Le stelle date per me, solo per me. Perché? (Estrelas).

Le stelle date per me, solo per me. Perché? (Estrelas).
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Estrelas

Estrelas
Para mim
Para mim
Estrelas
São para mim
Estrelas para mim
Estrelas
Estrelas
Para quê?
Para quê?
Para quê?
Estrelas para mim
Só para mim
Para mim
Para mim
Para mim
E a treva entre as estrelas
Só para mim

Adriana Calcanhotto

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Presenza che non faccio io, che trovo, una presenza che mi si impone.

Presenza che non faccio io, che trovo, una presenza che mi si impone.

Le cose! Che «cosa»! Il che è una versione concreta e, se volete, banale, della parola «essere». L’essere: non come entità astratta, ma come presenza, presenza che non faccio io, che trovo, una presenza che mi si impone.
Chi non crede in Dio è inescusabile, diceva san Paolo nella Lettera ai Romani, perché deve rinnegare questo fenomeno originale, questa originale esperienza dell’«altro». Il bambino la vive senza accorgersi, perché ancora non del tutto cosciente: ma l’adulto che non la vive o non la percepisce da uomo cosciente è meno che un bambino, è come atrofizzato.
Lo stupore, la meraviglia di questa realtà che mi si impone, di questa presenza che mi investe, è all’origine del risveglio dell’umana coscienza.

Luigi Giussani, Il senso religioso, BUR

…serve a qualcosa a qualcuno?

…serve a qualcosa a qualcuno?

Diane Arbus

– Io ho te e tu hai me, – sussurrò Marcia, togliendogli gli occhiali e baciandolo in viso con bramosia. – Qualunque cosa accada nel mondo, abbiamo il nostro amore. Bucky, ti prometto che mi avrai sempre con te, canterò per te e ti amerò e, qualunque cosa accada, sarò sempre al tuo fianco.

– Sì – le disse lui, – abbiamo il nostro amore -. Tuttavia, pensò, che differenza fa per Billy, Erwin e Ronnie? Che differenza fa per le loro famiglie? Abbracciarsi, baciarsi e ballare come adolescenti malati d’amore ignari di tutto… serve a qualcosa a qualcuno?

Philip Roth, Nemesi, Einaudi

Cerca invece disperatamente una causa più profonda.

Cerca invece disperatamente una causa più profonda.

Sunrise over New Jersey from plane (from the web)

Bucky non riusciva ad accettare che l’epidemia di polio fra i bambini di Weequahic e del campo di Indina Hill fosse stata una tragedia. Doveva trasformare la tragedia in colpa. Doveva trovare una necessità a quanto accaduto. C’è un’epidemia e lui ha bisogno di trovarne la ragione. Deve chiedere perché? Perché? Perché? Che si tratti di qualcosa di insensato, contingente, incongruo e tragico non lo soddisfa. Che si tratti del proliferare di un virus non lo soddisfa. Cerca invece disperatamente una causa più profonda, questo martire, questo maniaco del perché, e trova il perché o in Dio oppure in se stesso oppure, misticamente, misteriosamente, nel loro letale fondersi nell’unico distruttore.

Philip Roth, Nemesi, Einaudi

Doveva andare a casa!

Doveva andare a casa!

Ma perché congetturare su ciò che era e non poteva essere? Doveva andare a casa! Ebbe l’impulso di alzarsi e metter via i suoi averi nella sacca da viaggio in modo da esser pronto a prendere il primo treno del mattino. Però non voleva svegliare i ragazzi o dar loro l’impressione di fuggire in preda al panico. Era per venire lì che era fuggito in preda al panico. Ora invece se ne andava dopo aver ritrovato il coraggio per affrontare traversie la cui realtà era innegabile, ma i cui rischi restavano pur sempre incomparabili con quelli che minacciavano Dave e Jake mentre combattevano per consolidare la presenza alleata in Francia.

Quanto a Dio, era facile pensare a Lui in un pradiso come Indian Hill. Diverso era a Newark – o in Europa o nel Pacifico – nell’estate del 1944.

Philip Roth, Nemesi, Einaudi