La fede corrisponde alle esigenze fondamentali e originali del cuore di ogni uomo.

La fede corrisponde alle esigenze fondamentali e originali del cuore di ogni uomo.
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«Gesù Cristo ti ama, ha dato la sua vita per salvarti, e adesso è vivo al tuo fianco ogni giorno, per illuminarti, per rafforzarti, per liberarti». Quando diciamo che questo annuncio è «il primo», ciò non significa che sta all’inizio e dopo si dimentica o si sostituisce con altri contenuti che lo superano. È il primo in senso qualitativo, perché è l’annuncio principale, quello che si deve sempre tornare ad ascoltare. È l’annuncio che risponde all’anelito d’infinito che c’è in ogni cuore umano. Tale convinzione, tuttavia, si sostiene con l’esperienza personale, costantemente rinnovata, di gustare la sua amicizia e il suo messaggio, convinti, in virtù della propria esperienza, che non è la stessa cosa aver conosciuto Gesù o non conoscerlo, non è la stessa cosa camminare con Lui o camminare a tentoni. Sappiamo bene che la vita con Gesù diventa molto più piena e che con Lui è più facile trovare il senso di ogni cosa.
(Papa Francesco)

Per la mia formazione in famiglia e in seminario prima, per la mia meditazione dopo, mi ero profondamente persuaso che una fede che non potesse essere reperta e trovata nell’esperienza presente, confermata da essa, utile a rispondere alle sue esigenze, non sarebbe stata una fede in grado di resistere in un mondo dove tutto, tutto, diceva e dice l’opposto. Mostrare la pertinenza della fede alle esigenze della vita e, quindi – questo «quindi» è importante per me -, dimostrare la razionalità della fede, implica un concetto preciso di razionalità. Dire che la fede esalta la razionalità, vuol dire che la fede corrisponde alle esigenze fondamentali e originali del cuore di ogni uomo. Per questo dare ragione della fede significa descrivere sempre di più, sempre più ampiamente, sempre più densamente, gli effetti della presenza di Cristo nella vita della Chiesa nella sua autenticità, quella la cui «sentinella» è il Papa di Roma.
(Luigi Giussani)

Il miracolo più grande era uno sguardo rivelatore dell’umano cui non ci si poteva sottrarre.

Il miracolo più grande era uno sguardo rivelatore dell’umano cui non ci si poteva sottrarre.

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Il miracolo più grande, da cui i discepoli erano colpiti tutti i giorni, non era quello delle gambe raddrizzate, della pelle mondata, della vista riacquistata. Il miracolo più grande era uno sguardo rivelatore dell’umano cui non ci si poteva sottrarre. Non c’è nulla che convinca l’uomo come uno sguardo che afferri e riconosca ciò che esso è, che scopra l’uomo a se stesso. Gesù vedeva dentro l’uomo, nessuno poteva nascondersi davanti a lui, di fronte a lui la profondità della coscienza non aveva segreti.
(Luigi Giussani)

Cristo è venuto per rendere la vita degna di essere vissuta (In morte di una donna cristiana).

Cristo è venuto per rendere la vita degna di essere vissuta (In morte di una donna cristiana).


(…) Il vuoto lasciato dalla mamma (moglie), la sua mancanza restano, è una ferita aperta che rimane ma questo non può non farci riconoscere il regalo che vostra mamma (moglie) vi ha fatto: quando ogni mattina entrate nella giornata e ogni sera vi apprestate a chiudere una giornata, questa ferita aperta in un qualche modo vi costringerà a stare di fronte alla vita e ai vostri desideri in maniera non ridotta, non da “scemi”,  vi costringerà ad una serietà di fronte alla vita che vi potrà facilitare il riconoscimento del Mistero presente a voi nella vostra vita.
Secondo la mentalità comune se si lascia entrare Cristo dentro alla nostra vita, dentro al nostro cuore là dove si originano i pensieri e i sentimenti  si perde qualcosa, si deve rinunciare a qualcosa, il cristiano è quello che è sempre un pò di meno degli altri perchè non va bene che faccia i soldi come gli altri, non va bene che desideri le donne, etc etc….e questa mentalità prende anche noi. Ma Cristo non è venuto a portare via niente all’uomo ma a rendere la vita degna di essere vissuta, non toglie niente di ciò che rende la vita bella, piena e all’altezza di ciò che il cuore umano desidera. Allora, di fronte a quello che è successo, Cristo vi ha portato via la mamma (moglie) o è venuto a donarvi qualcosa? Questa è la sfida di fronte alla quale siete voi ma anche noi tutti.

