E beati siano i nostalgici, perché torneranno a casa.

E beati siano i nostalgici, perché torneranno a casa.

 

«Fino ad oggi nessuno ha veduto gli uccelli migratori dirigersi verso sfere più calde che non esistono, o i fiumi dirottare attraverso rocce e pianure per correre in un oceano che non può essere trovato.

Perché Dio non crea un desiderio o una speranza senza aver pronta una realtà che la esaudisca.

Il nostro desiderio è la nostra certezza e beati siano i nostalgici, perché torneranno a casa».

(Karen Blixen “Capricci del destino”)

L’uomo non può immaginare un problema più grande per la sua libertà (Cristo sì o no).

L’uomo non può immaginare un problema più grande per la sua libertà (Cristo sì o no).

Il problema fondamentale dell’uomo, di qualunque uomo, in qualunque tempo, fino alla fine della storia, da quando il messaggio che Dio è diventato uomo è stato portato, è entrato nel mondo, il problema più grande della vita è questo: non c’è un problema più grande di questo concepibile, cioè̀ l’uomo non può̀ immaginare un problema più grande per la sua libertà. Cristo, sì o no.

Mons.Luigi Giussani

Dovevo saldamente e perfettamente credere che tutto sarebbe finito in bene.

Dovevo saldamente e perfettamente credere che tutto sarebbe finito in bene.

«Il Catechismo riporta le parole di Giuliana di Norwich quando espone il punto di vista della fede cattolica su un argomento che non cessa di costituire una provocazione per tutti i credenti (cfr nn. 304-314). Se Dio è sommamente buono e sapiente, perché esistono il male e la sofferenza degli innocenti? Anche i santi, proprio i santi, si sono posti questa domanda. Illuminati dalla fede, essi ci danno una risposta che apre il nostro cuore alla fiducia e alla speranza: nei misteriosi disegni della Provvidenza, anche dal male Dio sa trarre un bene più grande come scrisse Giuliana di Norwich: “Imparai dalla grazia di Dio che dovevo rimanere fermamente nella fede, e quindi dovevo saldamente e perfettamente credere che tutto sarebbe finito in bene…”

Benedetto XVI, 1 dicembre 2010

Come un bambino smarrito in una notte stellata.

Come un bambino smarrito in una notte stellata.

“A volte neri uccelli si alzano dai Kurgan. A volte selvagge canzoni scendono in quegli uomini bui per sparire nel loro profondo, mentre gli uccelli si perdono nel cielo. Qui tutto sembra, in ogni direzione, infinito. Persino le case non possono proteggere da questa immensità: le loro piccole finestre ne sono piene. Solo negli angoli oscuri delle stanze stanno le vecchie icone come pietre miliari di Dio, e lo splendore di un piccolo lume passa attraverso le loro cornici, come un bambino smarrito in una notte stellata.”

Rainer Maria Rilke, Storie del buon Dio, Assonanze

Ciò che si vede è l’inconcepibile (le stelle sono indispensabili).

Ciò che si vede è l’inconcepibile (le stelle sono indispensabili).

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Ciò che si vede è l’inconcepibile: il colossale spettacolo della mancanza di antagonismo. Ciò che si vede con i propri occhi è il grande cervello del tempo, una galassia di fuoco non acceso da mano umana.

Le stelle sono indispensabili.

Philip Roth, Ho sposato un comunista, Einaudi

Dio non dona un ragionamento che spieghi tutto, ma offre la sua risposta nella forma di una presenza che accompagna.

Dio non dona un ragionamento che spieghi tutto, ma offre la sua risposta nella forma di una presenza che accompagna.

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L’incontro con Cristo, il lasciarsi afferrare e guidare dal suo amore allarga l’orizzonte dell’esistenza, le dona una speranza solida che non delude. La fede non è un rifugio per gente senza coraggio, ma la dilatazione della vita. La fede non è luce che dissipa tutte le nostre tenebre, ma lampada che guida nella notte i nostri passi, e questo basta per il cammino. All’uomo che soffre, Dio non dona un ragionamento che spieghi tutto, ma offre la sua risposta nella forma di una presenza che accompagna.
(Papa Francesco)

E’ il Diavolo che vuole le cose giuste. Dio – che ha buon gusto – le vuole belle.

E’ il Diavolo che vuole le cose giuste. Dio – che ha buon gusto – le vuole belle.

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Ecco, all’opposto dell’amore c’è la compassione sociologica perché l’unica palingenesi a disposizione di Dio è il Dì del Giudizio. E’ il Diavolo che vuole le cose giuste. Dio – che ha buon gusto – le vuole belle.

Pietrangelo Buttafuoco

Non poteva esserci il cuore, se non c’era il traguardo del cuore: la felicità (Spirto gentil).

Non poteva esserci il cuore, se non c’era il traguardo del cuore: la felicità (Spirto gentil).

Gaetano Previati

Quando il bravissimo tenore intonò “Spirto gentil, ne’ sogni miei…” al vibrare della primissima nota io ho intuito, con struggimento, che quello che si chiama “Dio” – vale a dire il Destino inevitabile per cui un uomo nasce – è il termine dell’esigenza di felicità, è quella felicità di cui il cuore è insopprimibile esigenza.

Appena udito “Spirto gentil”, in quel preciso istante della mia vita, per la prima volta io capii che Dio c’era, e quindi che non poteva esserci niente, se non c’era il significato; che non poteva esserci il cuore, se non c’era il traguardo del cuore: la felicità.

Luigi Giussani, Spirto gentil, BUR

Noi Lo possiamo incontrare adesso, in un “oggi” che non ha tramonto.

Noi Lo possiamo incontrare adesso, in un «oggi» che non ha tramonto.

Georges de la Tour, Natività

Qualcuno potrebbe chiedersi: come è possibile che io viva adesso questo evento così lontano nel tempo? Come posso prendere parte fruttuosamente alla nascita del Figlio di Dio avvenuta più di duemila anni fa? Nella Santa Messa della Notte di Natale, ripeteremo come ritornello al Salmo Responsoriale queste parole: «Oggi è nato per noi il Salvatore». Questo avverbio di tempo, «oggi», ricorre più volte in tutte le celebrazioni natalizie ed è riferito all’evento della nascita di Gesù e alla salvezza che l’Incarnazione del Figlio di Dio viene a portare. Nella Liturgia tale avvenimento oltrepassa i limiti dello spazio e del tempo e diventa attuale, presente; il suo effetto perdura, pur nello scorrere dei giorni, degli anni e dei secoli. Indicando che Gesù nasce «oggi», la Liturgia non usa una frase senza senso, ma sottolinea che questa Nascita investe e permea tutta la storia, rimane una realtà anche oggi alla quale possiamo arrivare proprio nella liturgia. A noi credenti la celebrazione del Natale rinnova la certezza che Dio è realmente presente con noi, ancora “carne” e non solo lontano: pur essendo col Padre è vicino a noi. Dio, in quel Bambino nato a Betlemme, si è avvicinato all’uomo: noi Lo possiamo incontrare adesso, in un «oggi» che non ha tramonto.

Benedetto XVI