, verso dove.

Per questo sei la sete e ciò che deve saziarla.
Come poter non amarti se per questo devo amarti.
Se questo è il legame come poterlo tagliare, come.
Come, se persino le mie ossa hanno sete delle tue ossa.
Sete di te, sete di te, ghirlanda arroce e dolce.
Sete di te, che nelle notti mi morde come un cane.
Gli occhi hanno sete, perchè esistono i tuoi occhi.
La bocca ha sete, perchè esistono i tuoi baci.
L’anima è accesa di queste braccia che ti amano.
Il corpo, incendio vivo che brucerà il tuo corpo.
Di sete. Sete infinita. Sete che cerca la tua sete.
E in essa si distrugge come l’acqua nel fuoco.

Pablo Neruda, Venti poesie d’amore e una canzone disperata