Il tuo nome è nato da ciò che fissavi.

Il tuo nome è nato da ciò che fissavi.


«Il tuo nome è nato da ciò che fissavi.» Vi ricordate, a Pasqua, l’abbiamo meditata molto questa frase di una poesia, sulla Veronica, di Giovanni Paolo II. «Nacque il tuo nome da ciò che fissavi.» Immaginate Gesù che va al patibolo e tutta la gente attorno, anonima. In questa folla anonima una donna lo guarda, lo fissa, e si apre il varco verso di lui. Immaginate la gente che doveva tirarsi via per farla passare. Allora Egli ha incominciato a guardarla: quella donna, che era anonima nella folla, è diventata presenza da ciò che fissava, apparteneva a ciò
che fissava. La sua persona apparteneva a quell’uomo che fissava: potevano schiacciarla e linciarla. La folla è questo mondo che ci circonda; folla anonima, insensata, perché non ha coscienza del senso, cioè del destino.

Luigi Giussani, L’io rinasce in un incontro (1986-1987), BUR

Senza croce non c’è resurrezione.

Senza croce non c’è resurrezione.

Hans Memling, Schmerzenmutter mit totem Christus

Invece è giusto dire: «L’attrattiva», perché l’attrattiva è la sperimentabilità del vero. Come dice san Tommaso, «la bellezza è lo splendore del vero». «Splendore» vuole dire: è il vero in quanto ti attira, in quanto ti persuade.
Perciò l’estetica non è un’esperienza autenticamente umana, se non è riverbero del vero. Quindi, la moralità è una fatica, un’ascesi; la moralità, in quanto implica ascesi o implica fatica, è per affermare il vero e perciò è
per assicurare un’esperienza di bellezza autentica. Senza sacrificio un rapporto non diventa vero: questa è una formula matematica. Senza croce non c’è resurrezione. Il cristianesimo l’ha codificato, questo. Ma è solo il cristianesimo
che dice che il sacrificio fa diventare veri; afferma, non toglie.

Luigi Giussani, L’io rinasce in un incontro (1986-1987), BUR