Iuva pusillanimes, refove flebiles (Sancta Maria, succurre miseris).

 

Iuva pusillanimes, refove flebiles (Sancta Maria, succurre miseris). 


 

Sancta Maria, succurre miseris, iuva pusillanimes, refove flebiles, ora pro populo, interventi pro clero, intercede pro devoto femineo sexu; sentiant omnium tuum iuvamen quicumque celebrant tuum sanctum patrocinium.

L’anima dell’universo ha voluto un mondo ed esso è comparso (Jesus was an Only Son).

L’anima dell’universo ha voluto un mondo ed esso è comparso (Jesus was an Only Son).

Jesus was an Only Son
Well Jesus was an only son
As he walked up Calvary Hill
His mother Mary walking beside him
In the path where his blood spilled
Jesus was an only son
In the hills of Nazareth
As he lay reading the Psalms of David
At his mother’s feet
A mother prays, “Sleep tight, my child, sleep well
For I’ll be at your side
That no shadow, no darkness, no tolling bell,
Shall pierce your dreams this night.”
In the garden at Gethsemane
He prayed for the life he’d never live,
He beseeched his Heavenly Father to remove
The cup of death from his lips
Now there’s a loss that can never be replaced,
A destination that can never be reached,
A light you’ll never find in another’s face,
A sea whose distance cannot be breached
Well Jesus kissed his mother’s hands
Whispered, “Mother, still your tears,
For remember the soul of the universe
Willed a world and it appeared.”

Traduzione

“Gesù era un figlio unico
mentre saliva il Golgota
Maria sua madre gli camminava al fianco
lungo la strada che si tingeva del suo sangue
Gesù era un figlio unico
sulle colline di Nazareth
mentre leggeva i Salmi di David
sdraiato ai piedi della madre
Una madre prega
“Dormi bene, figlio mio, dormi bene
perché io sarò al tuo fianco
Che nessuna ombra, nessuna oscurità
nessuna campana a morto
possa farsi strada
fra i tuoi sogni questa notte”
Nel giardino di Getsemani
pregava per la vita che non avrebbe vissuto
pregò il suo Padre celeste perché rimuovesse
quella coppa da lui
C’è una perdita che non può essere compensata
una destinazione che non può essere raggiunta
una luce che non troverai in un altro viso
un mare la cui vastità non può essere abbracciata
Gesù baciò le mani di sua madre
e sussurrò “Madre, ferma le tue lacrime
e ricorda che l’anima dell’universo
ha voluto un mondo ed esso è comparso”.

Bruce Springsteen

Per tutto il resto ci sono gli psicologi e i preti (lei si innamora dei pazienti).

Per tutto il resto ci sono gli psicologi e i preti (lei si innamora dei pazienti).

«Alla fine degli anni Sessanta andai a specializzarmi in cardiochirurgia negli Stati Uniti. In reparto mi rimproveravano: “Lei si innamora dei pazienti, li va a trovare troppo di frequente e si interessa di cose che non c’entrano con la terapia: i dottori sono tecnici, per tutto il resto ci sono gli psicologi e i preti”. Decisero di mandarmi a lavorare in rianimazione, “così può attaccarsi a loro finché vuole”… ecco, stare dove la vita è ridotta a un filo sottile è traumatico ma può insegnare parecchie cose a un dottore. C’è anche dell’altro, però».

Che cosa?
«In questi ultimi anni la figura del Cristo è diventata per me fondamentale: è il pensiero della sua fine in croce a rendermi impossibile anche solo l’idea di aiutare qualcuno a morire. Se il Nazareno tornasse ci prenderebbe a sberle tutti quanti. Ce lo meritiamo, eccome, però avremmo così tanto bisogno di una sua carezza».

Enzo Jannacci, 6 febbraio 2009

Noi ci vantiamo anche nelle tribolazioni (la speranza non delude).

Noi ci vantiamo anche nelle tribolazioni (la speranza non delude).

E non soltanto questo: noi ci vantiamo anche nelle tribolazioni, ben sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.

San Paolo, Lettera ai Romani, 5.

La fede corrisponde alle esigenze fondamentali e originali del cuore di ogni uomo.

La fede corrisponde alle esigenze fondamentali e originali del cuore di ogni uomo.
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«Gesù Cristo ti ama, ha dato la sua vita per salvarti, e adesso è vivo al tuo fianco ogni giorno, per illuminarti, per rafforzarti, per liberarti». Quando diciamo che questo annuncio è «il primo», ciò non significa che sta all’inizio e dopo si dimentica o si sostituisce con altri contenuti che lo superano. È il primo in senso qualitativo, perché è l’annuncio principale, quello che si deve sempre tornare ad ascoltare. È l’annuncio che risponde all’anelito d’infinito che c’è in ogni cuore umano. Tale convinzione, tuttavia, si sostiene con l’esperienza personale, costantemente rinnovata, di gustare la sua amicizia e il suo messaggio, convinti, in virtù della propria esperienza, che non è la stessa cosa aver conosciuto Gesù o non conoscerlo, non è la stessa cosa camminare con Lui o camminare a tentoni. Sappiamo bene che la vita con Gesù diventa molto più piena e che con Lui è più facile trovare il senso di ogni cosa.
(Papa Francesco)

Per la mia formazione in famiglia e in seminario prima, per la mia meditazione dopo, mi ero profondamente persuaso che una fede che non potesse essere reperta e trovata nell’esperienza presente, confermata da essa, utile a rispondere alle sue esigenze, non sarebbe stata una fede in grado di resistere in un mondo dove tutto, tutto, diceva e dice l’opposto. Mostrare la pertinenza della fede alle esigenze della vita e, quindi – questo «quindi» è importante per me -, dimostrare la razionalità della fede, implica un concetto preciso di razionalità. Dire che la fede esalta la razionalità, vuol dire che la fede corrisponde alle esigenze fondamentali e originali del cuore di ogni uomo. Per questo dare ragione della fede significa descrivere sempre di più, sempre più ampiamente, sempre più densamente, gli effetti della presenza di Cristo nella vita della Chiesa nella sua autenticità, quella la cui «sentinella» è il Papa di Roma.
(Luigi Giussani)

Il miracolo più grande era uno sguardo rivelatore dell’umano cui non ci si poteva sottrarre.

