Ciò che si vede è l’inconcepibile (le stelle sono indispensabili).

Ciò che si vede è l’inconcepibile (le stelle sono indispensabili).

Via_Lattea

Ciò che si vede è l’inconcepibile: il colossale spettacolo della mancanza di antagonismo. Ciò che si vede con i propri occhi è il grande cervello del tempo, una galassia di fuoco non acceso da mano umana.

Le stelle sono indispensabili.

Philip Roth, Ho sposato un comunista, Einaudi

Dio non dona un ragionamento che spieghi tutto, ma offre la sua risposta nella forma di una presenza che accompagna.

Dio non dona un ragionamento che spieghi tutto, ma offre la sua risposta nella forma di una presenza che accompagna.

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L’incontro con Cristo, il lasciarsi afferrare e guidare dal suo amore allarga l’orizzonte dell’esistenza, le dona una speranza solida che non delude. La fede non è un rifugio per gente senza coraggio, ma la dilatazione della vita. La fede non è luce che dissipa tutte le nostre tenebre, ma lampada che guida nella notte i nostri passi, e questo basta per il cammino. All’uomo che soffre, Dio non dona un ragionamento che spieghi tutto, ma offre la sua risposta nella forma di una presenza che accompagna.
(Papa Francesco)

E’ il Diavolo che vuole le cose giuste. Dio – che ha buon gusto – le vuole belle.

E’ il Diavolo che vuole le cose giuste. Dio – che ha buon gusto – le vuole belle.

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Ecco, all’opposto dell’amore c’è la compassione sociologica perché l’unica palingenesi a disposizione di Dio è il Dì del Giudizio. E’ il Diavolo che vuole le cose giuste. Dio – che ha buon gusto – le vuole belle.

Pietrangelo Buttafuoco

Non poteva esserci il cuore, se non c’era il traguardo del cuore: la felicità (Spirto gentil).

Non poteva esserci il cuore, se non c’era il traguardo del cuore: la felicità (Spirto gentil).

Gaetano Previati

Quando il bravissimo tenore intonò “Spirto gentil, ne’ sogni miei…” al vibrare della primissima nota io ho intuito, con struggimento, che quello che si chiama “Dio” – vale a dire il Destino inevitabile per cui un uomo nasce – è il termine dell’esigenza di felicità, è quella felicità di cui il cuore è insopprimibile esigenza.

Appena udito “Spirto gentil”, in quel preciso istante della mia vita, per la prima volta io capii che Dio c’era, e quindi che non poteva esserci niente, se non c’era il significato; che non poteva esserci il cuore, se non c’era il traguardo del cuore: la felicità.

Luigi Giussani, Spirto gentil, BUR

Noi Lo possiamo incontrare adesso, in un “oggi” che non ha tramonto.

Noi Lo possiamo incontrare adesso, in un «oggi» che non ha tramonto.

Georges de la Tour, Natività

Qualcuno potrebbe chiedersi: come è possibile che io viva adesso questo evento così lontano nel tempo? Come posso prendere parte fruttuosamente alla nascita del Figlio di Dio avvenuta più di duemila anni fa? Nella Santa Messa della Notte di Natale, ripeteremo come ritornello al Salmo Responsoriale queste parole: «Oggi è nato per noi il Salvatore». Questo avverbio di tempo, «oggi», ricorre più volte in tutte le celebrazioni natalizie ed è riferito all’evento della nascita di Gesù e alla salvezza che l’Incarnazione del Figlio di Dio viene a portare. Nella Liturgia tale avvenimento oltrepassa i limiti dello spazio e del tempo e diventa attuale, presente; il suo effetto perdura, pur nello scorrere dei giorni, degli anni e dei secoli. Indicando che Gesù nasce «oggi», la Liturgia non usa una frase senza senso, ma sottolinea che questa Nascita investe e permea tutta la storia, rimane una realtà anche oggi alla quale possiamo arrivare proprio nella liturgia. A noi credenti la celebrazione del Natale rinnova la certezza che Dio è realmente presente con noi, ancora “carne” e non solo lontano: pur essendo col Padre è vicino a noi. Dio, in quel Bambino nato a Betlemme, si è avvicinato all’uomo: noi Lo possiamo incontrare adesso, in un «oggi» che non ha tramonto.

Benedetto XVI

Sono stato con te dovunque sei andato.

Sono stato con te dovunque sei andato.

Il re Davide, quando si fu stabilito nella sua casa, e il Signore gli ebbe dato riposo da tutti i suoi nemici all’intorno, disse al profeta Natan: «Vedi, io abito in una casa di cedro, mentre l’arca di Dio sta sotto i teli di una tenda». Natan rispose al re: «Va’, fa’ quanto hai in cuor tuo, perché il Signore è con te».
Ma quella stessa notte fu rivolta a Natan questa parola del Signore: «Va’ e di’ al mio servo Davide: “Così dice il Signore: Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti? Io ti ho preso dal pascolo, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi capo del mio popolo Israele. Sono stato con te dovunque sei andato, ho distrutto tutti i tuoi nemici davanti a te e renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra. Fisserò un luogo per Israele, mio popolo, e ve lo pianterò perché vi abiti e non tremi più e i malfattori non lo opprimano come in passato e come dal giorno in cui avevo stabilito dei giudici sul mio popolo Israele. Ti darò riposo da tutti i tuoi nemici. Il Signore ti annuncia che farà a te una casa.

Dal secondo libro di Samuele.