Appunti dall’omelia funebre di don Eugenio Nembrini

Da quale mondo viene veramente questo Straniero?

Da quale mondo viene veramente questo Straniero?

(..) E’ in quest’inferno che arriva Satana, alla vigilia di un torrido Triduo pasquale, per scatenare parole e opere che metteranno sistematicamente in ridicolo l’uomo rifatto ex novo dal progresso comunista. Si presenta come professor Theodor (“dono di Dio”) Woland (uno dei nomi germanici del Diavolo, il dio fabbro dell’antica mitologia nordica), esperto di magia nera, con biglietto da visita in caratteri non cirillici ma latini, che pronunciati alla russa suonano faland, stessa radice di falsità (anche in tedesco e russo), e vale notare che la sua iniziale W è il rovesciamento dell’iniziale M dei protagonisti. Ma qui tutto brulica di tali ramificazioni di senso, che prolificano di continuo, come nelle icone, dilatando il nostro sguardo e il nostro essere. Chiunque avrà a che fare con Woland perderà la testa: tema insistente sia in senso letterale d’esser decapitati,
che in senso figurato d’impazzire. (E’ uno strano diavolo, però. Porta caos e fuoco e disorientamento, ma lo fa smascherando il male e l’ipocrisia… non è
un’operazione che di solito spetta alla Verità? E’ un enigma insolubile, come l’epigrafe del romanzo tratta dal Faust di Goethe: “Dunque tu chi sei?”. “Una parte di quella forza che vuole costantemente il Male e opera costantemente il Bene”. Da quale mondo viene veramente questo Straniero?).

Emmanuel Exitu, Il Foglio, 7 aprile 2012

Se l’io non esiste, tutto è permesso tranne essere se stessi.

Se l’io non esiste, tutto è permesso tranne essere se stessi.

Queste pagine bruciano anche quando finiscono, il fuoco passa dalla carta al
cuore e incenerisce i nostri giorni vuoti di memoria, pensieri, parole, opere, per lasciarci fiamme d’attesa, dolore, vita. Sono pagine a dimensioni iperboliche, quasi bibliche. La prima dimensione si può ironicamente definire larghezza: è l’Unione Sovietica, la società-scatoletta dei “nemici di tutti i misteri” che tentò invano di comprimere Santa Madre Russia, la società dove ciò che non si può spiegare non esiste e dove, in contrappasso perfetto, l’agire più diffuso – inganno, ipocrisia, imbroglio, sfruttamento, simulazione, cortigianeria,
tradimento – nasce dall’impossibilità di essere se stessi (siccome l’io è tra
le cose che non si possono spiegare, l’io non può esistere: e, seguendo Dostoievskij, se l’io non esiste allora tutto è permesso, tranne essere se stessi).

Emmanuel Exitu, Il Foglio, 7 aprile 2012

La sua pietà non ci lasci nel cammin, nel nostro ultimo giorno.

La sua pietà non ci lasci nel cammin, nel nostro ultimo giorno.

Per Te Signore, padrone potente e glorioso,
tutta la terra sia come un unico coro.
Di lode a Te: è il nostro canto per Te,
voce del popolo tuo.
Solo amor che vivendo ci doni la vita,
e nella vita da morte ci hai sempre salvato.
Alleluia: è il nostro grido a Te,
voce del popolo tuo.
Lode al Signore, il male è ormai perdonato,
Egli ha promesso un luogo eterno di pace.
La sua pietà non ci lasci nel cammin,
nel nostro ultimo giorno.