Il miracolo più grande era uno sguardo rivelatore dell’umano cui non ci si poteva sottrarre.

Natale_2012_11 Grunewald - Altare di Isenheim


Il miracolo più grande, da cui i discepoli erano colpiti tutti i giorni, non era quello delle gambe raddrizzate, della pelle mondata, della vista riacquistata. Il miracolo più grande era uno sguardo rivelatore dell’umano cui non ci si poteva sottrarre. Non c’è nulla che convinca l’uomo come uno sguardo che afferri e riconosca ciò che esso è, che scopra l’uomo a se stesso. Gesù vedeva dentro l’uomo, nessuno poteva nascondersi davanti a lui, di fronte a lui la profondità della coscienza non aveva segreti.
(Luigi Giussani)

Cristo è venuto per rendere la vita degna di essere vissuta (In morte di una donna cristiana).

Cristo è venuto per rendere la vita degna di essere vissuta (In morte di una donna cristiana).


(…) Il vuoto lasciato dalla mamma (moglie), la sua mancanza restano, è una ferita aperta che rimane ma questo non può non farci riconoscere il regalo che vostra mamma (moglie) vi ha fatto: quando ogni mattina entrate nella giornata e ogni sera vi apprestate a chiudere una giornata, questa ferita aperta in un qualche modo vi costringerà a stare di fronte alla vita e ai vostri desideri in maniera non ridotta, non da “scemi”,  vi costringerà ad una serietà di fronte alla vita che vi potrà facilitare il riconoscimento del Mistero presente a voi nella vostra vita.
Secondo la mentalità comune se si lascia entrare Cristo dentro alla nostra vita, dentro al nostro cuore là dove si originano i pensieri e i sentimenti  si perde qualcosa, si deve rinunciare a qualcosa, il cristiano è quello che è sempre un pò di meno degli altri perchè non va bene che faccia i soldi come gli altri, non va bene che desideri le donne, etc etc….e questa mentalità prende anche noi. Ma Cristo non è venuto a portare via niente all’uomo ma a rendere la vita degna di essere vissuta, non toglie niente di ciò che rende la vita bella, piena e all’altezza di ciò che il cuore umano desidera. Allora, di fronte a quello che è successo, Cristo vi ha portato via la mamma (moglie) o è venuto a donarvi qualcosa? Questa è la sfida di fronte alla quale siete voi ma anche noi tutti.

Appunti dall’omelia funebre di don Eugenio Nembrini

Da quale mondo viene veramente questo Straniero?

Da quale mondo viene veramente questo Straniero?

(..) E’ in quest’inferno che arriva Satana, alla vigilia di un torrido Triduo pasquale, per scatenare parole e opere che metteranno sistematicamente in ridicolo l’uomo rifatto ex novo dal progresso comunista. Si presenta come professor Theodor (“dono di Dio”) Woland (uno dei nomi germanici del Diavolo, il dio fabbro dell’antica mitologia nordica), esperto di magia nera, con biglietto da visita in caratteri non cirillici ma latini, che pronunciati alla russa suonano faland, stessa radice di falsità (anche in tedesco e russo), e vale notare che la sua iniziale W è il rovesciamento dell’iniziale M dei protagonisti. Ma qui tutto brulica di tali ramificazioni di senso, che prolificano di continuo, come nelle icone, dilatando il nostro sguardo e il nostro essere. Chiunque avrà a che fare con Woland perderà la testa: tema insistente sia in senso letterale d’esser decapitati,
che in senso figurato d’impazzire. (E’ uno strano diavolo, però. Porta caos e fuoco e disorientamento, ma lo fa smascherando il male e l’ipocrisia… non è
un’operazione che di solito spetta alla Verità? E’ un enigma insolubile, come l’epigrafe del romanzo tratta dal Faust di Goethe: “Dunque tu chi sei?”. “Una parte di quella forza che vuole costantemente il Male e opera costantemente il Bene”. Da quale mondo viene veramente questo Straniero?).

Emmanuel Exitu, Il Foglio, 7 aprile 2012

Se l’io non esiste, tutto è permesso tranne essere se stessi.

Se l’io non esiste, tutto è permesso tranne essere se stessi.

Queste pagine bruciano anche quando finiscono, il fuoco passa dalla carta al
cuore e incenerisce i nostri giorni vuoti di memoria, pensieri, parole, opere, per lasciarci fiamme d’attesa, dolore, vita. Sono pagine a dimensioni iperboliche, quasi bibliche. La prima dimensione si può ironicamente definire larghezza: è l’Unione Sovietica, la società-scatoletta dei “nemici di tutti i misteri” che tentò invano di comprimere Santa Madre Russia, la società dove ciò che non si può spiegare non esiste e dove, in contrappasso perfetto, l’agire più diffuso – inganno, ipocrisia, imbroglio, sfruttamento, simulazione, cortigianeria,
tradimento – nasce dall’impossibilità di essere se stessi (siccome l’io è tra
le cose che non si possono spiegare, l’io non può esistere: e, seguendo Dostoievskij, se l’io non esiste allora tutto è permesso, tranne essere se stessi).

Emmanuel Exitu, Il Foglio, 7 aprile 2012