Le stelle date per me, solo per me. Perché? (Estrelas).

Le stelle date per me, solo per me. Perché? (Estrelas).
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Estrelas

Estrelas
Para mim
Para mim
Estrelas
São para mim
Estrelas para mim
Estrelas
Estrelas
Para quê?
Para quê?
Para quê?
Estrelas para mim
Só para mim
Para mim
Para mim
Para mim
E a treva entre as estrelas
Só para mim

Adriana Calcanhotto

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Eppure non sei che Faust, non sei che un uomo.

Eppure non sei che Faust, non sei che un uomo.

FAUST:

Decidi i tuoi programmi, Faust, comincia a sondare a fondo ciò che professerai. Sei già dottore, fingi di essere teologo e invece punta al fine ultimo di ogni scienza e vivi e muori nelle opere di Aristotele. Dolce Analitica, sei tu che mi hai innamorato:”Bene disserere est finis logices”. Discutere bene, è questo il fine ultimo della logica?

E’ tutto qui il miracolo che promette quest’arte? Non leggere più allora, hai raggiunto quel fine. L’ingegno di Faust vuole un tema più grande.

“On kai me on”, addio. Venga Galeno perché “ubi desinit philosophus, ibi incipit medicus”. Diventa medico, Faust, ammucchia oro, sii immortale per qualche cura miracolosa. “Summum bonum medicinae sanitas”. Il fine dell’arte è la salute del corpo. Ma allora, Faust, non l’hai raggiunto quel fine? Non è ogni tua battuta un ottimo aforisma? Le tue ricette non sono esposte come monumenti per cui intere città hanno scampato la peste e mille malattie disperate hanno trovato una cura?

Eppure non sei che Faust, non sei che un uomo.

Potessi far vivere gli uomini in eterno o quando muoiono ridare loro la vita, allora potrei stimare questa professione. Addio medicina. Dov’è Giustiniano? “Si una eademque res legatur duobus, alter rem, alter valorem rei…” Squallido caso di lasciti miserabili! “Exhcreditare filium non potest pater, nisi…” Di questo trattano le Istituzioni e il corpo universale delle leggi. Ma questo lavoro è degno d’uno sgobbone venduto che va a caccia di niente, di gusci vuoti: per me, troppo servile e illiberale.

Tutto sommato è meglio la teologia. La Bibbia di Girolamo, Faust, leggila bene: “Stipendium peccati mors est.” Ah! “Stipendium peccati…” La morte è il salario del peccato. E’ duro.

Christopher Marlowe, Faust, Scena prima

Non troverai nulla di solido su cui posare (Dov’è la via? Nessuna via!).

Non troverai nulla di solido su cui posare (Dov’è la via? Nessuna via!).

FAUST – Dov’è la via?
MEFISTOFELE – Nessuna via! Verso l’inesplorato inesplorabile. Verso l’inesorato inesorabile. Sei tu disposto? Non chiavistelli da disserrare, non catenacci da tirare; attraverso solitudini ti troverai preso in un vortice. Hai un’idea di ciò che vuol dire solitudine, vuoto? […] Anche se tu attraversassi a nuoto l’oceano, teso lo sguardo su quello sconfinato orizzonte, vedresti pur sempre le onde che inseguon le onde e, pur nel terrore di essere inghiottito, qualcosa scorgerebbero pur sempre le tue pupille. […] Invece nulla vedrai nelle lontananze eternamente vuote, non udrai il suono del tuo passo, Non troverai nulla di solido su cui posare.

Per spiegare quella presenza, quel dato, dobbiamo ammettere qualcosa d’altro.

Per spiegare quella presenza, quel dato, dobbiamo ammettere qualcosa d’altro.

Che semplicità occorre per lasciarsi attirare da quella presenza, che, per la vibrazione che provoca in me, diviene così interessante da fare scattare la ricerca! Se questa ricerca non si ferma, non si blocca, per spiegare quella
presenza, quel dato, dobbiamo ammettere qualcosa d’altro. Ma spesso noi blocchiamo questa ricerca, e lo si vede dalle innumerevoli volte in cui sentiamo dire: perché davanti alla realtà dobbiamo tirare in ballo il Mistero, il Tu, Dio? Si domanda questo come se il rimando a un altro fattore oltre e dentro ciò che si vede, non fuori, ma oltre e dentro ciò che si vede, non fosse contenuto in ciò che si vede, nell’esperienza di ciò che si vede, nel dato, ma fosse costruito da noi. Certamente questo rimando è colto dal soggetto, ma appartiene all’oggetto, alla cosa, all’esperienza della cosa.

Julián Carrón, Milano, 1 ottobre 2011

La meraviglia della presenza mi attira, ecco come scatta in me la ricerca.

La meraviglia della presenza mi attira, ecco come scatta in me la ricerca.

(..) la religiosità nasce da questa attrattiva. Il primo sentimento dell’uomo è questa attrattiva; la paura – che si indica tante volte come origine della religiosità – non subentra che in un secondo momento. «La religiosità è innanzitutto l’affermarsi e lo svilupparsi dell’attrattiva [dell’essere. Questo è quello che
ci occorre, lo svilupparsi dell’attrattiva dell’essere]. C’è una evidenza prima e uno stupore del quale è carico l’atteggiamento del vero ricercatore: la meraviglia della presenza mi attira, ecco come scatta in me la ricerca».

Julián Carrón, Milano, 1 ottobre 2011

 

Non puoi dire “Ho finito”.

Non puoi dire “Ho finito”.

Questa diversità è grazia nel senso che ciò che l’altro è – e che ti appare e che tu scopri diverso – è un segno dell’Essere, è una partecipazione al Mistero. Come il Mistero, così tutto ciò che partecipa, che è visto partecipare al Mistero, è inesauribile; non puoi dire: «Ho finito». L’amicizia serve a ridestare e alimentare questa scoperta e questa ricerca. Nell’amicizia questa scoperta è sempre fresca e – è paradossale! – la tensione a conoscere e ad abbracciare, cioè la tensione a possedere, è sempre più grande, ma è sempre diversa: non è più il possesso operato da te, ma – non so come dire – è come qualcosa che ti rende più grande.
Per esempio, uno la sera ha il desiderio di sentir musica. Se prende un bel pezzo di Beethoven o di Schubert, questo desiderio si ingrandisce enormemente, si precisa e si ingrandisce. Dovrebbe limitarsi e invece no: fa diventar più grande e l’attesa e il desiderio; precisando la risposta li fa diventare più grandi, perché non si esauriscono nella risposta. Ciò che si esaurisce nella risposta, ciò che si esaurisce come risposta, ciò che si pone come risposta e si esaurisce in ciò con cui si pone, è fraudolento, inganna, è un’illusione.

Luigi Giussani, “Tu” (o dell’amicizia), BUR

Terrorizza pensare che sia fuori controllo.

Terrorizza pensare che sia fuori controllo.

 

Prague, Frank Gehry building, 2004

Chi disse: preferisco avere fortuna che talento, percepì l’essenza della vita. La gente ha paura di ammettere quanto conti la fortuna nella vita. Terrorizza pensare che sia così fuori controllo.
Woody Allen, “Match Point”